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01/07/2013
IL VALORE DEI NUMERI

MERCATO AUTO

Anche il primo quadrimestre del 2013 si è chiuso con dati negativi e le previsioni per il resto dell’anno non possono non tener conto della grave situazione congiunturale che stiamo vivendo

Renzo Dotti

ORMAI sta quasi diventando una scommessa. Quando si invertirà il trend negativo che da tanto tempo caratterizza il mercato italiano dell’auto? Mese dopo mese la discesa continua imperterrita e, nonostante i numeri si siano notevolmente ridotti in questi ultimi 2 anni, l’impressione è che occorrerà aspettare ancora un bel po’ prima di vedere l’ormai quasi “mitologico” segno più davanti alle cifre che esprimono percentualmente l’andamento del settore.
Logica vuole che, prendendo come mese di confronto quello dell’anno precedente, ossia per quest’anno il 2012 (già di per sé caratterizzato da forte ribasso nelle vendite) questa tendenza dovrebbe prima o poi mutare. Ma se l’economia nazionale manterrà l’attuale andamento, caratterizzato da un consolidato calo del Pil che prosegue ormai da 7 trimestri consecutivi, vendere auto nuove risulterà sempre più arduo.


Riflessi anche sulla produzione
Era già tutto scritto, potrà dire qualcuno, eppure l’andamento sfavorevole, ma non sfavorevolissimo, dell’ultima rilevazione potrebbe essere considerato dai più inguaribili ottimisti come un primo timidissimo passo verso la svolta. Purtroppo credo non sarà così.
Secondo i dati pubblicati dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, ad aprile il mercato italiano dell’auto ha totalizzato 116.209 immatricolazioni, il 10,8% in meno rispetto ad aprile 2012 quando si erano toccate le 130.321 unità, un valore comunque piuttosto basso rispetto all’anno precedente.
Complessivamente nel primo quadrimestre 2013 sono state immatricolate meno di mezzo milione di vetture, precisamente 471.750 unità, con una contrazione del 12,3% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno che, già di per sé totalmente negativo, aveva però superato le 538.000 automobili.
Come saggiamente evidenziato da Roberto Vavassori, presidente di Anfia, queste brutte notizie purtroppo hanno una ricaduta quasi diretta anche per la produzione che, per quanto riguarda le automobili, è calata dell’8% nel primo trimestre del 2013 rispetto ai primi tre mesi dello scorso anno. Un calo, quello della produzione, che per molti versi sembra ancor più inesorabile di quello delle vendite, tanto da indurre a pensare che non passeranno molti anni prima che l’Italia esca definitivamente dai produttori mondiali di un certo peso. Anzi guardando i numeri questa “retrocessione” c’è già stata.

La filiera regge grazie alle esportazioni
Meno auto prodotte, significa meno lavoro e quindi rilevanti difficoltà per centinaia di migliaia di persone che, conteggiando anche l’indotto, operano per costruire le vetture.
Per fortuna, come si usa dire tradizionalmente, la filiera automotive nonostante la sofferenza sul mercato domestico, trova nelle esportazioni l’ossigeno necessario per andare avanti. Nel 2012 infatti per la sola componentistica automotive, l’export ha avuto un valore di circa 18 miliardi di euro, con un saldo positivo della bilancia commerciale di 7,4 miliardi.
È chiaro ad Anfia e alla filiera che rappresenta che ciò che è necessario non sono gli aiuti governativi, bensì una seria politica industriale centrata sull’aumento dell’occupazione direttamente o indirettamente legata al settore e sul sostegno alle esportazioni, che rappresentano una vitale iniezione di ossigeno per l’intero sistema.

Un interlocutore privilegiato per bloccare il declino
A fronte di una delle crisi economiche più subdole che la storia moderna ricordi, che ci sta portando indietro di 40 anni non solo nel numero di auto vendute, ma anche in tanti altri ambiti della nostra vita quotidiana, il mondo automotive – Anfia in particolare – punta sull’attivazione della Consulta automotive proposta e accolta con favore lo scorso autunno dal Ministero dello sviluppo economico. Si tratterebbe di una task force operativa partecipata da Ministeri e soggetti operanti nel settore automotive che, sul modello dell’Automotive Council inglese, diventi l’interlocutore privilegiato per i provvedimenti legislativi in materia di mobilità, evitando così interventi frammentari e non coordinati.
Le misure che dovrebbero essere adottate nel medio periodo per far ripartire la fiducia, sempre più bassa, riguardano anche la riduzione degli oneri legati al possesso e all’utilizzo dell’autoveicolo, come Rc auto, pedaggi e accise sui carburanti.


