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07/01/2019
Il settore dei trasporti punta su lng e biometano

Licia Balboni presidente Federmetano (Foto Agenzia Dire)

Federmetano

 

Considerato per troppo tempo la cenerentola dei carburanti, il metano prova a riprendersi la sua rivincita puntando su sostenibilità ambientale e innovazione. Biometano e Lng (Liquefied natural gas), sono questi i due elementi su cui la filiera del gas naturale ha deciso di puntare per compiere il salto tecnologico e innovativo tanto atteso nel settore dell’autotrazione. 

Emiliano Costa

Considerato per troppo tempo la cenerentola dei carburanti, il metano prova a riprendersi la sua rivincita puntando su sostenibilità ambientale e innovazione. Biometano e Lng (Liquefied natural gas), sono questi i due elementi su cui la filiera del gas naturale ha deciso di puntare per compiere il salto tecnologico e innovativo tanto atteso nel settore dell’autotrazione. Lo sviluppo, infatti, di questo vettore energetico è considerato sempre di più una valida alternativa, viste anche le normative sempre più stringenti sulle emissioni, alle alimentazioni tradizionali. Lo sa bene Licia Balboni, presidente di Federmetano, che in occasione dell’evento Metanauto 2018, ha portato a Bologna operatori del settore dei trasporti, rappresentanti delle istituzioni, docenti universitari e imprenditori per discutere su quali strategie adottare per mettere a sistema professionalità e competenze. “Dobbiamo smettere di considerare il metano solo come un vettore energetico di transizione – ha detto Balboni in apertura di convegno –. Il metano è anche una risposta pronta per una mobilità sostenibile. Qui non si tratta di scegliere una tecnologia piuttosto che un’altra. La vera sfida è far convivere più modelli virtuosi che ricomprendono sia il gas naturale che l’elettrico”. L’impiego del metano nel settore automotive non è certo nuovo. Da anni esistono, sia per le auto che per gli automezzi, motori performanti che sfruttano al meglio le potenzialità di questo combustibile. Attualmente sulle strade italiane viaggiano più di un milione di veicoli a gas naturale, pari al 2% del circolante totale. Un dato destinato a crescere, vista anche la decisione di molte case automobilistiche di investire su questo carburante. Un maggior impiego di questi veicoli, sostenuto anche da incentivi pubblici e da politiche locali simili a quelle previste per l’elettrico – soste gratuite e accesso alle ztl nei centri storici – secondo diversi operatori favorirebbe un più rapido svecchiamento del parco circolante. In media le auto nel nostro Paese hanno 11 anni mentre l’età sale a 13 quando si parla di mezzi pesanti. Inoltre, la scelta di utilizzare il metano come carburante sostenibile consentirebbe di investire maggiormente su quelle che, in questo settore, vengono considerate le innovazioni più rilevanti. Parliamo dell’Lng (gas naturale liquido) e del biometano. Quest’ultimo, oltre ad avere un bassissimo impatto ambientale, favorirebbe anche un sistema di economia circolare. Infatti la produzione di biometano è il risultato della purificazione del biogas la cui produzione deriva da un processo chimico di lavorazione delle biomasse, degli scarti delle imprese agroindustriali e della frazione organica dei rifiuti solido urbani (Forsu). “Crediamo che una vera rivoluzione nella conoscenza di questo vettore energetico si possa raggiungere solo attraverso un progetto culturale che passa per una spinta alla comunicazione e al dialogo continuo con le amministrazioni centrali e locali, con il settore dell’autotrasporto e con il grande pubblico – ha precisato Balboni –. È necessario far comprendere che il metano è la risposta pronta e utilizzabile per una mobilità sostenibile”.

 

Lng e la rivoluzione nel settore dei trasporti

L’utilizzo del metano liquido nei veicoli commerciali pesanti sta trasformando lo scenario dell’autotrasporto. L’Lng è sempre più utilizzato e il suo impiego è destinato a crescere nel tempo con un raddoppio dei volumi scambiati entro il 2040. Secondo alcune stime si prevede che l’Lng al 2030 coprirà metà dei bunkeraggi navali e il 30% del trasporto di merci pesanti. Per i relatori che sono intervenuti a Metanauto, il metano liquido rappresenta una soluzione economica ed efficiente capace di ridurre sensibilmente le emissioni. In particolare, visto il trattamento a cui è sottoposto il gas, consentirebbe di abbattere una buona parte del particolato e delle Sox e NoX. La rete di distributori presente in Italia conta 1.290 impianti di cui 47 in autostrada. Per ora si tratta di distributori in cui è necessaria la presenza di una persona per il rifornimento, ma a partire dal prossimo anno dovrebbero essere attivate le prime stazioni self-service. Un passo in avanti che nel suo piccolo costituisce un ulteriore incentivo a utilizzare veicoli a metano. Per quanto riguarda invece il gas naturale liquido, per ora gli impianti in grado di erogarlo sono 31. In questo caso però il problema per una sua maggiore capillarità è legato all’approvvigionamento. Il nostro Paese dipende quasi esclusivamente dai depositi stranieri – Barcellona e Marsiglia – da dove arriva il gas liquido. Ciò comporta un aggravio di spesa per chi lo utilizza per via di un prezzo più alto. È per questo che alcune aziende specializzate sul gas hanno avviato dei progetti per realizzare depostiti in Italia. Il più atteso è il deposito di Ravenna dove, entro il 2021, si potranno stoccare 20 mila metri cubi di Lng.

 

Biometano, un carburante ecosostenibile

La domanda di gas naturale sta aumentando e per far fronte alla crescita dei consumi – stimati al 2030 tra i 69 e i 70 miliardi di metri cubi – e contenere le emissioni una delle ricette proposte a Metanauto è quella di aumentare la produzione di biometano. Ma per riuscirvi serve investire in impianti innovativi e nell’ammodernamento della rete del gas. Un elemento quest’ultimo fondamentale se si vuole incentivare l’impiego del biometano sia per la produzione di energia elettrica che per il riscaldamento. Un proposito ambizioso che necessita però di tempo lunghi, visti i ritardi che l’Italia ha accumulato negli anni sullo sviluppo di questo comparto delle “green economy”. Un obiettivo più alla portata è invece quello legato al maggior utilizzo di biocarburanti nel settore del trasporto. In questo caso più di un terzo degli autotrasporti potrebbe passare all’impiego del biometano. Un prodotto frutto di processi basati su un’economia circolare. Infatti, il biometano si ottiene dall’impiego di biomasse agricole, come colture dedicate, da sottoprodotti e scarti agricoli e deiezioni animali, dai residui delle lavorazioni agroindustriali e dalla Forsu. L’ottenimento del biometano avviene in due fasi: produzione del biogas grezzo dalla digestione anaerobica di biomasse e successiva rimozione (upgrading) delle componenti non compatibili con l’immissione in rete (CO2). Secondo alcune stime il settore del biogas ha un potenziale produttivo di gas rinnovabile, al 2030, di 10 miliardi di metri cubi di biometano, di cui 8 derivanti da matrici agricole e 2 ottenibili dai rifiuti organici selezionati.

Si tratta però di una previsione che una volta messa a sistema avrebbe come mercato preferenziale quello della mobilità. Così da arrivare al 2020, secondo quanto stabilito dalla Ue, a coprire il 10% del fabbisogno energetico del settore trasporto con fonti rinnovabili, in particolare biocarburanti.

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