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Articoli - Archivio

01/03/2019
Il futuro della ricostruzione passa dalla qualità

Itg/Paltread

 

Fabio Cortesi, amministratore della ITG, offre uno spaccato dell’azienda e dell’industria della ricostruzione dei pneumatici dal punto di vista della fornitura di materiali

Guido Gambassi

La ITG di Fusignano, in provincia di Ravenna, è da alcuni decenni una delle maggiori aziende italiane attive nella fornitura di materiali per la ricostruzione dei pneumatici, e negli ultimi periodi turbolenti per l’industria del ricoperto ha saputo sfruttare al meglio le sinergie con il gruppo CM Manzoni, specializzato nella produzione di mescole e articoli tecnici in gomma, per investire e rimanere competitiva. Ne abbiamo parlato con Fabio Cortesi, amministratore della ITG, terza generazione della famiglia del gruppo, che ci ha raccontato la storia e le prospettive del gruppo, ma anche della stessa ricostruzione.

Come nasce il vostro gruppo?

La CM Manzoni nasce a Fusignano nel 1965, questa era una zona di calzaturifici e l’azienda nasceva per fornire le mescole di gomma utilizzate nelle suole e nelle scarpe stesse, una realtà produttiva che era molto forte negli anni 60. Poi l’industria calzaturiera nei decenni successivi si è spostata, ma l’azienda ha cominciato già dagli anni 70 diversificando la produzione con mescole in gomma destinate per impieghi diversi. Oggi CM Manzoni è altamente specializzata nella produzione di mescole per articoli tecnici in gomma, mescole per tubi ad alta pressione, cavi elettrici, componenti per gli elettrodomestici, per l’industria automotive e per il settore edile. Prima negli anni 80 con l’acquisizione della Sage di Empoli poi nei primi anni Novanta poi abbiamo acquistato ITG, Industria Toscana Gomma, con il suo marchio commerciale Paltread, il gruppo entra così con brand e quote dedicate nel settore della ricostruzione.

Qual è la dimensione e l’organizzazione attuale del gruppo?

Oggi il gruppo CM Manzoni a Fusignano ha circa 60.000 mq coperti produttivi e conta un centinaio di addetti. Nel 2018 abbiamo aperto anche uno stabilimento negli USA, dove produciamo mescole. Fa parte del gruppo anche la Evercompund, il punto di forza della mescolazione, con tecnologie moderne ed aggiornate (l’ultima linea di mescolazione è stata installata in questi mesi e la più datata ha circa 2 anni, un gruppo in continua innovazione. Il gruppo sta crescendo molto sia in termini di volumi sia di fatturato, che supera i 120 milioni, e sulle mescole conto terzi siamo senz’altro fra i più grandi in Italia. All’interno del gruppo, la ITG conta da sola 15 addetti, ma abbiamo poi alcuni operatori e alcune funzioni condivise con il gruppo, come i laboratori e l’amministrazione: sono delle importanti sinergie che ci permettono di avere una struttura snella e costi contenuti. Per un verso quindi abbiamo il vantaggio di avere accesso diretto ai fornitori di materie prime (che incidono per il 70% sul costo del prodotto) e alla ricerca e sviluppo del nostro gruppo. Per l’altro verso il fatto di essere un’azienda nel settore della ricostruzione di dimensioni ridotte ci permette di essere molto flessibili verso i clienti, offrendo un livello di servizio forse più difficile per le aziende più dimensionate.

Come è posizionata ITG sul mercato della ricostruzione?

Raggiungiamo almeno il 70% dei ricostruttori italiani. Il mercato italiano costituisce il 50% del nostro fatturato, quindi siamo ben presenti anche all’estero, nei paesi dell’Europa centrale e paesi scandinavi, in alcuni paesi con dei distributori, in altri siamo presenti direttamente. La logica è la stessa del mercato italiano: essere molto vicini alle esigenze del cliente, essere flessibili nelle forniture, nelle offerte, nelle consegne e nel vantaggio qualitativo tipico delle aziende italiane del settore. I risultati del 2018 sono leggermente migliori del 2017, crescendo di alcuni punti percentuali, però in anni difficili noi una sorta di controtendenza l’abbiamo vista, anche se su volumi non enormi può bastare basta un cliente importante a fare la differenza. Siamo soddisfatti di quello che stiamo facendo ma vorremmo potere incrementare la posizione di ITG sul mercato, e per questo abbiamo acquisito nuovo personale commerciale specializzato nel settore. Per quanto riguarda il prodotto, invece, ITG propone tutti i materiali per la ricostruzione dei pneumatici: produce materiali per la ricostruzione a caldo (profilati, strisce, fogli e sottostrati), e ha una linea sua di prestampato con il marchio Paltread.

Come vedete oggi il rapporto fra ricostruzione a caldo e a freddo?

