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Articoli - Archivio

05/11/2013
IL MIRAGGIO DELLA RIPRESA


MERCATO AUTO

I dati sconfortanti della vendita auto nel periodo estivo non fanno che confermare che dietro le previsioni di una crisi economica ormai quasi superata permane in realtà una grande incertezza sul futuro del nostro paese


Renzo Dotti

CERCARE LA LUCE in fondo al tunnel di una recessione che sembra non finire e sperare in un’inversione di tendenza, rappresenta oggi in Italia quasi un atto di fede.
Potrebbe apparire un incipit un po’ forte per un articolo che dovrebbe illustrare semplicemente la situazione del mercato auto, ma ritengo che la sensazione di pessimismo e disillusione condivisa dalla maggior parte delle persone sia sotto gli occhi di tutti e non si possa pensare che il trend della vendita di autoveicoli possa non esserne pesantemente influenzato.
Gli annunci dei governanti e di qualche “economista kamikaze” che invitano alla fiducia e una ripresa a portata di mano, si scontrano quotidianamente con dati, numeri, fatti e avvenimenti tremendamente concreti e impossibili da scalfire.
Se nel resto d’Europa, pur nell’ambito di evidenti difficoltà, alcuni timidi segnali di un’inversione di tendenza si sono potuti percepire, qui da noi tutto, o quasi, sembra remare contro.
In una condizione economica di continua emergenza, con uno Stato che appare ai più incapace di prendere decisioni in materia di riforme che siano in grado di migliorare la società e di far ripartire l’economia, certo non ci si poteva attendere il miracolo di numeri positivi dal mercato auto. Miracolo che puntualmente non si è verificato.


Ad agosto sempre più giù

L’estate, è risaputo, non è il periodo tipicamente scelto dagli italiani per comprare l’auto nuova. Anzi.
Le immatricolazioni, già deboli negli altri mesi, toccano in agosto il punto più basso. Tutto confermato anche in questo terrificante 2013 che, addirittura, riesce nell’impresa di far peggio nel mese di agosto rispetto allo stesso periodo del 2012 che aveva fatto segnare un crollo di oltre il 20% sull’anno precedente.
I dati pubblicati dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, fissano infatti nel mese vacanziero per eccellenza il mercato italiano dell’auto a 52.997 immatricolazioni, il 6,6% in meno rispetto ad agosto 2012.
Nel progressivo da inizio anno, i volumi complessivi ammontano a 893.037 unità, con una contrazione del 9% rispetto ai primi 8 mesi dell’anno precedente (981.545 unità).
Siamo così riusciti a battere altri record negativi, tornando indietro di oltre 50 anni: era infatti dal 1962 (49.761 auto immatricolate) che non si toccava un livello così basso ad agosto.
Questo continuo peggioramento del trend è figlio delle grandi difficoltà economiche vissute da una parte sempre più ampia di popolazione, ma è ulteriormente acuito dalle vessazioni fiscali che colpiscono in maniera incrementale la filiera dell’auto.


Sotto una pioggia di tasse

I dati comunicati da Anfia parlano chiaro: solo nel 2012 lo Stato ha prelevato dall’auto tasse per 72,73 miliardi di euro.
Questa mirabolante cifra, in crescita del 3,8% rispetto al 2011, indica che i maggiori contribuenti sono gli automobilisti.
E purtroppo nell’anno in corso quella che si può tranquillamente definire una vera e propria vessazione si è ulteriormente aggravata.
In soli 4 anni infatti la fiscalità sull’auto ha contribuito per l’1% in più al gettito complessivo, dal 16% del 2009 al 17%, e la sua incidenza sul Pil (4,4%) continua ad essere la più elevata tra i principali paesi europei, che hanno una media del 3,3%.
Secondo Anfia è dall’utilizzo dell’auto che arriva la maggior parte del gettito: 59,5 miliardi di euro, l’81,8% del totale.
Il dato è in crescita del 6% sul 2011 principalmente per i ritocchi delle accise e dell’Iva che hanno rincarato i carburanti.
Molto significativo il fatto che a quel 6% in più si è giunti nonostante sia scesa di oltre 1.000 km la percorrenza annua pro-veicolo e siano crollati i consumi di benzina (-16%) e di gasolio (-9,3%).
Al secondo posto c’è il gettito dall’acquisto (Iva e Ipt), pari al 9,4% per 6,87 miliardi di euro, sceso del 13,7% sul 2011 per le mancate vendite di veicoli, mentre al terzo posto ci sono le tasse sul possesso.


