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07/01/2019
L'unione europea conferma i dazi sui pneumatici autocarro cinesi

Dumping

 

 È arrivata il 18 ottobre scorso la conferma che tanti operatori attendevano da mesi: i dazi antidumping sui pneumatici autocarro importati dalla Cina rimarranno.

Guido Gambassi

È arrivata il 18 ottobre scorso la conferma che tanti operatori attendevano da mesi: i dazi antidumping sui pneumatici autocarro importati dalla Cina rimarranno. La Commissione europea infatti, dopo avere introdotto i dazi provvisori nello scorso mese di maggio, e dopo mesi di dialogo con le varie parti interessate, con il Regolamento di esecuzione 2018/1579 ha confermato i suoi risultati iniziali, affermando che “l’industria dell'Unione nel suo complesso è stata sottoposta a un'intensa pressione. Nel periodo in esame nonostante il calo continuo dei prezzi di vendita si è verificata una diminuzione della capacità di produzione, degli investimenti e dell'occupazione, nonché una perdita significativa di quota di mercato. Le importazioni cinesi presentavano prezzi notevolmente inferiori a quelli praticati dall'industria dell'Unione. Anche la redditività dell'industria dell'Unione nel suo complesso è diminuita e ciò si è verificato persino più rapidamente verso la fine del periodo in esame. Inoltre le scorte di tutti i tipi di pneumatici sono aumentate, in particolare durante il periodo dell'inchiesta, incidendo negativamente sulla situazione finanziaria dell'industria dell'Unione. Molte PMI ricostruttrici hanno interrotto la produzione e non hanno potuto beneficiare della ripresa economica”. In sostanza dunque “La Commissione ha confermato i propri risultati provvisori di cui ai considerando 234 e 235 del regolamento provvisorio secondo i quali l'istituzione delle misure sarà nell'interesse dei fabbricanti dell'Unione”.

Il dazio, imposto come cifra fissa sul singolo pneumatico importato, è diverso per ogni azienda o gruppo di aziende, poiché l’indagine antidumping ha analizzato singolarmente i prezzi e i processi industriali dei singoli produttori, e nella versione definitiva presenta importi differenti da quelli introdotti provvisoriamente. Nel Regolamento (UE) 2018/683 della Commissione del 4 maggio 2018 infatti il valore del dazio provvisorio veniva fissato in un range compreso fra i 52,85 euro per pneumatico (nel caso del gruppo Hankook) a un massimo di 82,17 euro per il gruppo Xingyuan e per tutte le aziende che non hanno collaborato all’indagine. Gli importi definitivi invece, come si vede nella tabella, variano da un minimo di 42,73 euro a un massimo di 61,76 euro.

Queste modifiche sono il risultato di un periodo di interlocuzione con le aziende cinesi da una parte e la coalizione di produttori che ha chiesto l’apertura delle indagini dall’altra: nel corso dei mesi successivi all’introduzione dei dazi provvisori infatti la Commissione ha ricevuto e valutato le obiezioni, di merito e di metodo, pervenute da parte cinese, così come le contro-obiezioni pervenute dai produttori e ricostruttori europei e dalle loro associazioni, dando luogo a una serie di proposte di modifiche degli importi che si sono concluse appunto con i livelli fissati in ottobre.

 

Conclusa anche l’indagine sulle sovvenzioni

Un ultimo documento, che non ha portato variazioni sull’importo complessivo dei dazi, è infine il Regolamento di esecuzione (UE) 2018/1690 della Commissione del 9 novembre 2018: si tratta del documento di conclusione dell’indagine sulle sovvenzioni sui pneumatici autocarro cinesi (condotta parallelamente a quella sul dumping), che ne presenta i risultati e le contromisure definitive. La Commissione infatti ha rilevato nell’indagine numerose voci di sovvenzioni statali ai produttori di pneumatici in oggetto, stabilendo che “Durante il periodo dell'inchiesta i prezzi delle importazioni oggetto di sovvenzioni dalla RPC erano notevolmente inferiori ai prezzi dell'industria dell'Unione, con margini di sottoquotazione pari al 21 %; tale situazione ha determinato una riduzione della quota di mercato e della redditività per l'industria dell'Unione (passate rispettivamente dal 72,4 % al 67,1 % e dal 15,4 % nel 2014 al 13,7 % nel periodo in esame). Nel periodo in esame il volume delle vendite dell'industria dell'Unione è infatti leggermente diminuito, mentre il volume delle importazioni dalla RPC è aumentato del 32 %, accaparrandosi in tal modo buona parte dell'incremento del consumo dell'Unione. [...] Nel complesso, durante il periodo in esame la perdita di quota di mercato dell'industria dell'Unione (– 5,3 punti percentuali) è stata assorbita dall'aumento delle importazioni cinesi (+ 4,2 punti percentuali)”. Alcune delle voci di sovvenzioni riscontrate dall’indagine sono: finanziamenti agevolati (prestiti, bond, assicurazioni varie, ecc.), fornitura di elettricità sottocosto, fornitura di terreni sottocosto, rimborsi sulle tasse di importazione della gomma naturale, riduzioni ed esenzioni fiscali, dirette e indirette, sovvenzioni per il risparmio energetico, per l’innovazione tecnologica e sostituzione dei macchinari, e anche sovvenzioni ad hoc per le singole aziende.

