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Articoli - Archivio

18/12/2014
IL GUSTO DEL BELLO, BRIDGESTONE FRA ARTE E TECNOLOGIA

Non solo pneumatici


Passione imprenditoriale e impegno civile nel binomio che ha alimentato l’opera di Shojiro Ishibashi, fondatore del gruppo nipponico, cui si deve il Bridgestone Museum of Art e il Bridgestone Today Museum: l’occasione di una visita per scoprire i forti legami tra arte e cultura dell’innovazione

Francesco Lojola

Può sembrare un cognome giapponese come un altro, ma traducendo Ishibashi (ishi significa pietra e bashi equivale a ponte) ecco svelata l’origine del principale produttore di pneumatici al mondo: la grande avventura imprenditoriale di Shojiro Ishibashi prende il via nella sartoria di famiglia con la fabbricazione dei jikatabi, le tipiche calzature degli operai dalla suola in gomma, suo primo successo. Per decollare vent’anni più tardi, nel 1931, quando fonda Bridgestone Tire Corporation. “Il suo motto, ‘servire la società con qualità superiore’ – dice Andy Davies, managing director di Bridgestone Europe South Region - è da sempre la missione del gruppo. Con l’intento dichiarato di offrire il meglio ai clienti e alla società tutta, non solo in termini di prodotti, servizi e tecnologie, ma in ogni attività aziendale”, così da potersi guadagnare la fiducia dell’intera comunità in un ambito sempre più vasto. Ecco allora la figura di Ishibashi, fautore di una responsabilità sociale d’impresa ante litteram, coltivata da un lato attraverso l’interesse più vivo per il progresso della conoscenza, di cui certo s’avvantaggia un business mai disgiunto dal codice etico, e dall’altro lo sviluppo della cultura e delle arti, passione e gusto per il bello che da sempre accompagna il fondatore di Bridgestone, ben presto noto come collezionista di capolavori della pittura d’Oriente e d’Occidente. Ed ecco dunque una chiave di lettura diversa dal consueto per una vicenda che piace raccontare proprio perché, per molti aspetti, ancora sotto traccia: a dare
“il la” un viaggio in Giappone nei luoghi simbolo della nascita e della diffusione di una cultura d’impresa che tuttora sottende agli indirizzi del gruppo nipponico, alle radici di un’identità dai forti valori condivisi.

 

Una galleria fuori dall’ordinario

Due siti su tutti, tra quelli meritevoli di un’approfondita visita, possono spiegare concretamente l’essenza dello sfaccettato connubio tra passione imprenditoriale e impegno civile: il Bridgestone Museum of Art a Kyobashi (Tokyo), proprietà della Fondazione Ishibashi, la galleria d’arte in cui il fondatore ha riunito la sua collezione per aprirla a tutti i visitatori, e il Bridgestone Today Museum, che illustra passo dopo passo l’evoluzione tecnologica compiuta dal gruppo, a partire dal primo pneumatico fabbricato per giungere ai prodotti testimoni dello stato dell’arte, proiettandola poi verso l’innovazione di frontiera, con un accento posto costantemente sulla salvaguardia dell’ambiente. Due facce, viene da dire, della stessa medaglia, inquadrata nell’obiettivo di concorrere al progresso, così come soleva ripetere Shojiro Ishibashi, avvicinando il pubblico all’arte e alla tecnologia. E non v’è dubbio che l’obiettivo di contribuire alla diffusione della cultura, condividendo la raccolta dei propri capolavori, sia già stato raggiunto, se è vero che dall’anno della sua fondazione, il 1952, più di 5 milioni di persone hanno varcato la soglia del Museum of Art. Fortemente voluto dal fondatore al rientro da un viaggio negli Stati Uniti, assai colpito dalla visita al Moma di New York. Da allora la collezione (http://www.bridgestone-museum.gr.jp/en/collection/search/), composta in origine da dipinti di artisti francesi che si posizionano tra la seconda metà del 1800 e i primi decenni del 1900, si è costantemente arricchita abbracciando un ampio periodo dal XVII° al XX° secolo, e spaziando dall’arte antica alle opere degli impressionisti e dei post-impressionisti, dai dipinti giapponesi dell’epoca Meiji e delle successive all’astrattismo francese post-bellico, cosicché oggi il museo ospita la più grande raccolta di artisti moderni di tutto il paese.

