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Articoli - Archivio

06/08/2015
IN CRESCITA TRAFFICO PESANTE E CONTROLLI SU STRADA

Autotrasporto

 

Ma sono in calo i finanziamenti al settore che attende segnali dal governo

Paolo Castiglia

 

Numeri, soprattutto numeri: positivi, come quelli che riguardano la crescita del traffico pesante sulle strade, o quelli che riguardano la diminuzione degli incidenti relativi, o quelli, sempre in positivo, che indicano un crescita importante proprio dei controlli su strada per i camion. Ma anche numeri negativi, quelli che indicano il taglio drastico delle risorse destinate al settore dell’autotrasporto che minaccia un’estate calda. Numeri che danno il segnale della situazione complessa dell’autotrasporto italiano.

Andiamo a vedere questi numeri e questi scenari: da gennaio a marzo gli incidenti sulle autostrade italiane sono diminuiti del 5,7% mentre il traffico è aumentato dell’1,5% e la crescita maggiore si è registrata nel comparto dei veicoli pesanti (+2%) rispetto al comparto dei veicoli leggeri (+1,3%). Questi sono numeri del Centro Studi Continental elaborati sui dati Aiscat - Associazione Italiana Concessionarie Autostrade e Trafori - che registrano nel nostro paese una leggera inversione di tendenza, probabilmente anche in virtù di un rinnovato clima di fiducia nella ripresa economica.

Cresce il traffico pesante e, come accennato, crescono anche i controlli sui mezzi: sono stati 311.900 i controlli effettuati dalla polizia stradale su mezzi pesanti nel corso del 2014, il 10% in più rispetto ai 283.286 del 2013. Di questi l’87,1% (271.795 mezzi) hanno interessato veicoli italiani, l’11,4% (35.593) veicoli comunitari e l’1,5% (4.602) veicoli non comunitari.

Anche se, stringendo l’analisi soltanto ad alcune zone, ci si accorge in realtà che i numeri cambiano. Nel Nord, per esempio, i veicoli stranieri sottoposti a controllo sono molti di più che al Sud. Per la precisione, sommando quelli comunitari e quelli non comunitari si arriva al 24,2%. Quasi il doppio rispetto al 12,9% del dato nazionale.

Quali esiti hanno avuto i controlli? Anche qui dipende dalla nazionalità dei veicoli. Per esempio la violazione di disposizioni relative alla regolarità amministrativa del trasporto è poco segnalata tra gli italiani, pesando circa l’1% del totale delle infrazioni, mentre sale al 6% per gli europei e al 18% per gli extraUe. Per quest’ultima categoria di vettori ciò che difetta rispetto al trasporto è quasi sempre il titolo autorizzativo, mentre sono stati 116 i casi di cabotaggio abusivo.

Non sono molti a dire il vero ma bisogna precisare che la normativa che ha rimesso l’onere della prova rispetto alla regolarità del trasporto di cabotaggio direttamente al conducente è entrata in vigore soltanto a novembre. E in effetti, come spiega Federtrasporti dalle pagine di “Uomini e Trasporti”, gli stessi agenti di polizia sottolineano che il loro lavoro con questa nuova disposizione risulta decisamente facilitato e anche il numero delle infrazioni risulterebbe in crescita.

Per quanto invece riguarda le violazioni della normativa sugli orari di guida costituiscono il 24% di quelle commesse da autisti italiani, il 37% dei comunitari e il 28% di quelli extraUE. Qui però bisogna dire che i dati della polizia stradale riguardano i controlli in autostrada. E le statistiche parlano invece di una crescita consistente di violazioni accertate anche dalle polizie municipali, soprattutto in determinate aree. Anche se, rispetto al controllo dei tachigrafi, va sottolineato che molte pattuglie della polizia stradale, anche grazie alla collaborazione del Comitato Centrale per l’Albo, vengono sempre di più dotate di Police Controller, vale a dire un software che consente, inserendo i dati scaricati dallo stesso tachigrafo, sia di individuare tutte le infrazioni commesse nei 28 giorni precedenti, sia di evidenziare dei sintomi che qualcosa nella registrazione dei dati ha subito una qualche intrusione.