Restano nubi fosche all’orizzonte
Posto che difficilmente si procederà, almeno nel breve-medio termine, all’adozione anche solo di alcune delle misure richieste, rimane il fatto che, come ricordato da Romano Valente - direttore Unrae - negli ultimi tre anni il volume delle mancate vendite di auto nuove in Italia è stato così grande da equivalere l’intero mercato automobilistico olandese. Inoltre la ripresa, quando arriverà, sarà molto sobria, e per il 2013 le previsioni parlano di 1.250.000 vetture vendute come tetto massimo, in pratica gli stessi valori degli anni Settanta. Analizzando più a fondo si approda a una spiegazione semplice: fra gli acquisti dei privati – che hanno registrato la perdita maggiore – il picco negativo è stato fra i giovani tra i 18 e i 29 anni che nel 2005 rappresentavano il 14% del mercato e oggi valgono appena il 9%. Senza lavoro, come ci ricordano costantemente le statistiche sulla disoccupazione giovanile, non si può comprare nulla. Un mercato fermo danneggia infine anche lo Stato stesso, che lo scorso anno ha introitato 3 miliardi di euro in meno di entrate fiscali provenienti dall’auto e impiegato centinaia di milioni di euro in ammortizzatori sociali per i lavoratori del settore. In questo circolo chiuso quasi impossibile da scardinare (meno auto – meno occupazione  –  meno introiti per lo Stato – nessun aiuto al settore – più spese per lo Stato) cercare la Soluzione con al S maiuscola rischia di non portare seriamente a nulla. Meglio forse prendere coscienza del grande cambiamento in atto adattandosi a esso.

 

I modelli più venduti

Come da tradizione, anche nel primo quadrimestre 2013 le auto del gruppo Fiat risultano le più immatricolate sul mercato interno, monopolizzando le prime posizioni.

Si confermano infatti ai primi tre posti rispettivamente Fiat Panda (39.003 unità), Fiat Punto (24.378) e Lancia Ypsilon (16.893), seguite, al quarto posto da Fiat 500, che risale di 3 posizioni rispetto all’ultima rilevazione.
Molto più variegata risulta invece essere la classifica delle automobili con motore diesel. Qui a dominare è la Volkswagen Golf con 11.165 vetture immatricolate nei primi quattro mesi, seguita da Fiat 500 L (9.534) e Nissan Qashqai (8.137).
In generale scorrendo i vari modelli in classifica (Renault Clio, Peugeot 208, Volkswagen Polo, Ford Fiesta) è facile intuire come ancora una volta gli italiani abbiano puntato sulle auto con il miglior rapporto qualità prezzo, favorite anche dalle politiche particolarmente aggressive delle case.

 

Il fantasma dell'auto elettrica

Nati come panacea per risolvere tutti i problemi di natura ambientale legati al trasporto, i veicoli elettrici sono venduti pochissimo su tutti i mercati mondiali. E l’Italia non fa eccezione, anzi.

Se negli Stati Uniti ad oggi la percentuale di automobili elettriche immatricolate sul totale è molto bassa (solo lo 0,1% ), in Italia questo numero è talmente piccolo che sembrerebbe quasi assurdo parlarne. A oggi infatti il numero di automobili elettriche vendute nel nostro paese rappresenta circa lo 0,0003% del totale. In termini assoluti, più o meno circa 30 auto al mese, o poco più.
Con questi numeri non si va lontano. Infatti negli Usa i grandi marchi come General Motors, Toyota e Ford hanno espresso parere univoco: le macchine elettriche per ora giocano un ruolo marginale nel mercato a causa degli alti costi di produzione, della ridotta autonomia e del peso eccessivo delle batterie utilizzate. E per rendersi conto che nel prossimo futuro non ci sarà alcuna netta inversione di tendenza, i manager di queste case hanno sottolineato che al momento non esistono innovazioni tecnologiche in grado di risolvere i problemi evidenziati.

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