Condividi su

Pneurama Weekly

02/08/2019
L'ombra lunga della Brexit sul trasporto merci in Europa

Deal o no-deal? Nell’era della Brexit il dilemma amletico assume nuovi contorni e attanaglia anche il settore dei trasporti. Non sono solo le aziende britanniche a dover prestare particolare attenzione all’evolvere della situazione oltremanica, lavorando magari anche un po’ di immaginazione per quel che potrebbero essere gli scenari. Tutte le aziende che intrattengono relazioni commerciali o gestiscono spedizioni da e per il Regno Unite sono chiamate a interrogarsi, predisponendo linee d’azioni per il prossimo futuro.

In molti casi, vale già ora la regola “prevenire è meglio che curare”. La paura di un’uscita disordinata della Gran Bretagna dall’Unione Europea sta, infatti, facendo esplodere le esportazioni di merci sull’isola. Nel solo primo trimestre del 2019, i trasporti su mezzi pesanti da tutta l’Europa verso la Gran Bretagna sono stati di oltre due volte superiori rispetto a quelli dello stesso periodo dell’anno precedente (+112%). Il dato spicca tra le cifre attuali del Barometro dei trasporti di Timocom, analisi con cadenza trimestrale attraverso cui l’azienda IT documenta l’andamento dell’offerta e della domanda di trasporti all’interno della propria borsa carichi. A quanto sembra, le aziende britanniche che dipendono dalle importazioni dai Paesi dell’Europa continentale stanno aumentando le proprie giacenze in magazzino, per essere pronti a far fronte a un’eventuale e non del tutto improbabile Brexit “no deal”, vale a dire l’uscita dall’Unione Europea senza un accordo tra le due parti. In particolare, è stata registrata nel periodo in analisi una maggiore crescita delle importazioni da Germania, Francia e Polonia. «Secondo gli analisti, una Brexit “no deal” potrebbe determinare un aumento dei periodi di attesa per i camion al confine con la Gran Bretagna. Questo, a sua volta, causerebbe una ristrettezza nella fornitura di merci», ha spiegato il business analyst di Timocom David Moog, commentando il risultato. Ai disagi creati da ritardi e colli di bottiglia si andranno quindi a sommare anche l’incremento di costi di gestione e quindi di tariffe per le spedizioni oltre ad una probabilmente crescente insoddisfazione del cliente finale. Un ulteriore fattore di incertezza è inoltre legato alla possibile introduzione di dazi e tasse doganali sulle merci. Anche nel caso più felice di una Brexit con accordo, appare infatti fin da ora improbabile che si possa mantenere la stessa “fluidità” negli scambi internazionali.

Di fronte a questi scenari, l’Unione Europea sta preventivamente correndo ai ripari per cercare di tutelare aziende e cittadini. Lo scorso 19 Marzo, il Consiglio dell’UE ha quindi definito una serie di atti legislativi da adottare nell’eventualità di una Brexit senza negoziato. Per quanto riguarda il settore dei trasporti, in particolare, l’obiettivo è soprattutto garantire il mantenimento di una connettività di base del trasporto aereo e del trasporto merci e passeggeri su strada. Tuttavia, come chiarito dallo stesso Consiglio, tali misure devono essere considerate temporanee, di portata limitata, non intendono in alcun modo ricreare i vantaggi dell’appartenenza all'Unione europea e sono soggetti all’adozione di misure simili dalla controparte britannica. L’UE ha inoltre adattato le sue reti di trasporto transeuropee per garantire la continuità degli investimenti nelle infrastrutture.

 - Archivio

torna all'elenco