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24/10/2017
L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE NELL'AUTOMOTIVE VARRÀ 14 MILIARDI DI DOLLARI ENTRO IL 2025

Tecnologie

 

Boom dai 404 milioni del 2016. Ed entro tre anni i veicoli connessi saranno 250 milioni. Dal riconoscimento delle emozioni alla manutenzione predittiva, algoritmi e big data cambieranno volto al settore

 

 

In collaborazione con Audi Artificial Intelligence - Wired.it

Quanto varrà l’intelligenza artificiale applicata al complesso mondo dell’automotive? Tanto. Secondo un rapporto stilato da Tractica, una società di market intelligence specializzata in tematiche sull’interazione umana con la tecnologia, il giro d’affari entro il 2025 si stabilità sui 14 miliardi di dollari. Si tratta ovviamente della torta completa: hardware e software in grado di “incarnare” le potenzialità dei sistemi di guida assistita (o autonoma) e di altro genere così come dei servizi collegati per conducente e passeggeri.

Un salto non da poco se si considera che lo scorso anno quello stesso settore era ancora fermo a livello embrionali, intorno ai 404 milioni di dollari. D’altronde i sistemi che utilizzeranno big data e algoritmi per riprodurre le funzioni cognitive del cervello umano – compresa la capacità di imparare e risolvere problemi e affrontare dilemmi in autonomia, con tutto il dibattito etico che si sta sviluppando – si faranno strada in ogni ambito, lo abbiamo visto in continuazione anche con una giornata speciale dedicata all’intelligenza artificiale all’ultimo Wired Next Fest di Milano.

In generale sia i veicoli autonomi del futuro che quelli più avanzati già in circolazione (quelli cioè che delegano sempre più funzionalità al computer di bordo) saranno il vero banco di prova della redditività dell’automotive.

Non è un caso che anche Apple, da sempre assai misteriosa intorno ai propri progetti, abbia confermato di essere al lavoro su un sistema di guida autonoma.

È stato lo stesso Ceo Tim Cook a tornare sul punto in una recente intervista concessa a Bloomberg: per la prima volta il grande capo della Mela ha parlato dei piani del gruppo nel settore delle auto. Non a caso Cook ha dipinto il settore in questi termini: “La vediamo come la madre di tutti i progetti di intelligenza artificiale e probabilmente quello più difficile a cui lavorare”.

L’intelligenza artificiale non si limita alla guida autonoma. Sia i costruttori che i fornitori (e evidentemente anche Apple intende infilarsi nella schiera di quest’ultimi, sembra lontano il misterioso Project Titan) sanno bene che le potenzialità dell’intelligenza artificiale si spingeranno fin dentro l’auto, sia per il guidatore che per i passeggeri. I veicoli potranno per esempio leggere i nostri stati psicofisici oppure suggerirci se e quando fermarci o subentrare alla guida quando stiamo per affrontare un colpo di sonno. Mentre gli assistenti da automobile sono già da tempo una realtà: da Apple Car al rinnovato assistente di Google che ben presto sbarcherà anche su quattro ruote.

Ci sarà da aspettare e accompagnare lo sviluppo di questi sistemi con la legislazione dei singoli mercati in cui esordiranno, e questo potrebbe produrre qualche fisiologico ritardo, ma la strada appare segnata. Lo segnano appunto le previsioni sia di Tractica che di altre sigle. Per esempio, per quanto riguarda i veicoli autonomi, già quest’anno si toccheranno i 4,5 miliardi di dollari per poi andare a crescere all’aumentare delle tecnologie disponibili. Tutto ruoterà intorno, oltre che alle tecnologie e alla legislazione, anche alle aspettative e alle richieste dei consumatori.

Dall’identificazione degli ostacoli (e il loro superamento) ai servizi personalizzati nell’auto passando per la salvifica manutenzione predittiva (monitorando tutte le componenti del veicolo e non, com’è oggi, sono alcune), la localizzazione e la mappatura sempre più complete, l’assistenza stradale automatizzata, la sicurezza e come si diceva tutto il contesto che ruota intorno all’analisi dei volti, del linguaggio, dei gesti e delle emozioni di chi è alla guida.

Questi sono alcuni degli ambiti messi a fuoco dagli analisti, che d’altronde negli ultimi mesi hanno previsto che diverse di queste opportunità saranno già disponibili sui 250 milioni di veicoli connessi a internet in circolazione entro il 2020. Cioè entro tre anni. Se lo scenario non sarà ancora quello previsto da Elon Musk – “Basterà salire a bordo e dire dove vogliamo andare” ha detto qualche tempo fa il fondatore di Tesla – le previsioni finanziarie raccontano che l’inversione di paradigma è ormai partito e che ai veicoli delegheremo sempre più libertà e margine di manovra dentro e fuori l’abitacolo.

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