Alla luce di questi risultati la Commissione ha rivisto la composizione del dazio, che non è più solo antidumping ma diventa, per una quota variabile ma in linea di massima preponderante, un dazio compensativo antisovvenzioni. Tuttavia non cambia, rispetto al regolamento del 18 ottobre, l’importo finale complessivo, che rimane sul livello precedentemente stabilito al fine di compensare il pregiudizio commerciale generato; è stata quindi applicata la cosiddetta regola del margine inferiore, secondo la quale il livello del dazio va fissato sul margine inferiore fra quello del pregiudizio e quelli del dumping e delle sovvenzioni.

 

Cosa succede adesso?

Probabilmente la Commissione avrà ancora del lavoro da svolgere sulla questione dei dazi e delle sovvenzioni, se le aziende cinesi dovessero decidere di portare la questione di fronte alla Corte europea di giustizia o all’Organizzazione mondiale del commercio; intanto però, tutte le indagini sono concluse, e la Direzione generale del commercio della Commissione ha evidenziato e messo nero su bianco la sottoquotazione dei prezzi delle importazioni, l’esistenza di sovvenzioni da parte del governo cinese, il danno commerciale generato all’industria dell’Unione europea, e ovviamente l’interesse dell’Unione nell’elevare misure compensative per tutelare le imprese europee.

Inoltre, il fatto di avere spostato la componente del dazio dal solo dumping alla difesa commerciale contro le sovvenzioni potrebbe facilitare nei prossimi eventuali arbitrati la difesa delle misure stesse.

Gli effetti sul mercato ancora si misurano in via ufficiosa, ma le prime rilevazioni sembrano già mostrare da marzo in avanti un’importante flessione nelle vendite dei pneumatici autocarro nuovi cinesi, a vantaggio soprattutto dei pneumatici Tier 3 dei produttori ETRMA, mentre il mercato dei pneumatici ricostruiti, che aveva iniziato il 2018 in negativo (proseguendo un trend di perdita ormai pluriennale) ha finalmente invertito l’andamento dopo i dazi provvisori. Così, se già nella tarda primavera si vedevano segnali di fermento come la forte domanda di carcasse da riscostruire, arrivati all’autunno sono diversi i ricostruttori che vedono una ripresa importante della domanda e della produzione. La chiusura dell’anno darà senz’altro un’immagine più definita e completa delle ricadute sul mercato, ma il sentiment finora è senz’altro positivo a tutti i livelli.

 

