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Articoli - Archivio

27/04/2012
INQUINAMENTO E RENDIMENTI: IN CERCA DEI NUMERI GIUSTI

UN'ANALISI SULLE EMISSIONI DELLE AUTO

Per confrontare le emissioni dei vari tipi di automobile occorre una ricerca accurata: il Cives l’ha svolta arrivando a risultati molto interessanti


Nicodemo Angì

Che l’inquinamento sia una delle sfide più grandi per l’umanità è cosa nota. Come conciliare infatti le prospettive di uno sviluppo che tutti vogliono con la necessaria conservazione delle risorse e dell’habitat naturale? La questione è intricata e dev’essere affrontata con lungimiranza e lucidità per riuscire a dipanarla efficacemente. In questo tema complessivo si possono distinguere diversi aspetti, e fra tutti quello dell’inquinamento derivante dai trasporti è indubbiamente uno dei più importanti. Non è semplice stabilire le vere emissioni di un veicolo perché nel calcolo andrebbero inseriti anche i contributi connessi alla produzione dei “carburanti”, considerati in un senso esteso che comprenda anche l’elettricità necessaria per alimentare le auto elettriche. Molti ritengono infatti che calcolando le emissioni generate dalla produzione dell’elettricità l’inquinamento sarebbe paragonabile a quello dei veicoli con motore a scoppio.

Il Cives (Commissione Italiana Veicoli Elettrici Stradali), allo scopo di fare chiarezza, ha pubblicato un articolato studio sulle emissioni di vari tipi di veicolo – ibrido a benzina, elettrico, a benzina, a gasolio e bi-fuel a metano – tenendo conto di tutti i tipi di emissione connessi al loro funzionamento. Il termine “tutti i tipi” esprime il fatto che le emissioni dei gas climalteranti (lo studio ha considerato sia l’anidride carbonica, CO2, sia il metano, CH4) non provengono soltanto dal veicolo ma anche dal processo di produzione dell’elettricità e dall’estrazione, trasporto, raffinazione e distribuzione dei carburanti. Si tratta, com’è facile intuire, di uno studio piuttosto complesso e variegato, che ha implicato l’elaborazione di una grande mole di dati.
Per le emissioni imputabili alla produzione dell’energia elettrica (anno 2009), infatti, si è dovuto ricorrere a dati forniti da Terna Spa; Aeeg – Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas; Ispra – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale e Gse – Gestore Servizi Energetici. Dalle elaborazioni effettuate a partire da questi dati si è potuto appurare che per produrre in Italia 1 kWh, con il mix di fonti del 2009 e tenendo conto anche delle perdite della rete di distribuzione, si sono emessi 400,3 g di CO2.

Per le emissioni indirette, connesse al ciclo produttivo dei derivati del petrolio e dell’elettricità, il calcolo ha coinvolto invece Concawe – Oil Companies European Association for Environment; Eucar – European Council for Automotive R&D; Jrc Ispra – European Commission Joint Research Centre; Accent – Atmospheric Composition Change Network e l’Enea – Agenzia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile. Le emissioni sono state ricavate in modo Wtt, sigla che significa Well-to-Tank, ossia “dal pozzo al serbatoio” (o alle batterie, nel caso dei veicoli elettrici) e comprendendo in tal modo tutto quello che concerne estrazione, lavorazioni e trasporto del carburante e dell’elettricità. Esse valgono circa il 17% delle emissioni allo scarico per i veicoli a benzina, il 19% per i veicoli diesel e (considerando le perdite dai serbatoi e dai gasdotti) ben il 27% per i veicoli a metano, dato che si assume che questo gas inquini ben 23 volte in più rispetto alla CO2 a parità di peso.

L’ultimo dato inserito nel calcolo è l’emissione diretta allo scarico, ricavata dalle prove di omologazione del Ministero dei trasporti, condotte nel ciclo misto standard Nedc.

Le attrici principali del confronto, ossia le nostre amate automobili, sono state scelte in modo da rappresentare molti segmenti del parco circolante italiano. Il ventaglio dei modelli spaziava dalle piccole elettriche Citroën C-Zero e Mitsubishi Miev alle Passat metano bi-fuel 1.4 lt e Opel Zafira metano bi-fuel 1.6 lt, passando per le conosciutissime ibride Toyota Prius, Honda Insight e Lexus CT200h.

Alla fine secondo lo studio: l’emissione complessiva più bassa è appannaggio delle elettriche pure.

L’auto elettrica non sposta semplicemente le emissioni verso le centrali di produzione dell’energia. Le auto a gas sono svantaggiate dalle perdite di metano incombusto dai serbatoi e dai gasdotti, una zavorra che compensa, in negativo, le buone prestazioni in termini di emissioni dirette.

Le auto elettriche “pure” risultano quindi di gran lunga le meno inquinanti anche considerando le emissioni collegate alla produzione dell’elettricità e questa eccellenza deriva dal loro altissimo rendimento energetico. Consideriamo la nuova Ford Focus Electric, che ha di recente ricevuto la certificazione dei consumi equivalenti da parte dell’Epa, l’ente statunitense per la protezione dell’ambiente. Essi sono risultati pari a 105 miglia per gallone equivalente, unità di misura abbreviata con la sigla MPGe. Convertendo i valori in litri per 100 km (1 gallone vale 3,77 litri mentre un miglio terrestre equivale a 1,6 km) avremo che 105 MPGe sono uguali a 168 km/gallone, ossia ben 44,56 km/litro equivalenti. Si parla di equivalenza perché per dare un senso al confronto fra i consumi delle elettriche (esprimibili in km – o miglia – per kWh) e quelli dei veicoli con motore a scoppio, espressi in km/litro o miglia per gallone, occorre assegnare un contenuto energetico al carburante: l’Epa ha stabilito che il gallone di benzina contiene 33,7 kWh. Una volta stabilita questa equivalenza è facile confrontare i consumi e capire quanto efficiente sia la trazione elettrica.

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