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L'Editoriale - Archivio

18/12/2014
Il o lo pneumatico?

Quest’anno la situazione economica ci ha spesso costretti a trattare temi che hanno rappresentato fonte di preoccupazione. Con l’avvicinarsi delle festività, vogliamo parlare di un argomento decisamente più leggero, anche a scopo benaugurale per il prossimo anno perché possiamo ritrovare più spesso un sorriso.



Renzo Servadei

Si dice il o lo pneumatico? Ho bucato un o uno pneumatico? Il plurale è i o gli pneumatici?

A stretto rigore grammaticale, davanti a un parola che inizia per “pn” si dovrebbe usare lo, plurale gli e come articolo indeterminativo uno. Nell’uso comune tuttavia si usa spesso dire ho cambiato un pneumatico, così come viene più spontaneo al plurale dire i pneumatici. Poiché anche la variante colloquiale è accettata grammaticalmente, noi come Pneurama abbiamo scelto la versione “parliamo come mangiamo” e di fronte al pneumatico usiamo il. La lingua infatti si evolve: anche di fronte a una parola che inizia con “gn” la norma prescrive l’uso dell’articolo lo - si dice infatti lo gnomo - tuttavia la nota specialità emiliana si chiama il gnocco e non lo gnocco, e il proverbio è “ridi ridi che la mamma ha fatto i gnocchi”.

Naturalmente abbiamo totale rispetto di coloro che la pensano in modo contrario, anche se non possiamo fare a meno di notare che a volte la volontà di applicare determinate forme lessicali non è frutto di vera padronanza della lingua, ma di altre situazioni che meritano di essere raccontate.A fronte dei sempre più frequenti eventi metereologici avversi di questi mesi notiamo come i media ci informino di fiumi che “esondano”.

Chi ha i capelli bianchi come me, ricorderà che a scuola ci insegnavano che i fiumi straripano, i laghi tracimano, ma nessuno aveva mai usato il termine “esondano”.Come sia rientrata in uso questa parola, antichissima e ormai desueta ce lo spiega il sito dell’Accademia della Crusca che come noto rappresenta la massima autorità per la conoscenza della lingua italiana.Nel 1987 avvenne una grave tragedia in Valtellina dove due laghi tracimarono, appunto, causando danni ingentissimi. I tecnici dell’azienda che gestiva i laghi, dovendo con comprensibile tensione e imbarazzo descrivere il fenomeno, rifiutarono di usare i termini che immediatamente evocavano nella mente il dramma accaduto.

Quando proprio furono costretti riesumarono il brutto e desueto termine “esondare”.Ecco quindi che, citiamo testualmente dal sito dell’Accademia: “È plausibile che molti di coloro che usano esondare siano convinti di ricorrere a un termine tecnico, che descriva più precisamente il fenomeno dello straripamento di un lago o di un fiume. In realtà, come si vede dai dizionari, il termine non è affatto un tecnicismo, quanto piuttosto un preziosismo letterario”.Noi quindi continuiamo a parlare come mangiamo e con questo spirito vi auguriamo Buone Feste e un Sereno 2015.  

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