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Articoli - Archivio

03/09/2018
Il futuro è automazione

Continental sistemi frenanti

 

A Lainate, presso il centro Guida Sicura Aci-Sara, facciamo il punto sul futuro dello sviluppo di tecnologie e automazioni, dalla guida assistita ai sistemi frenanti. Pneumatici inclusi, naturalmente

Duilio Damiani

Da qui al 2050 il passo è breve. Un avvenire sempre più vicino a quello immaginato nei romanzi di Isaac Asimov, quantomeno sul versante dell’interazione tra uomo e macchina, con quest’ultima asservita ai nostri bisogni e sicurezza.

Se le prospettive sono quelle di un’era dominata dall’elettronica, non fa eccezione il comparto del trasporto, in cui lo sviluppo di nuove tecnologie in settori apparentemente molto distanti tra loro, rende già oggi accessibili sistemi fino a ieri solo immaginati. E con i quali il gruppo Continental da anni riveste un ruolo da protagonista all’interno del panorama dell’automotive, attraverso la ricerca operata dalle sue cinque divisioni: Chassis & Safety, Powertrain, Interior, Tires e ContiTech.

In occasione dell’incontro con stampa specializzata, distributori e ricambisti, avvenuto lo scorso maggio presso il circuito permanente della scuola di Guida Sicura Aci-Sara di Lainate, alle porte del capoluogo lombardo, i vertici di Continental Italia hanno fatto luce su un futuro ormai dietro l’angolo, offrendoci l’opportunità di testare sul campo le nuove tecnologie appena introdotte sui sistemi frenanti. “Il gruppo Continental continua a progredire, sulla base delle innovazioni e degli investimenti che fa sulla ricerca”, dichiara Alessandro De Martino, a.d. di Continental Italia. “Siamo convinti che cresceremo ulteriormente in un mercato che ha raggiunto dimensioni molto importanti, dove l'evoluzione dal punto di vista tecnologico è molto forte, in considerazione dei veicoli del futuro, che si sviluppano sulle quattro grandi famiglie di innovazione: la connessione, lo sharing, la sicurezza e la guida autonoma”.

 

Trent’anni a venire

Mobilità senza petrolio? Un’economia sta tramontando per lasciare spazio a una nuova. Gli scenari ipotizzati da qui in poi sono molteplici, ma tutti concordanti su un futuro a trazione elettrica. Una proiezione realistica, basata sulle più attuali tendenze di mercato oltre che di sviluppo industriale, prevede l’incremento esponenziale di autovetture a zero emissioni, per arrivare al 90% delle vendite totali entro l’anno 2050. E non si tratta di fantasie da eco-marketing, volendo considerare che già oggi circolano oltre 3 milioni di automobili totalmente green - a fronte di quasi un miliardo di veicoli circolanti - che dovrebbero balzare al 10% delle vendite totali nei prossimi otto/dieci anni, raggiungendo l’ideale giro di boa del 50% del venduto entro l’anno 2040, complici le restrizioni governative messe in atto già da ora in alcuni paesi più sensibili al tema ambientale. Vedi ad esempio la totale messa al bando dei motori Diesel annunciata da Norvegia e Olanda, apripista europee di un progressivo abbandono di questa tecnologia, oltre alla massiccia campagna antinquinamento lanciata proprio dalla Cina, che vuole privare di motori a combustione interna un quinto delle auto circolanti già entro il 2025, e che oggi rappresenta il primo mercato mondiale per la vendita di auto elettriche.

È in questo scenario che si sta orientando lo sviluppo delle nuove applicazioni targate Continental, concentrate non solo sulla componentistica che accompagna la propulsione, ma anche su tutti quegli ausili che semplificheranno sempre di più la circolazione stradale, con l’accento in primis sulla sicurezza attiva.

Sempre volgendo lo sguardo in avanti, la progressiva urbanizzazione, che porterà due terzi della popolazione mondiale concentrata nelle città, e il suo progressivo invecchiamento (1,2 miliardi di persone nel 2030 saranno over 60), richiedono risposte volte ad ampliare le assistenze alla guida e il dialogo tra i sistemi. Grazie alla massiccia interazione permessa da una connettività avanzata, integrata in un sistema di trasporti evoluto e costantemente in comunicazione con gli altri utenti della strada, dal nostro smartphone potremo programmare e pianificare itinerari a guida automatica, seguendo la gestione e l’automazione di gran parte di quelle routine oggi affidate al controllo umano.

Il futuro, insomma, sarà elettrico e autonomo. La sola domanda si riduce a quando questo accadrà.

 

Obiettivo vision zero

“Dobbiamo partire dalla considerazione che il 90% di tutti gli incidenti accade per errore umano e i tamponamenti sono dovuti per il 50% a una frenata insufficiente o al 30% da una mancata frenata”, spiega Marco Vellone direttore After Sales di Continental Italia.

