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24/04/2017
L'AUMENTO DEI PREZZI DEL CAUCCIÙ RIDISEGNA IL 2017 DEL SETTORE PNEUMATICI

AUMENTO DEI PREZZI DEI PNEUMATICI

 

Secondo le stime, le alluvioni di inizio anno avrebbero determinato una perdita del 7,6% circa della produzione complessiva di caucciù precedentemente ipotizzata per quest’anno. Le stime per altro erano di per sé già poco brillanti in termini di quantità, a causa della pesante siccità registrata nel Paese nei mesi antecedenti le piogge.

Nicoletta Ferrini

 

“Può il batter d’ali di una farfalla in Brasile provocare un tornado in Texas?”. Edward N. Lorenz, matematico e meteorologo statunitense, noto anche come il pioniere della “teoria del caos”, probabilmente risponderebbe di sì e quindi non troverebbe proprio nulla di strano nell’attribuire alle pesanti alluvioni che hanno colpito la Thailandia lo scorso gennaio, il fatto che, poche settimane dopo, pressoché tutti i principali costruttori abbiano improvvisamente alzato i prezzi dei propri pneumatici. Da Bridgestone a Pirelli, da Michelin a Goodyear, da Yokohama a Sumitomo, sembra infatti che nessuno sia riuscito a sfuggire alla necessità di dare una ritoccatina al listino, con incrementi percentuali che, a seconda del mercato di destinazione, variano dal 7% fino anche oltre il 10%.

 

Raddoppia il prezzo della gomma

Come sono connesse le due cose? O meglio, per dirla alla Lorenz: “come mai uno sconvolgente evento climatico nel sud-est asiatico sta facendo tremare le vene e i polsi a tutto il settore pneumatici e anche quelli dei consumatori?”. La risposta è nella penalizzazione subita dalla produzione di caucciù, materia prima fondamentale per la realizzazione del pneumatico. Proprio in Thailandia si produce infatti circa il 40% delle forniture globali di questo fondamentale componente. Secondo le stime, le alluvioni di inizio anno avrebbero determinato una perdita del 7,6% circa della produzione complessiva di caucciù precedentemente ipotizzata per quest’anno. Le stime per altro erano di per sé già poco brillanti in termini di quantità, a causa della pesante siccità registrata nel Paese nei mesi antecedenti le piogge. Come se questo non bastasse, sull’onda allarmistica creatasi in Thailandia in seguito alle alluvioni è partita una vera e propria corsa speculativa per accaparrarsi le maggiori quantità possibili del ormai prezioso materiale. In testa a tutti c’è la Cina: i volumi di scambio per la gomma espressi da quest’ultima sono ora all’incirca venti volte superiori di quelli del Giappone. Sempre in capo alla Cina si potrebbe attribuire in via indiretta un ulteriore fattore di rincaro della gomma: il piano di incentivi statali all’acquisto di automobili promosso nel Paese lo scorso anno ha infatti portato nel 2016 a un vero e proprio “boom” di immatricolazioni (circa 23,9 milioni di vetture registrate), facendo di conseguenza esplodere la domanda di materie prime, tra cui anche quella per la gomma naturale.

Tutti questi fattori hanno dunque contribuito a far balzare inaspettatamente in alto i prezzi di caucciù e anche di butadiene, gas derivato dalla raffinazione del petrolio e utilizzato per la fabbricazione della gomma sintetica, portandoli ai massimi valori registrati negli ultimi cinque anni.

 

Ritocco ai prezzi e anche le previsioni 2017

Per non venir risucchiati dal vortice dell’uragano innescato dalla farfalla asiatica, a poche settimane dal fischio d’inizio anno, ai costruttori non è rimasta quindi altra scelta se non mettere mano al listino e applicare a stretto giro prezzi maggiorati per tutte o quasi le proprie linee di prodotto. Contemporaneamente, i grandi marchi hanno anche iniziato a farsi domande sui possibili effetti sui propri bilanci e quindi a rivedere le proprie stime per il 2017.

I produttori giapponesi, che a tutti i già citati argomenti devono sommare anche il cambio sfavorevole dello yen, sono stati tra i primi a dover fare gli amari conti. L’impennata dei prezzi delle materie prime, secondo il CFO di Bridgestone Akihiro Eto, potrebbe avere un impatto pari a 137 miliardi di yen (1,21 milioni di dollari) sul proprio bilancio di esercizio. Secondo Eto, gli attuali prezzi per le materie prime non potranno mantenersi troppo a lungo agli attuali livelli, tuttavia è difficile immaginare che possano a breve tornare ai valori dell’anno passato.

Anche Yokohama, a causa di questo nuovo scenario di mercato, potrebbe vedere tagliata una fetta non trascurabile del proprio utile operativo previsto per il 2017: precisamente 24 miliardi di yen (212 milioni di dollari), secondo Gota Matsuo, general manager di Yokohama Rubber.

Un calo addirittura del 32% circa del suo risultato operativo stimato per l’anno è invece quanto tristemente pronosticato da Sumitomo.

E se Atene piange, Sparta certamente non ride. Anche se con le fluttuazioni della propria moneta, per i produttori occidentali si prevedono tempi duri e soprattutto tasche che nel 2017 saranno un po’ più sgonfie di quanto previsto. Gli aumentati costi delle materie prime potrebbero rappresentare per Michelin un onere di circa 900 milioni di euro sul profitto 2017, che pure dovrebbe venire in gran parte compensato dall’aumento dei prezzi. Il positivo effetto sull’utile registrato nel 2016 dal calo dei costi delle materie prime, secondo il direttore finanziario Marc Henry, sarà dunque completamente ribaltato nel corso del 2017. Annunciando il nuovo listino per la prima metà dell’anno, i vertici di Clemont-Ferrand non hanno inoltre escluso ulteriori aumenti nel corso dell’anno, qualora i costi continuassero ad aumentare.

Tra i primi a intervenire sul proprio listino, con aumenti che per alcune linee di prodotto sono stati applicati già a partire da febbraio, gli americani di Goodyear prevedono invece di dover affrontare nel 2017 un aumento dei costi per le materie prime pari ad un miliardo di dollari. In un recente incontro con la stampa Richard Kramer, presidente e CEO del Piede Alato, ha dichiarato che le aspettative per il 2017 sono che i prezzi per le materie prime si mantengano a livelli accresciuti, ma ha anche voluto sottolineare l’estrema “volatilità” e “imprevedibilità” della situazione nel suo complesso.

In considerazione dei diversi scenari nei singoli mercati, il costruttore tedesco Continental ha invece deciso di non applicare incrementi su tutta la gamma, ma piuttosto effettuare singoli adeguamenti di listino. Alexander Bahlmann, portavoce dell’azienda di Hannover, ha inoltre indicato che l’innalzamento dei prezzi per i componenti primari potrebbe portare nel 2017 a un aumento complessivo dei costi aziendali pari a 426 milioni di dollari.

Ultimo in ordine di tempo ad aumentare i propri prezzi è stato Pirelli. I vertici del costruttore motivano tuttavia la decisione, indicando non solo l’aumento dei prezzi per l’acquisto delle materie prime, ma anche la necessità di crescenti investimenti per lo sviluppo tecnologico di prodotti sempre più competitivi.

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