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Articoli - Archivio

23/06/2016
IL GRANDE BUSINESS DELL'AUTOMOBILE-ROBOT

Pneumatici per guida autonoma

 

Grandi industrie dell’automobile, colossi dell’informatica e ora anche produttori di pneumatici puntano sulle automobili a guida autonoma

Paolo Ferrini

È successo. Doveva succedere. Se non altro per la teoria dei grandi numeri. Intanto segnatevi questa data: 14 Febbraio 2016. È il giorno del primo incidente ufficialmente riconosciuto provocato da un’automobile a guida autonoma. Teatro del “fattaccio” sono state le strade di Mountain View, in California, dove la Google Car – che, sia detto per inciso, fino a quel momento aveva percorso qualcosa come oltre 1,6 milioni di chilometri senza avere mai avuto responsabilità in incidenti – stava svolgendo un test di routine.

In pratica, come spiegano i responsabili di Google, la vettura a guida autonoma stava viaggiando sulla corsia di destra e, quando si è trovata la strada bloccata, si è fermata in attesa di potersi spostare sulla corsia centrale dove proveniva un autobus a una velocità di 24 km/h. A questo punto, pensando che il mezzo avrebbe rallentato o che si sarebbe fermato per cederle il passo, l’auto ha provato a immettersi nella carreggiata muovendosi a 3 km/h e urtando la fiancata dell’autobus senza peraltro causare danni a persone. «La responsabilità è chiaramente nostra. Se la nostra auto non si fosse mossa, non ci sarebbe stato un impatto» ammettono a Google. «D’ora in avanti faremo in modo che le nostre auto capiscano meglio che gli autobus, così come altri grandi mezzi, sono meno propensi a cedere il passo rispetto ad altri tipi di veicolo. Speriamo di gestire meglio situazioni simili in futuro».

 

Eagle 360: solo per le auto-robot?

L’incidente americano non ha ovviamente scalfito i piani di Goodyear che un paio di settimane dopo al Salone dell’Automobile di Ginevra ha presentato il concept Eagle-360, una sfera realizzata con stampa tridimensionale e collegata al veicolo tramite levitazione magnetica che, secondo i responsabili della Casa di Akron, servirà per sviluppare i pneumatici del futuro. Sempre a sentire i portavoce di Goodyear, questi dovranno rispondere a quattro elementi chiave (manovrabilità, sicurezza, connettività e biomimica) che sarebbero a loro volta fondamentali per rispondere alle esigenze di quei veicoli a guida autonoma che, secondo uno studio di Navigant Research, saranno 85 milioni in tutto il mondo entro il 2035. E qui il cerchio si chiude: le auto a guida autonoma ci porteranno anche pneumatici speciali che, a quanto pare, si annunciano molto diversi da quelli che conosciamo.

La particolare forma sferica di Eagle-360 è stata ideata, per esempio, per fornire la massima manovrabilità, grazie all’orientamento multiplo e anti-nausea che consente alla vettura di muoversi in tutte le direzioni. In questo modo offre maggior sicurezza ai passeggeri, riducendo lo slittamento in caso di fondo bagnato o ghiacciato e facilitando il superamento di ostacoli improvvisi. Per non parlare del fatto che grazie alla sua capacità di curvare a 360 gradi, Eagle-360 facilita il parcheggio anche in spazi ridotti. Un’altra importante caratteristica è la sua elevata connettività: i sensori all’interno del pneumatico registrano e regolano l’usura, rilevano le condizioni meteorologiche e del manto stradale, comunicando tutte queste informazioni alla vettura.

Questo “concept tyre” è stato sviluppato avvalendosi delle ultime scoperte in campo biomimico ovvero la scienza che prende ispirazione dalla natura, utilizzata da Goodyear nel processo di innovazione. Il battistrada riproduce il disegno di un particolare tipo di corallo (corallo-cervello), i tasselli e le scanalature multi-direzionali contribuiscono ad assicurare un’area di contatto sicura. Il fondo delle scanalature ha le stesse caratteristiche della spugna naturale, che si indurisce quando è asciutta e si ammorbidisce quando è bagnata, per offrire adeguate prestazioni di guida anche in caso di pioggia e una buona resistenza all’aquaplaning. Un insieme di innovazioni che vanno probabilmente molto al di là dello specifico utilizzo su un veicolo a guida autonoma.

