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Pneurama Weekly - Archivio

24/07/2018
In Italia solo il 40,9% degli autocarri in circolazione è di categoria Euro 4 o superiore

Al 31 dicembre 2017 in Italia meno della metà del parco circolante di autocarri per trasporto merci è di categoria Euro 4 o superiore, cioè è costituito da veicoli immatricolati dopo il 2006 e quindi dotati dei più recenti dispositivi per ridurre le emissioni di sostanze inquinanti e nocive. Gli autocarri Euro 4, Euro 5 ed Euro 6 rappresentano infatti il 40,9% del totale del parco circolante. Il restante 59,1% è rappresentato da autocarri Euro 0, Euro 1, Euro 2 ed Euro 3. Si tratta di veicoli con più di 12 anni di età e che quindi sono caratterizzati da livelli di inquinamento piuttosto lontani dai modelli di più recente produzione. Questi dati derivano da un’elaborazione dell’Osservatorio sulla Mobilità sostenibile di Airp (Associazione Italiana Ricostruttori Pneumatici) sulla base di dati Aci.

È del tutto evidente la necessità di rinnovare in misura molto significativa il parco circolante a beneficio dell’ambiente ma anche della sicurezza. Sebbene le immatricolazioni di nuovi autocarri siano in crescita, è difficile però pensare che l’intero parco circolante datato possa essere sostituito in tempi brevi. Ma non è solo attraverso il ricambio dei mezzi in circolazione che si possono rendere più sicuri e più ecocompatibili i trasporti su strada. Per raggiungere questi obiettivi è possibile mettere in atto una serie di accorgimenti e comportamenti virtuosi, come ad esempio sottoporre periodicamente gli autoveicoli, e in particolare quelli più datati, alle revisioni obbligatorie per legge, agli interventi di manutenzione e ai controlli sullo stato di usura e della pressione di gonfiaggio dei pneumatici, che hanno una notevole influenza sul consumo di carburante di un veicolo e sulle sue emissioni di CO2.

Inoltre, una soluzione eccellente per migliorare l’impatto ambientale di tutti gli autoveicoli, sottolinea Airp, è l’utilizzo di pneumatici ricostruiti. La ricostruzione dei pneumatici, infatti, è un’attività dalle forti valenze ecologiche in quanto consente non solo di abbattere in maniera consistente le emissioni di CO2 rispetto alla produzione di un pneumatico nuovo, ma anche di allungare la vita ai pneumatici usati e di ridurre in modo considerevole il flusso del loro smaltimento nell’ambiente. Il tutto, naturalmente, garantendo i massimi standard di sicurezza poiché i pneumatici ricostruiti sono sottoposti agli stessi testi di efficienza e durata dei pneumatici nuovi prima di essere immessi sul mercato.

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