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Articoli - Archivio

06/07/2015
L'AFTERMARKET? UN FUTURO CE L'HA

IAAM 2015

 

Il parco circolante ristagna e i guasti tendono a ridursi. Ma l’anzianità del parco circolante aumenterà notevolmente e la manutenzione sarà sempre più importante. Soprattutto per i pneumatici

 

Massimo Lanari

 

 


Quali sono le tendenze attuali del settore dei ricambi? Ha un futuro l’aftermarket in Italia? A tutte queste domande ha cercato di dare una risposta lo Iaam15, l’International Automotive Aftermarket 2015 che si è svolto a Bologna lo scorso 21 maggio. A giudicare dalla relazione esposta da Luca Montagner, direttore dell’istituto di ricerca ICDP Italy, nell’aftermarket si stanno scontrando due tendenze contrapposte: da un lato un crescente livello qualitativo della componentistica e del prodotto auto in generale, che rendono meno frequenti guasti e fermi macchina in officina. Dall’altro, un aumento della vita media dei veicoli che invece determina un incremento dei livelli di manutenzione: nel 2020, infatti, il 60% dei veicoli circolanti in Italia avranno un’età superiore ai 10 anni, il dato più alto d’Europa dopo quello spagnolo. L’evoluzione dell’aftermarket da qui al 2020 oscillerà insomma tra questi due poli, laddove la crisi economica, tra il 2008 e il 2012, l’ha fatta da padrona assoluta.



I dati di Anfia

Secondo la relazione di Gianmarco Giorda, managing director di Anfia, nel 2014 sono stati prodotti in Europa 17 milioni di veicoli, con un aumento del 5% rispetto al 2013, e anche le vendite sul mercato europeo sono cresciute del 5,4%, attestandosi a quota 13milioni. Anche in Italia, nel primo trimestre del 2015, si sono prodotti ben 241mila veicoli, il 33% in più rispetto allo stesso periodo del 2013. In questa situazione moderatamente positiva, l’industria italiana della componentistica ha visto crescere il proprio fatturato del 3,6% nel 2014, per un valore complessivo di 40 miliardi di euro, circa la metà coperto dall’export. L’aftermarket, dal canto suo, ha fatto registrare in Italia un aumento dell’1,1%.

 

Le tendenze da qui al 2020

Ma torniamo alla relazione di Montagner. Tra il 2009 e il 2012, nel settore dell’aftermarket i volumi sono diminuiti del 4% in Francia, del 7% in Germania e del 6% in Spagna. Solo il Regno Unito è andato controcorrente con un aumento dell’1%. E in Italia? Il calo è stato dell’1% appena, a “salvarci” solo l’anzianità del nostro parco circolante. Da qui al 2020 Montagner prevede, in Italia, “una significativa riduzione dei volumi di vendita del settore aftermarket, con un calo del 9%; ma, in termini di valore, il dato risulta assai più limitato e comunque inferiore agli altri paesi europei: -1%”. Insomma, si venderanno meno ricambi e si faranno meno interventi sui veicoli, ma più complessi e costosi. La buona notizia è che, in questo quadro, i pneumatici faranno la parte del leone: se nel complesso, infatti, gli interventi di manutenzione caleranno del 6,4% e le riparazioni del 6,8%, in termini di valore i volumi di vendita dei pneumatici cresceranno del 13,8%, in conseguenza della maggiore attenzione alla sicurezza – soprattutto in base alla stagionalità – verso questa componente essenziale del veicolo. Di sicuro non sarà merito dell’aumento del circolante, che in Italia crescerà, nel 2020, di appena l’1,8%, in linea con i nuovi stili di vita, soprattutto dei più giovani, che non mettono più l’automobile al centro della propria vita e dei propri interessi.

 

L’officina del futuro: indipendenti al top

L’aftermarket, insomma, vive e vivrà. Ma quali sono le conseguenze attese per le officine? L’invecchiamento del parco auto farà perdurare nel tempo quella rivincita delle officine indipendenti in atto ormai da anni, a spese delle reti ufficiali delle case. Secondo i dati di Montagner, “in termini di volumi, il giro d’affari delle officine indipendenti crescerà di un altro 5% entro il 2020”. Già oggi, infatti, la fidelizzazione del cliente verso le reti ufficiali varia in base all’età del veicolo: a percentuali superiori all’80% sulle auto nuove, si scende già sotto il 50% sotto i 3-4 anni di età. Negli anni successivi, le auto escono quasi completamente dai radar delle case costruttrici, scegliendo in maniera plebiscitaria il classico meccanico di fiducia. Questa, oggi la situazione: in Italia esistono ben 10.500 officine indipendenti, a cui si sommano 5.300 gommisti e 2.500 officine affiliate a reti multibrand, non di case automobilistiche: questi soggetti, tutti insieme, coprono oltre il 55% del mercato italiano, ed è così anche in Germania (57%) e in Francia (54%), anche se lì le officine sono di meno e con dimensioni sensibilmente più ampie.

 

Ma le case reagiscono

Certo, le case non staranno a guardare. Oltre alle campagne di marketing e ai contratti di manutenzione, è prevedibile che faranno pesare il loro rapporto “speciale” con il veicolo. È quello che ha sottolineato Neil Pattemore, advisor di Figiefa, l’associazione europea delle officine indipendenti. “Le case, accordandosi con degli internet provider, stanno mettendo a punto delle ‘schede’ in cui verranno memorizzate tutte le informazioni e i dati provenienti dalla diagnosi del veicolo”. Un vero e proprio profilo che potrà essere messo a disposizione dell’utente, ma che potenzialmente i meccanici delle officine indipendenti non potranno vedere. “Per questo, a Bruxelles, stiamo ora parlando della creazione di una piattaforma unica che consenta un accesso non monitorato da parte di tutti. E che permetterà anche all’utente di visualizzare in tempo reale lo stato di manutenzione del suo veicolo”.

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