Il futuro delle auto italiane

In tutto questo marasma, è lecito chiedersi quale prospettive abbia la produzione nazionale di autoveicoli.
Il mercato, lapalissiano ribadirlo, non aiuta, ma neppure Fiat sembra decisa a puntare le sue fiches sul futuro dell’auto italiana.
Il calo delle immatricolazioni viene mascherato dalla maggior parte delle case, non solo da Fiat, con le cosiddette vetture a km zero.
Una pratica che tenta, non sempre con successo, di spostare un po’ più in là il baratro a cui si sta andando incontro.
Ma quello che manca, ed è sotto gli occhi di tutti, sono nuovi modelli italiani capaci, con scelte innovative e coraggiose, di garantire quelle quote che Fiat, inesorabilmente, sta perdendo anche sul fronte interno non presidiando più alcuni segmenti chiave, ma concentrando il suo “raggio d’azione” sulle utilitarie.
La logica porta a ritenere che per diversi anni non si venderanno più le quantità di veicoli a cui gli incentivi e una certa spensieratezza ci avevano abituati.
Ma gli acquirenti di auto nuove, seppur ridotti, comunque ci saranno e premieranno fatalmente chi, anche in periodo di evidente trasformazione economica della nostra società, ha saputo investire credendo nell’innovazione con tenacia e caparbietà.


• TIMIDA ESTATE EUROPEA

Dopo molti mesi di trend sistematicamente negativo, l’Europa ha finalmente battuto un colpo.
Si è trattato di un solo segnale (+4,9 % a luglio) subito replicato, anche nella percentuale, dall’ormai classico segno meno nel mese successivo (-4,9% ad agosto), ma è pur sempre qualcosa in un periodo di “vacche magrissime”.
Nei primi otto mesi dell’anno, le immatricolazioni complessive si attestano a 8.144.714 unità, con una contrazione del 5,2% rispetto ai primi otto mesi del 2012.
In realtà, fatta eccezione per il Regno Unito, che sta vivendo un periodo di ripresa, negli altri maggiori paesi i temi del rilancio e del sostegno della domanda interna, nonché della salvaguardia dell’industria automotive nazionale, sono al centro dell’attenzione, con la Spagna che a fine luglio ha rinnovato il piano incentivi mettendo in opera il Plan PIVE 3, e la Germania, in cui i rappresentanti del settore chiedono al futuro governo di non aumentare la pressione fiscale gravante sulle imprese, al fine di conservare, nel sistema paese, le condizioni necessarie per continuare ad attrarre investimenti sul territorio e mantenere quelli già esistenti.


• LE PROPOSTE DI ANFIA


Premesso che l’evoluzione della situazione economica generale non sembra garantire alcun ritorno al passato, né alcun recupero in pochi anni dei numeri che hanno caratterizzato gli “anni d’oro”, Anfia continua ad avanzare proposte anti-crisi, che possano quantomeno alleviare la drammatica situazione del mercato automobilistico nazionale.

Una prima richiesta riguarda l’abolizione del superbollo che, secondo Anfia, ha generato distorsioni senza produrre un vero gettito aggiuntivo.
Altre proposte concernono la riduzione delle accise sui carburanti e l’abbassamento dei premi assicurativi.
Inoltre, andrebbero diffuse le tecnologie per diminuire la congestione stradale, con benefici per consumi di carburante e tariffe assicurative. Da ultimo, ma non in ordine di importanza, viene ricordato che il Codice della Strada obbliga le amministrazioni locali a spendere almeno il 50% dei proventi delle multe per la sicurezza stradale agendo su manutenzione, segnaletica e controlli, attività che possono diminuire i costi, anche sociali, dell’uso del veicolo.

 

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