Il parere degli operatori

L’imposizione dei dazi e soprattutto la loro conferma definitiva rappresentano senz’altro la grande novità del 2018 per tutti gli operatori del mondo dei pneumatici. La categoria più direttamente interessata è quella dei ricostruttori, che negli ultimi anni hanno sofferto più di tutti le conseguenze del dumping cinese. Stefano Carloni, presidente di AIRP – Associazione Italiana Ricostruttori Pneumatici, dopo anni di impegno dell’associazione anche a livello europeo tramite Bipaver per sostenere le indagini sul dumping, oggi che il mercato della ricostruzione sembra avere finalmente nuove prospettive sottolinea soprattutto il ruolo del dazio nell’ottica dell’economia circolare: “La conferma dei dazi è una decisione fondamentale per aiutare la transizione verso l’economia circolare e verso una mobilità più efficiente e sostenibile”, dichiara. “Bisogna infatti sottolineare che negli ultimi anni la forte pressione concorrenziale di prodotti a basso costo, come hanno dimostrato le complesse indagini realizzate dalla Commissione europea, ha danneggiato l’intera filiera del pneumatico, innescando un effetto domino che ha costretto anche i produttori premium a una contrazione dei ricavi, mettendo a rischio anche gli investimenti. Ma la mobilità del futuro deve basarsi su un altro modello: servono prodotti di alta qualità, progettati e costruiti per durare il più a lungo possibile, e per essere quindi ricostruiti e riutilizzati, abbattendo così i costi di esercizio e gli impatti ambientali”, prosegue Carloni. “La ricostruzione dei pneumatici, specialmente se è una ricostruzione di prossimità, si pone da sempre come un perfetto esempio di economia circolare. Adesso il nostro settore dovrà lavorare per sfruttare al meglio questa importante occasione per lasciarci alle spalle il modello di consumo basato sull’usa-e-getta, e per delineare un nuovo paradigma di mobilità”, conclude il presidente dell’AIRP.

Positivo anche il commento di Giancarlo Veronesi, presidente di Federpneus – Associazione nazionale rivenditori specialisti di pneumatici: “Viste le irregolarità riscontrate dalle indagini della Commissione europea, ben venga questo intervento che regolarizza il mercato e ripristina condizioni eque nella competizione. A nostro avviso i dazi porteranno effetti positivi anche nella comunicazione commerciale: si potrà cioè tornare a parlare del prodotto stesso e delle sue prestazioni, e non solo del prezzo, presentandolo nel modo più adeguato, come è giusto che sia. Anche per chi vende i pneumatici cinesi sarà un’opportunità per abbracciare un approccio diverso al mercato”.

Alessandro Bruchi, Chief Procurement Officer European Fintyre Distribution, ricorda che Fintyre è stata in Italia la prima azienda a cessare le importazioni già alla data del 2 febbraio 2018, con l’annuncio delle registrazioni delle importazioni cinesi. “Fintyre ha scelto da subito di sospendere le importazioni del prodotto cinese, sacrificando la marginalità nel breve termine e concentrando l’attenzione su prodotti alternativi. Quello che adesso possiamo aspettarci è chiaramente un aumento dei volumi di vendita dei produttori europei, con impatti evidenti sul Tier3, ma anche sul Tier2, perché il volume di pneumatici cinesi che verrà a mancare proprio nel segmento T3 non potrà essere occupato completamente dalle terze linee delle aziende occidentali, facile immaginare che ci saranno spostamenti anche verso la seconda fascia. I prodotti cinesi rimarranno comunque sul mercato, anche perché le aziende più importanti si stanno strutturando per spostare la produzione in altri paesi asiatici: Vietnam, Thailandia e Indonesia in testa. Sarà comunque un processo di anni. Ci saranno ottime opportunità anche per la ricostruzione, che tornerà ad avere spazi interessanti sul mercato. Gli assetti futuri sono comunque difficili da prevedere adesso, le case produttrici hanno già cominciato ad alzare i prezzi al sell-in, ma dovranno avere l’accortezza di seguire una politica di prezzo equilibrata e corretta, altrimenti torneremo a dare un vantaggio competitivo ai prodotti cinesi. Solo a queste condizioni i dazi potranno dare opportunità interessanti a tutti”, conclude Bruchi.

Anche Marco Massarelli, direttore commerciale di Farnese Pneumatici, conferma la politica cinese di delocalizzazione: “da tanti anni lavoriamo con uno dei più grandi produttori cinesi”, afferma, “il quale ha attuato un’operazione di contenimento dei dazi trasferendo preventivamente la produzione in Vietnam. Le aziende più grandi si organizzano per produrre in Vietnam e in Thailandia. Trattandosi di un’azienda grande e strutturata, i dazi hanno migliorato la sua performance sul mercato europeo, perché hanno portato fuori dal mercato una moltitudine di operatori di bassa qualità, cioè quel -21% che hanno segnato le vendite cinesi in Europa quest’anno. Il dazio sarà per noi un’opportunità positiva, perché permette di andare verso un processo di qualità che finora è mancato. Ci sarà anche una riqualificazione dei parchi mezzi delle aziende di trasporto italiane, perché laddove prima esisteva solo una vendita basata sul prezzo adesso sarà possibile parlare anche di rapporto qualità/prezzo, ovvero di costo chilometrico”.

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