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Articoli - Archivio

21/02/2013
IL PUNTO SULL'OMOLOGAZIONE

PNEUMATICI RICOSTRUITI
A sette anni dalla decisione dell’Unione Europea 2006/443 che ha reso obbligatori a far data dal 13 settembre del 2006 i regolamenti ECE 108 ed ECE 109 sui pneumatici ricostruiti, riassumiamo le principali prescrizioni previste per l’omologazione e alcune avvertenze per non incorrere in errore in sede di acquisto

Luca Ricci

L’ATTUALE difficile congiuntura economica ha riportato pienamente l’attenzione sulla ricostruzione, che sempre più utilizzatori adottano come “servizio al pneumatico” per ottimizzare i costi di gestione.
Airp sottolinea che il risparmio è effettivo solo acquistando prodotti di qualità, provenienti da impianti di ricostruzione omologati che applichino scrupolosamente le prescrizioni dei regolamenti.
L’omologazione riguarda infatti lo stabilimento del ricostruttore e viene rilasciata dall’autorità preposta a seguito di verifiche del processo di fabbricazione dopo avere testato con esito positivo campioni della produzione. Da questo discende un primo elemento sul quale porre l’attenzione, costituito dal fatto che la validità dell’omologazione è strettamente legata al sito di produzione e non è trasferibile acquistando o vendendo un impianto.
Anche i marchi sono legati all’impianto di produzione. Nella richiesta di omologazione dell’impianto il ricostruttore deve infatti dichiarare tutti i marchi che vengono prodotti all’interno dello stesso.
Nella domanda di omologazione occorre anche indicare l’indice di carico e il codice di velocità massimo che si intende ricostruire, secondo il principio del cosiddetto “worst case” ovvero il caso peggiore. Questo perché, in sede di prova, i pneumatici vengono testati secondo un programma corrispondente all’indice di carico e codice di velocità indicati. Oltre che in sede di prima omologazione, le prove debbono essere ripetute annualmente.
Occorre anche dichiarare il sistema di produzione e di applicazione dei materiali: ne deriva che se un produttore omologato a caldo volesse produrre anche il prestampato dovrà aggiornare il suo certificato di omologazione. Il ricostruttore deve inoltre dichiarare la gamma, la categoria di impiego, la struttura, se produce pneumatici invernali e segnalare all’autorità competente che ha rilasciato l’omologazione le modifiche intervenute.
Ottenuta l’approvazione, il ricostruttore potrà apporre sul prodotto il marchio di cui riproduciamo un fac-simile.


Il marchio di approvazione sopra illustrato posto su un pneumatico ricostruito indica che il centro di ricostruzione interessato è stato approvato in Olanda (E4) con il numero di approvazione 109R002439 in conformità ai requisiti del regolamento ECE 109 nella sua versione originale (00). 
Oltre al marchio di approvazione, sul prodotto debbono essere presenti, su entrambi i fianchi o sul fianco esterno in caso di pneumatici asimmetrici, anche altre marcature.
In primo luogo deve essere indicato il nome commerciale del ricostruttore. Non sono quindi ammessi pneumatici anonimi. Deve inoltre essere evidente che si tratta di un pneumatico ricostruito: dal primo gennaio 1999 l’unica marcatura ammessa è “RETREAD”. A richiesta del ricostruttore questo termine può essere accompagnato dalla traduzione in altre lingue. Sul prodotto deve anche essere apposta la data di fabbricazione, su un solo fianco, secondo un codice di quattro cifre, dove le prime due indicano il numero della settimana e le ultime due l’anno di ricostruzione. Il codice potrà indicare un periodo che va dalla settimana di produzione indicata più altre tre. Ad esempio la sigla 2503 può indicare un pneumatico ricostruito nella settimana 25, 26, 27 oppure 28 dell’anno 2003.
Abbiamo poi altre marcature che sono simili a quelle dei pneumatici nuovi, quali ad esempio gli indici di carico e i codici di velocità, la dicitura “TUBELESS” per i senza camera d’aria, le sigle M+S, MS, M.S. o M&S per i pneumatici da neve. Abbiamo poi le indicazioni della misura, della struttura dove “D” o nessuna indicazione di fronte al diametro del cerchio sta per diagonale, “R” sta per radiale e ancora “B” e “BIAS BELTED” indica i pneumatici cinturati.
Molto importante verificare la presenza o meno del simbolo dell’omega rovesciata o la parola “REGROOVABLE” per indicare i pneumatici riscolpibili. 


Vi sono inoltre altri tipi di marcature per usi speciali o altre situazioni particolari.
È bene tuttavia sottolineare che, se le specifiche originali del produttore sono ancora leggibili dopo la ricostruzione, queste si intendono come specifiche del ricostruttore. Al contrario, se le specifiche originali non fossero più valide dopo la ricostruzione debbono essere eliminate. Un’annotazione importante riguarda il fatto che non sono ammesse alla ricostruzione carcasse che non riportino il marchio “E” o “e” di omologazione all’origine.
Importante dunque, quando si acquistano pneumatici ricostruiti, effettuare queste semplici verifiche. La ricostruzione infatti, non lo si sottolinea mai abbastanza, ottimizza i costi di gestione dei pneumatici, purché si utilizzino prodotti di qualità provenienti da impianti omologati.

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