 

Guida autonoma: esigenza o moda?

Perché allora fare un così forte riferimento ai veicoli a guida autonoma? La sensazione è che tutto quello che è legato alla guida autonoma faccia oggi tendenza o quantomeno sia identificato con lo sviluppo tecnologico nel mondo delle quattro ruote. Il presidente degli Stati Uniti ha annunciato un investimento di 4 miliardi di Dollari per accelerarne lo sviluppo. Carlos Ghosh, numero uno dell’alleanza Renault-Nissan, annuncia che «entro il 2020 lanceremo più di 10 veicoli a guida autonoma».

Più cauti sono in casa Bosch («difficile che in città possa arrivare prima del 2030» dice il CEO, Volkmar Denner), così come in Kia dove si ipotizza una guida parzialmente autonoma entro il 2020 mentre per il resto ci sarà da attendere il 2030. La cautela arriva anche da Gill Pratt del Toyota Research Institute di Palo Alto: «Se è vero che la guida autonoma può salvare ogni anno solo negli Stati Uniti più di 30.000 persone, c’è la necessità di accelerare i tempi, ma è anche vero che per raggiungere la completa affidabilità, la tecnologia deve essere testata per trilioni di chilometri mentre oggi siamo ancora all’ordine delle migliaia».

Nel partito dei prudenti troviamo gli esperti di Continental secondo i quali a partire dal 2025 dovrebbe essere possibile guidare in modalità completamente automatizzata, ma solo nell’ambito delle autostrade, permettendo poi al conducente di riprendere la guida del veicolo.

 

Ma ne abbiamo davvero bisogno?

Tra tanti autorevoli punti di vista raccolti in questi anni sull’argomento, manca, secondo noi, quello più importante: quello del pubblico. La gente è disposta davvero a spendere (inevitabilmente) qualcosa in più per farsi portare a spasso da un’auto senza pilota? Qualche sostenitore della guida autonoma fa notare la comodità di servirsene per mandare la nonna dal medico oppure i bambini a scuola. Voi lo fareste? E poi ci sono tutte le possibili implicazioni legali. Se l’auto autonoma su cui viaggiate provoca un incidente, di chi è la colpa? Del costruttore? Del proprietario? Di chi cura (o non cura in modo appropriato) la manutenzione?

La tecnologia della guida autonoma già in parte disponibile, inizialmente ci porterà a una serie di utili soluzioni di nicchia. Pensiamo, per esempio, alle auto per i disabili oppure al “platooning” che Kapsch TrafficCom sta sviluppato per interconnettere un convoglio anche di 10 autotreni nel quale quelli che seguono copiano automaticamente il comportamento del capofila, accelerando, frenando e girando nello stesso identico modo, viaggiando a una distanza fissa e a velocità costante. In quest’ottica si inserisce anche il “concept tyre” Eagle-360 di Goodyear che, proposto per i veicoli a guida autonoma, potrebbe trovare applicazione anche sui normali autoveicoli e rappresentare una svolta importante nel nostro modo di guidare e cambiare sensibilmente il modo di lavorare degli operatori.

 

Cominciamo con il  parcheggio autonomo

Molto prima della guida autonoma, prevedono alcuni esperti, sarà disponibile il parcheggio autonomo. Il park assist automatico di Bosch, già in produzione e comandato a distanza tramite smartphone, è in grado di manovrare autonomamente le vetture negli spazi del parcheggio. «Per noi il parcheggio autonomo inizia nel veicolo, ma va ben oltre» dice Dirk Hoheisel, membro del consiglio di amministrazione di Bosch. Sensori installati nella pavimentazione possono riconoscere se uno spazio è occupato oppure no e passare l’informazione ad una mappa in tempo reale cui si può accedere, per esempio, via internet. Ciò consente ai guidatori di scegliere un posto disponibile e dirigervi l’auto. In collaborazione con Daimler, Bosch si sta spingendo oltre attraverso una vera rivoluzione dei sistemi di parcheggio. Il guidatore non dovrà più preoccuparsi di parcheggiare e successivamente ritrovare la propria auto, perché sarà l’auto stessa a dirigersi verso un parcheggio libero e a tornare indietro con un semplice comando. Per raggiungere questo traguardo, Bosch sta sviluppando le infrastrutture necessarie, compresi sensori di presenza, telecamere e tecnologie di comunicazione.

