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Articoli - Archivio

08/07/2019
L'economia circolare dei pneumatici

Ricostruzione

 

Il punto della situazione per i ricostruttori al convegno “The future of retreading”, durante Autopromotec. Le opportunità per un nuovo corso non mancano, ma la prospettiva di un’altra ondata di prodotti low cost preoccupa ancora il settore

Massimo Condolo

L’industria della ricostruzione, da sempre di casa ad Autopromotec, ha avuto il suo momento di incontro nell’ultima edizione della fiera con il convegno “The future of retreading”, organizzato da Retreading Business insieme ad Airp – Associazione Italiana Ricostruttori Pneumatici e Promotec. Nello scenario attuale si contrappongono opportunità e minacce: da un lato innovazione tecnologica e misure antidumping, dall’altro la prospettiva di una nuova ondata di pneumatici low cost pongono il settore “di fronte a nuove opportunità, decisive per un settore che in Italia è passato dalle 300 aziende di vent’anni fa alle 40 attuali”, come ha rilevato il presidente Airp Stefano Carloni in apertura dell’incontro.

“L’introduzione dei dazi antidumping nel 2018”, ha proseguito Carloni, “sembra avere posto un freno alla lunga emorragia di vendite che l’industria della ricostruzione ha vissuto negli ultimi anni; tuttavia, per quanto importanti e fondamentali siano i dazi, difficilmente basteranno, da soli, a riportare la ricostruzione alle quote di mercato che aveva un tempo, e a rilanciare le nostre aziende. Io credo però che possiamo, e dobbiamo, rilanciare le nostre aziende. Per questo sarà necessario un nuovo punto di partenza, che a nostro parere sarà possibile trovare solo dando attuazione concreta alle direttive sull’economia circolare”.

Infatti, proprio grazie all’economia circolare di cui il retreading è uno degli esempi più classici (fa risparmiare il 70% di materiali, dal 24 al 37% delle emissioni di CO2 e il 40% dei costi), c’è ancora spazio per l’industria della ricostruzione, a patto che tecnologia e mentalità evolvano. “Come ha evidenziato una recente ricerca Airp – ha sottolineato Franco D’Amore, vicepresidente e direttore area energia dell’Istituto per la competitività – la ricostruzione permette inoltre di risparmiare il 29% del terreno, il 19% di acqua e di preservare il 70% del valore del materiale”. 

La ricostruzione oggi si colloca in un mercato in crescita, che lascia però poco spazio alla seconda vita del pneumatico. I produttori low cost, oltre a far guerra a colpi di prezzo, non hanno le basi tecnologiche, perché la ricostruzione è poco diffusa sul loro mercato. In Europa due soltanto dei quattro grandi mercati (Germania e Italia) registrano per il totale di pneumatici nuovi e ricostruiti aumenti oltre il 5%, mentre la Germania è stabile e il Regno Unito in netta recessione.

“I mercati europeo e nordamericano – ha spiegato il ceo di Tyre Industry Research David Shaw – stanno registrando una contrazione dei volumi, che spinge i grandi brand del retreading a cercare clienti anche fra le flotte più piccole”. “Anche per chi è più tecnologico – ha detto Dirk Reurslag di VMI Technologies – rimangono due grandi problemi: la qualità e quantità delle carcasse da ricostruire e del personale capace e formato”.

Il marketing è un altro punto dolente: “Abbiamo cinque anni di tempo – ha spiegato Sandro Garcia Salmones di Valebridge Media Services – per preparare campagne e servizi in grado di fare apprezzare appieno le caratteristiche ambientali, tecniche ed economiche del ricostruito”. Dopo di che saremo di nuovo esposti alla pressione della produzione asiatica. La concorrenza delle gomme nuove e monouso prodotte in Cina ha eroso sensibili quote al ricostruito, in particolare nel mercato delle flotte. A questo fenomeno però si aggiunge anche l’espansione dell’industria cinese, che a colpi di incorporazioni e acquisizioni sta mettendo piede in diversi mercati orientali e occidentali come Serbia, Stati Uniti, Thailandia e Vietnam. I prodotti di questi paesi, oltretutto, non sono sottoposti ai dazi doganali decisi per arginare Pechino. In Europa 71 industrie della ricostruzione hanno chiuso i battenti tra il 2014 e il 2017, segno che serve un deciso cambio di mentalità per invertire la tendenza.

“La concorrenza del nuovo a bassa tecnologia – ha aggiunto Harjeeve Kandahari di Vaculug Technology Ltd – va combattuta con un ricostruito dalla tecnologia al top”. La sua azienda, che lavora soltanto pneumatici autocarro e OTR, applica ai suoi ricostruiti tecnologie aeronautiche che permettono un elevato rapporto fra qualità, prezzo e prestazioni. Non è soltanto il prezzo il driver della scelta del cliente, ma il costo totale di esercizio della soluzione scelta. A favorire la transizione sono le nuove tecnologie: poter tracciare e geolocalizzare un pneumatico senza grandi investimenti ma utilizzando il sistema TPMS e l’elettronica di bordo di un camion rende scalabili anche sul trasportatore monoveicolare le applicazioni fino a ieri applicabili sono alle grandi flotte. “Un altro effetto della concorrenza cinese – ha proseguito Ivano Garavaglia di Gfk Growth from knowledge – è la crescita dei brand non premium, in particolare di quelli di seconda fascia e, in Germania e Italia, di quelli di terza. Francia e Italia registrano anche un lieve aumento del ricostruito”.

 

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