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Articoli - Archivio

04/07/2017
L'AFTERMARKET DEL FUTURO E LE SFIDE PER GLI OPERATORI

International Afetrmarket Meeting 2017 

 

Il convengo IAM 17, ad Autopromotec, ha offerto agli operatori gli ultimi aggiornamenti sulle tendenze e i cambiamenti tecnologici in atto nel settore automotive. I cambiamenti sono sempre più rapidi, e presto arriveranno anche nelle officine

Marco Bettazzi

L’auto connessa, l’auto elettrica, l’auto che si guida da sola. Sono tutte suggestioni che fino a pochi anni fa avremmo dato per futuribili e che invece con un’accelerazione degna di una Formula 1 sono diventati parte ingombrante del mercato, imponendosi in un modo o nell’altro a tutti i costruttori. Che infatti sono corsi ai ripari annunciando nuovi modelli e nuove filosofie produttive. E l’aftermarket? È pronto a raccogliere la sfida? Saprà attrezzarsi per un futuro che appare sempre più imminente? Il convegno International Aftermarket Meeting 2017, che si è tenuto all’ultima edizione di Autopromotec, ha riunito i maggiori esperti internazionali del settore per fare il punto della situazione.

 

«Entro il 2020, l’intera ‘Generazione C’, ovvero connessa, sarà cresciuta in un mondo prevalentemente digitale. Questo aspetto, che trasformerà il modo in cui lavoriamo e come consumiamo, ha già delle connessioni con l’industria automobilistica e l’aftermarket, tanto che i costruttori mondiali sono presenti non solo ai saloni automobilistici ma anche al CES, il Consumer Electronic Show di Las Vegas», spiega Josef Frank, personaggio di spicco del settore già direttore aftermarket di CLEPA (l’associazione europea dei fornitori dell’automotive). Secondo Tim Armstrong, vice presidente Planning solutions di IHS Automotive, importante società di consulenza con sedi in tutto il mondo, quella che stiamo vivendo «è una seconda rivoluzione nel settore automobilistico. L’industria sta cambiando e ci aspettano momenti entusiasmanti, si sta passando dal vendere auto come prodotti a vendere auto come servizi». Nuovi attori sono entrati o stanno pensando di entrare nel mercato (Uber, Didi, ma anche Apple e Google) e quindi anche il post-vendita dovrà adattarsi. L’aftermarket del futuro probabilmente limiterà l’attività dei ricambisti meno strutturati o le piccole attività di autolavaggio o vendita pneumatici, così come premierà chi saprà offrire più servizi di soccorso sul posto, mentre la guida autonoma limiterà la necessità di controlli preventivi. «Presto la misura del successo potrebbe non essere più il numero di auto ma il numero di chilometri che vengono venduti, il consumatore si affiderà sempre di più alle flotte – continua Armstrong –. Allo stesso modo l’assistenza dovrà adattarsi, vendendo servizi per chilometraggio, come già avviene per gli autocarri». Ma sono processi che non avvengono allo stesso modo in tutto il mondo: nei mercati emergenti il 35% degli utenti, secondo l’esperto di IHS, è attivo nei servizi di condivisione, contro il 10% dei mercati maturi.

 

E l’Italia? Secondo i dati presentati durante l’evento da Gianmarco Giorda, direttore dell’ANFIA (Associazione nazionale filiera dell’industria automobilistica), i componentisti coinvolti nel business del post-vendita dell’automotive sono circa 2.000, per un fatturato complessivo di 39 miliardi di euro. Nonostante nel 2016 il mercato dell’aftermarket italiano sia calato del 3,6% dopo la crescita del 4,3% del 2015 (un dato legato al ciclo del settore) l’industria automobilistica sta vivendo un buon momento: le auto prodotte l’anno scorso sono infatti state più di 1,1 milioni (+8,8%) mentre le immatricolazioni sono cresciute del 16% oltre 1,8 milioni. «C’è un’aria di fiducia per il futuro – spiega Giorda –. Quest’anno supereremo probabilmente i 2 milioni di immatricolazioni». Questo mentre le auto complessivamente circolanti in Italia, secondo GiPA, hanno superato quest’anno i 32 milioni di unità raggiungendo un nuovo record storico, per un parco macchine progressivamente invecchiato. Nel 2017 infatti solo il 16% delle auto ha meno di tre anni, e la quota di quelle con oltre 15 anni è cresciuta dal 9% del 2007 al 18%, mentre sono rimasti stabili i chilometri percorsi: circa 12.500 all’anno. «Nel 2022 circa la metà delle auto circolanti avrà ancora più di 10 anni, il rinnovo non sarà veloce – calcola Marc Aguettaz, managing director di GiPA Italia –. Questo significa che avremo un mercato sdoppiato: modelli non connessi senza sistemi automatici per la guida e nuovi modelli più evoluti e interconessi. Ma questo non significa che non bisogna prepararsi alle nuove tecnologie. Avrà più successo chi saprà adattarsi in modo vincente».

Tornando a livello mondiale, tra le aziende che hanno saputo adattarsi ci sono sicuramente Bosch e TomTom. Il colosso tedesco ha già sviluppato vari sistemi di connessione tra i veicoli e sta lavorando per capire come sfruttare le possibilità di collegare auto e officina con l’Internet delle cose. «Con la connessione l’automobilista potrà ricevere immediatamente l’assistenza di cui ha bisogno, potrà seguire in diretta la manutenzione del veicolo e dall’altra parte le officine potranno pianificare gli interventi e preparare per tempo gli operatori, aumentando l’efficienza del sistema – spiega Matthias Knirsch, director business development di Bosch Automotive Aftermarket –. Tutti questi cambiamenti comportano opportunità ma anche rischi per gli attori della catena, dal produttore al distributore, fino all’officina. Per esempio la tutela dei dati: in Bosch abbiamo sviluppato un sistema di crittografia anti-hacker». «Con l’arrivo di Google Maps o Garmin molti avevano previsto che TomTom sarebbe sparita, ma siamo presenti e stiamo influenzando tutto il settore», aggiunge Sebastian Ruffino, business unit manager della piattaforma TomTom Bridge. La navigazione resta infatti importante per TomTom, ma ha e avrà sempre maggior peso l’aggiornamento in tempo reale dei database così come l’implementazione di queste piattaforme secondo le esigenze del cliente. Per esempio come sta già avvenendo con le ambulanze in Germania o con i vigili del fuoco a Londra, che vengono preparati durante il viaggio (guidato) sugli interventi da effettuare. «Tutto si muove molto più in fretta di quanto avevamo previsto», conferma Fotios Katsardis, presidente e ad di Temot International, gruppo tedesco dell’aftermarket. «Componentisti e case auto potranno fronteggiarsi su canali di vendita che fino a poco tempo fa erano considerati un pò come esclusiva dell’uno o dell’altro – spiega –. La differenza tra B2B e B2C è superata, perché vincerà il “B2everyone”. Ci aspetta comunque una bella tempesta, perché tutto quello che prevediamo o presentiamo oggi diventerà presto obsoleto».

 

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