Dei due settori, quello che vediamo più in sofferenza è il prodotto a freddo, forse è più una logica legata alla nostra azienda, ma vediamo una concorrenza estrema, per cui la corsa al prezzo ha abbassato la marginalità del prodotto, ma anche la qualità media e la fidelizzazione: oggi si compra dove si trova l’offerta migliore. Dal punto di vista dei ricostruttori invece la domanda per il prestampato rimane alta, forse perché è facilmente esportabile, e meno impegnativo dal punto di vista tecnologico rispetto alla ricostruzione a caldo, quindi più alla portata di tutti come processo. Anche per questo il prestampato è cresciuto negli ultimi anni rispetto alla ricostruzione a caldo – che fra l’altro era un po’ una tradizione tipicamente italiana, prima che il freddo prendesse il sopravvento. Come ITG quindi teniamo aggiornata la linea del prestampato, seguendo le richieste del mercato, ma su questo terreno siamo più penalizzati perché la logica è tutta sul prezzo e sul credito. Invece siamo molto forti sulla linea di prodotti a caldo, grazie anche alle sinergie di gruppo, con le nostre mescole e il nostro rapporto qualità/prezzo che ci permette di essere davvero competitivi. Anche in prospettiva, quindi, nel pensare agli sviluppi e investimenti per il futuro la priorità per ITG è il caldo.

L’industria italiana della ricostruzione in effetti ha attraversato una lunga fase di cambiamento

Sì, il settore in questi ultimi 10-15 anni è profondamente mutato. Il discorso dei low cost nonché la presenza diretta delle Case produttrici, entrate pesantemente nel settore stesso della ricostruzione, hanno di fatto stravolto e concorso a questo, una concorrenza a tutto campo ma al tempo stesso una legittimazione industriale del settore spostando di fato il flusso del mercato. In pochi anni c’è stata un diminuzione drastica nel numero dei ricostruttori (non solo per contingenze di mercato), ma ci sono stati anche cambiamenti positivi in quanto la qualità del prodotto è molto cresciuta, le normative introdotte e la ricerca della qualità certificata hanno per certi versi migliorato la qualità del prodotto ma sicuramente hanno reso la vita più complicata ad un comparto spesso gestito da piccole e medie imprese. Penso alle omologazioni e alle marcature invernali, necessarie (anche troppo) per la qualifica del prodotto di fatto un ostacolo in più, specie in termini di costi. Il tutto mentre il mondo dei Low Cost specie di importazione invadevano capillarmente il mercato degli pneumatici. Le recenti disposizioni europee in termine di protezione anti dumping dovrebbero frenare i fenomeno (almeno arginarlo) delle importazioni selvagge, almeno per quanto riguarda il pneumatico autocarro (a mio avviso andrebbe allargato a tutti gli pneumatici). L’autotrasporto poi è soggetto a molteplici fattori: L’offerta rispetto alla domanda, la forte offerta delle case fabbricanti, la concorrenza fra operatori, le difficoltà economiche e finanziarie di tante imprese, una mancata razionalizzazione della distribuzione. In fondo la valenza del ricostruito coglie il pieno delle prestazioni se il pneumatico viaggia davvero tanto, e se le aziende sono in grado di valutarne il costo/beneficio. Purtroppo in questi ultimi tempi le logiche che governano la gestione del penumatico sono altre e poco lungimiranti, prezzo basso e basta. Questi fattori hanno di fatto innescato un processo di selezione fra i ricostruttori.

Dei segnali interessanti arrivano anche dalla ricostruzione del pneumatico per vettura

Il vettura è un settore che era dato per scomparso ma forse ha salvato tante aziende, e oggi si sta riprendendo molto, anche grazie a ricostruttori che hanno continuato a investire nella gamma, nei disegni e nei prodotti, riuscendo a sopravvivere a una fase confusa. Altre aziende non hanno avuto la forza di investire e lo hanno abbandonato, ritrovandosi a operare solo per il mercato autocarro, che è inflazionato da diversi fattori come discusso poc’anzi. Il cambio stagionale, il fatto di essere presenti sul territorio e quindi avere le gomme disponibili, il fatto che le importazioni low cost abbiano interessato soprattutto l’autocarro, hanno permesso al ricostruito vettura di mantenere degli spazi interessanti. Come ITG nell’ultimo anno siamo tornati a soddisfare sempre più richieste in mescole invernali termiche, un discorso che si era perso, cercando sempre più prestazione sul pneumatico vettura, specie nelle mescole. Anche il target cliente è cambiato, si è allargato il parco macchine e le dimensioni sono diverse, l’asticella della qualità si è alzata e si cercano prodotti più performanti. Oggi c’è un impiego più diffuso e una migliore considerazione del prodotto, e questo è avvenuto anche grazie al lavoro di tanti ricostruttori che hanno lavorato bene. Resta il problema delle carcasse, molte dimensioni sono difficili da trovare e la gestione attuale del PFU ha tolto la disponibilità di tanta materia prima.

Che prospettive intravedete per il futuro?

Forse i numeri verranno ancora ridimensionati, i dazi europei ancora devono produrre effetti tangibili, sul mercato ci sono ancora migliaia di pneumatici low cost, e distributori improvvisati. È vero che adesso i ricostruttori iniziano ad avere più richieste, il clima quindi volge verso un maggiore ottimismo, ma il ritorno economico non è ancora evidente. I ricostruttori che rimarranno solidamente sul mercato credo saranno le aziende più organizzate, professionali, qualificate, attente alla gestione dei costi e legate al mondo del pneumatico nuovo, della rivendita e della distribuzione. Noi comunque siamo molto fiduciosi, nel senso che la valenza del prodotto c’è, in termini ecologici, economici e di servizio, e continueremo a investire sulla ricostruzione. Anche per questo continuiamo a essere presenti sul territorio nonché alle fiere di settore, Autopromotec per esempio. Non servono cose sfarzose, in fondo è il nostro stile, ci concentriamo soprattutto sul rapporto diretto con il cliente, con il mercato e con la certezza dei nostri prodotti.

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