 

Storia, tecnologie e motorsport sugli scudi

Opere di inestimabile valore firmate da Pablo Picasso, Paul Gauguin, Paul Cézanne, Henri Matisse, Claude Monet, Henri Rousseau. E, ancora, tra gli altri, da Amedeo Modigliani, Edgar Degas, Paul Signac, Edouard Manet, Camille Corot, Henri Toulouse-Lautrec. In tutto, 1.800 capolavori, con acquisizioni continue tra le quali, nel 1980, il Saltimbanco con le braccia incrociate di Picasso e, nel 1987, M.lle Georgette Charpentier seduta di Renoir; e poi, più di recente, l’opera Number 2,1951, del pittore statunitense Jackson Pollock, in occasione del cinquantesimo anniversario della fondazione. Oltre all’esposizione permanente, il museo propone quattro volte l’anno una mostra a tema. Così, fino al 12 gennaio, ospita le opere del pittore e scultore statunitense d’origine olandese Willem de Kooning, uno dei maestri dell’espressionismo astratto. Non troppo distante dalla sede storica di Bridgestone, che accoglie il Museum of Fine Art, si trova il Bridgestone Today Museum. Qui il focus è costituito dalle molteplici espressioni delle tecnologie della gomma e della tecnica dei pneumatici, divenute parte integrante della vita quotidiana di ognuno di noi. Tra pannelli illustrativi multimediali, prodotti in rassegna e dispositivi di prova, per apprezzare struttura e funzioni, ecco l’opportunità di una full immersion nei processi di fabbricazione e ricostruzione, nei momenti chiave della storia evolutiva del marchio nipponico nonché nelle vicende legate alla lunga frequentazione del motorsport, in un arco di attività che unisce la Formula 1 alla Moto Gp, passando per IndyCar e Super Gt.


Gomme antisismiche e pinne artificiali

Il centro tecnico che ospita il museo Bridgestone Today è un edificio a prova di terremoto e nell’interrato è possibile osservare gli ammortizzatori antisismici in gomma che sorreggono l’intera struttura, isolandola dal terreno. Un prodotto che Bridgestone commercializza anche al di fuori del Giappone (ove detiene quasi il 50% del mercato), capace di ridurre da 7 a 3 l’intensità delle vibrazioni. Al primo piano il visitatore è atteso dai campioni di materiali che danno vita ai pneumatici, dagli strumenti con cui testare direttamente forze e temperature in gioco, attriti e proprietà di resistenza, dagli spaccati che evidenziano la struttura dei prodotti e, ancora, da una rassegna di coperture che spaziano dal più grande pneumatico off-road, pesante 5,5 ton, alle gomme per i veicoli più disparati (aeroplani, rulli stradali, carri a mano, motoslitte e altro ancora). Al secondo piano, invece, alle informazioni sui processi di fabbricazione, dalla ricerca e sviluppo allo stadio del prodotto finito, si aggiungono le molteplici attività centrate sulla riduzione dell’impatto ambientale e le iniziative di corporate social responsibility. Così, ecco la serie di pneumatici a maggiore efficienza energetica (Ecopia) e la speciale gomma usata nei pannelli solari; e poi, il concept Airfree (ruota senz’aria in resina termoplastica per veicoli elettrici) e una formidabile pinna artificiale per delfini. “Entro il 2050 – chiosa Andy Davies - nei processi di produzione dei nostri prodotti utilizzeremo solo materiali completamente sostenibili. Le gomme del futuro saranno in grado di rispettare la natura senza danneggiarla, e senza venir meno a prestazioni e sicurezza: una sfida crescente che si traduce in ricerca e innovazione”.

 

 

 

  • ECOPIA, LA GOMMA VERDE NEI COLLAGE DI GALIMBERTI

 

La passione per l’arte non si è esaurita con il fondatore Shojiro Ishibashi, scomparso nel 1976, ma è divenuta nel tempo una sorta di leit motiv del gruppo Bridgestone. Che in Italia ha pensato di esprimere l’attenzione per l’ambiente e l’arte affidandosi all’instant artist Maurizio Galimberti, il fotografo che, Polaroid alla mano, ha fatto della tecnica del mosaico il proprio marchio di fabbrica. E che lo scorso giugno ha trasformato il giardino della villa di Francis Ford Coppola, Palazzo Margherita a Bernalda (Matera), in un rigoglioso set fotografico, ambientando e ritraendo da par suo i pneumatici Ecopia, i prodotti che meglio incarnano l’approccio verde del costruttore giapponese. “Grazie alla collaborazione con Galimberti – spiegano alla Bridgestone – abbiamo potuto dare vita ed espressione a un soggetto insolito e inaspettato, trasformato in vera e propria opera d’arte, nell’ottica di sottolineare il nostro grande rispetto per l’ambiente e il connubio tra innovazione tecnologica e arte. La gamma Ecopia è il primo passo per esprimere pienamente l’impegno di Bridgestone verso la sostenibilità”.

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