Vision Zero è la mission che mira all’ideale azzeramento degli incidenti, attraverso l’automatizzazione controllata dei sistemi di guida, oltre che delle emissioni inquinanti. Lo scorso anno si sono contati 1,2 milioni di vittime causate da incidenti stradali, con oltre 50 milioni di feriti, per un danno sociale incalcolabile. In questo la massima interazione tra veicoli e utenti porterà a un ideale raggiungimento dell’infallibilità – con i dovuti distinguo –, condizione ottenibile mediante l’ampliamento e il perfezionamento dei sistemi di controllo veicolare, sia del singolo mezzo che di tutto l’insieme, grazie alla connessione e alla comunicazione già ora possibile sfruttando la rete Internet.

Dai sistemi di avviso di superamento della corsia, all'assistenza alla frenata e al mantenimento della distanza di sicurezza, resi possibili da radar e telecamere, le moderne assistenze alla guida forniscono le basi per la conduzione automatizzata del futuro. Continental è proiettata nella sua capacità innovativa per promuovere questa tendenza, sviluppando tecnologie intelligenti che assumono sempre più funzioni autonome. Il vantaggio è presto detto: maggiore sicurezza, comfort, praticità ed efficienza.

“Nel perseguimento di Vision Zero, lavoriamo per migliorare costantemente tutto il sistema di frenata” continua Vellone. “Siamo quindi ancora più impegnati in una forte sinergia tra le diverse divisioni, attraverso una continua azione di ricerca e sviluppo, affinché gli avanzamenti tecnologici dei pneumatici avvengano di conseguenza rispetto a quelli realizzati da Continental Automotive”.

 

Freni e pneumatici secondo continental

La più attuale applicazione della ricerca Continental è quella messa a punto dagli innovativi impianti frenanti marchiati Ate (divisione di Continental Automotive), al debutto sulle nuove Alfa Romeo Giulia e Stelvio con i nuovi sistemi di frenata MK C1. Nell’arresto di un veicolo sono numerosi i fattori che subentrano, tra cui i tempi di reazione dell’impianto nella gestione della frenata, ormai controllata completamente dai sistemi di antibloccaggio e stabilità. L’intervallo che passa tra l’elaborazione dei dati provenienti dal pedale o dal sistema di riconoscimento radar e la modulazione della spinta sugli organi predisposti al rallentamento, si traduce in metri di spazio, in più o in meno, verso un possibile impatto. Gestito da un modulo elettroidraulico che combina l’attuazione con la modulazione, il sistema frenante Ate MK C1 riduce i tempi di risposta intervenendo più rapidamente per veicolare il segnale di franata fino alla morsa delle pinze sui dischi. Maggiore prontezza, con un azionamento della forza pneumatica sensibilmente più immediato e potente rispetto i sistemi fino a oggi presenti, consente una sensibile riduzione degli spazi d’arresto. Nelle prove condotte in corso di sperimentazione, alla velocità di 30 km/h è stata verificata una frenata con il completo arresto del veicolo in 4,1 metri anziché i 6,8 rispetto un classico ESP, mentre a 66 km/h è stato evidenziato uno spazio d’arresto ridotto a 19 metri nel primo caso, rispetto i 24 metri necessari in presenza di un sistema tradizionale.

Innovazione premiata lo scorso 2017 agli Automotive News PACE Awards di Auborn Hills – Michigan/Usa, il nuovo sistema MK C1 è composto da un’unità più leggera e compatta di una tradizionale, e rappresenta il futuro dei sistemi frenanti forniti in primo equipaggiamento ai partner automobilistici.

Sebbene rappresenti solo una parte dell’ambito industriale del Gruppo tedesco, Continental ancora oggi è riconoscibile soprattutto sul fronte pneumatici. L’evoluzione delle tecnologie, anche in questo frangente, non può non tenere conto della variazione di disponibilità delle risorse naturali. Da qui la sperimentazione, ad esempio, di nuove fonti di gomma naturale, come quella ricavata dalle radici del tarassaco (il comune dente di leone), in grado di sostituire nelle mescole future l’attuale caucciù. Innovazioni che si dimostrano nulle, o quasi, quando viene meno l’efficacia degli elementi logorati. È il caso della sostituzione programmata dei pneumatici, l’unica in grado di poter garantire l’ottimale risposta del nostro veicolo di fronte a qualsiasi imprevisto o condizione stradale.

Prima ancora del raggiungimento dei limiti imposti dalla normativa, i test dimostrano come la profondità del battistrada fra i 3 e gli 1,6 millimetri – limite che rappresenta il limite legale di usura – comporti un crollo delle prestazioni di frenata, dimezzando l’efficacia e ampliando lo spazio d’arresto fino al 57% in più sul bagnato e fino al 30% su asciutto, rispetto a dei pneumatici nuovi. Se quindi il limite di legge deve rappresentare il termine ultimo per la loro sostituzione, è bene che la soglia d’attenzione da parte del guidatore si allerti già dai 3 mm residui, adeguando la velocità alla non ottimale condizione e rivolgendosi a un operatore professionale per preventivarne la sostituzione. Per questo motivo, oltre al consueto indicatore d’usura, è già presente su tutta la principale gamma estiva Continental un secondo TWI (Tread Wear Indicator), per segnalare il raggiungimento della soglia dei 3 mm. E la piena efficienza del nostro veicolo può essere subito ripristinata, in attesa che la sostituzione programmata venga automatizzata, proprio come la guida del futuro.

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