Alla resa dei conti è in fondo anche il parere di Håkan Samuelsson, presidente e CEO di Volvo Cars. «La guida autonoma ha la potenzialità di rivoluzionare la sicurezza stradale e automobilistica. Questa tecnologia è in grado di salvare vite umane. La guida autonoma snellisce inoltre il flusso del traffico, migliora la qualità dell’aria e fa risparmiare tempo alle persone. Questa tecnologia dovrebbe essere introdotta il più rapidamente possibile. Il modo migliore di farlo è coinvolgere tutte le parti che possono contribuire a questo processo alla prima opportunità e stimolarle a collaborare» dice Samuelsson. che però poi precisa. «La guida autonoma non è qualcosa che riguarda soltanto la tecnologia per i veicoli. Abbiamo bisogno delle strade giuste, delle regole e delle leggi giuste. Dobbiamo inoltre garantire che le tecnologie di guida autonoma siano armonizzate il più possibile per evitare costi di sviluppo superflui e far sì che una vettura con guida autonoma negli Stati Uniti sia tanto sicura e legale quanto un’auto con la stessa tecnologia in Europa o in Asia». Come dire che la strada che porta a una guida completamente autonoma coinvolge moltissimi altri aspetti, che vanno ben oltre l’industria automobilistica e quelle a essa direttamente collegate, e che pertanto potrebbe richiedere tempi molto più lunghi di quanto si possa ipotizzare e alla fine dovremo probabilmente accontentarci di comunque utilissime “automazioni parziali”. 

 

 

 

INCIDENTE! DI CHI È LA RESPONSABILITÀ?

Prima o poi l’eventuale arrivo delle automobili-robot sulle nostre strade imporrà l’aggiornamento della Convenzione di Vienna del 1967 seconda la quale un veicolo è un mezzo di trasporto guidato da un conducente. Come dovrà essere considerata un’automobile a guida autonoma? Per condurla si dovrà ancora essere in possesso di una tradizionale patente di guida e avere un’età minima? La vettura dovrà essere ancora assicurata? E in caso affermativo, come dovranno essere gestite le eventuali conseguenze di sinistri da essa provocati?

Le questioni da affrontare sono davvero molte. Al momento attuale, almeno a sentire gli addetti ai lavori, l’assicurazione non dovrebbe andare in pensione poiché continueranno comunque a sussistere alcune possibilità di rischio. È una questione di responsabilità civile. Oltre che con gli altri autoveicoli, le auto a guida autonoma dovranno comunque condividere la strada con pedoni, ciclisti e motociclisti. E non si può poi escludere a priori che i sofisticati sistemi di iperconnessione di cui saranno ovviamente dotate possano evidenziare qualche difetto, specialmente nella lunga fase di transizione nella quale le auto-robot dovranno inevitabilmente convivere con quelle tradizionali.

Qualcuno insomma dovrà assumersi la responsabilità di un eventuale incidente. In teoria, se si accerta (cosa peraltro non facile e probabile fonte di interminabili diatribe) che il danno è causato dal malfunzionamento del sistema o dei dispositivi di sicurezza di bordo, la responsabilità dovrebbe ricadere sul costruttore del veicolo. Quest’ultimo dovrà quindi tutelarsi con una polizza speciale (che, c’è da scommetterci, finirà per fare lievitare il prezzo di listino del veicolo). Nondimeno anche il proprietario della vettura dovrà contare su una copertura assicurativa per mettersi a sua volta al riparo qualora la causa dell’incidente vada ricondotta a una non regolare manutenzione del veicolo. Per non parlare degli imprevisti. Di chi è la colpa, se un veicolo a guida autonoma, in una fase in cui viaggia senza qualcuno a bordo, per un qualsiasi problema (una buca, ad esempio), sbanda e provoca danni a persone o cose?

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