Passiamo ora, sempre parlando di scenari raccontati dai numeri, a ciò che sta succedendo sul fronte sostegno alle imprese di autotrasporto: il drastico taglio inferto alle deduzioni forfettarie per gli autotrasportatori sta scatenando – com’era prevedibile – una ridda di reazioni. Bartolomeo Giachino, ex sottosegretario alle infrastrutture e trasporti, critica aspramente il fatto che, in “un paese come l’Italia che, a causa dei ritardi nella definizione di infrastrutture e politiche ferroviarie per le merci, trasporta quasi il 90% della sua economia su camion, si sia iniziata la politica dei tagli dai piccoli padroncini e dalle piccole aziende di trasporto, già danneggiate dalla concorrenza sleale dei trasportatori”.  Ma soprattutto per Giachino “tagliare i fondi delle spese non documentate, mettere a rischio 62.000 monoveicolari iscritti all’Albo che sicuramente non avranno più il Durc, è un errore grave, da non fare e che rischia di avere conseguenze pesantissime sulla nostra economia nel momento in cui si dovrebbe fare di tutto per farla crescere di più”. Interviene anche il presidente di Fai-Conftrasporto, Paolo Uggè, che sottolinea in proposito che, per fare in modo che gli operatori del trasporto crescano, “è necessario mantenere l’entità delle risorse destinate agli investimenti, limitando al minimo indispensabile le eventuali riduzioni. Anche perché è necessario garantire il virtuoso processo di rinnovo del parco circolante con mezzi più sicuri ed ecologici”. Uggè auspica che il ministro Delrio “proceda a una rimodulazione degli interventi per trovare le risorse per le spese non documentate in modo da non penalizzare chi, anche se proprietario di un solo veicolo, ha investito sulla sicurezza e nell’ambiente, rispetto a chi invece non lo ha fatto”. 

 

 

IL DUMPING SOCIALE IN AUTOTRASPORTO: ATTENZIONE ALLA CONCORRENZA SLEALE

“In linea di principio, non siamo contrari a un mercato unico del trasporto, a condizione che siano accompagnate da una convergenza progressiva dei costi, dell’imposizione fiscale e della legislazione sociale all’interno degli Stati membri”, spiega Florence Berthelot, delegata generale aggiunta della FNTR. “Le nostre imprese non chiedono una restrizione alla libera circolazione, bensì vogliono lavorare su un piano di uguaglianza con i loro concorrenti”. Una delegazione della confederazione di autotrasportatori italiana Conftrasporto e della francese FNTR ha incontrato a Bruxelles Inge Bernaerts e Eddy Liégeois, come rappresentanti della Commissione europea per gli Affari Sociali e i Trasporti, presentando una serie di richieste comuni per eliminare la concorrenza sleale causata dal cabotaggio stradale e dal distacco degli autisti.

Le due associazioni hanno redatto una posizione comune sulla difesa sociale dell’autotrasporto in ambito comunitario. Il documento illustra i principali problemi e avanza alcune richieste per risolverli. Hanno ricevuto questo documento ieri a Bruxelles Inge Bernaerts, commissaria europea agli Affari Sociali, ed Eddy Liégeois, responsabile dell’ufficio Trasporti Terrestri della Direzione Generale della Mobilità e del Trasporto.

Le richieste principali riguardano l’istituzione di un’Agenzia europea per il trasporto stradale, che deve verificare l’applicazione e l’interpretazione delle regole comunitarie negli Stati membri e la creazione di uno speciale regime per i “lavoratori ad alta mobilità” (ossia gli autisti internazionali). Proposta anche la realizzazione di un registro europeo dell’autotrasporto, che permetta di controllare l’applicazione delle regole sociali, che nel frattempo devono essere armonizzate, in particolare quelle relative alle assicurazioni sociali e alle pensioni e l’introduzione di deroghe al regolamento 883/2004 sulla sicurezza sociale che permettano, in caso di distacco internazionale degli autisti, di pagare i contributi sociali del Paese di accoglienza del lavoratore. Inoltre, le due associazioni ritengono che debbano essere rafforzate le regole di accesso al mercato e alla professione e chiarite le norme sul distacco, specialmente durante le attività di cabotaggio stradale.

 

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