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27/06/2012
IL FUTURO È MADE IN ITALY

BUTLER INVESTE IN UN NUOVO STABILIMENTO
Con l’inaugurazione dello stabilimento di Rolo (Re), Butler rilancia sull’Italia per competere meglio sul mercato internazionale delle autoattrezzature: 13 milioni di euro investiti nel nuovo sito di 12mila mq, viatico per una crescita attesa verso il record dei 30 milioni di fatturato

Mino De Rigo

DELOCALIZZARE la produzione e disimpegnarsi da un paese in difficoltà o piuttosto rilanciare gli investimenti puntando sull’innovazione come pure sull’automazione di processo utile a contenere i costi? Un quesito al quale i vertici del gruppo Sa.mi.ro., realtà primaria nel comparto delle autoattrezzature cui fanno capo i marchi Butler, Ravaglioli, Space e Sirio, hanno risposto con la fiducia nel know how, nell’invenzione creativa nonché nella capacità di più elevati standard produttivi. Gli stessi che a lungo hanno contribuito ad assegnare all’Italia l’incontrastata leadership di settore. 

Ecco allora il nuovo stabilimento di Butler a Rolo di Reggio Emilia, 13 milioni di euro per una struttura di 12mila mq, 4mila in più del vecchio sito di Rio Saliceto, già pronta anche per l’eventuale raddoppio della superficie. Ultimo in ordine di tempo e senza dubbio il più significativo, anche perché in controtendenza rispetto ai corsi attuali, l’investimento fa il paio col rafforzamento dell’organico e della rete commerciale e soprattutto fa seguito al rinnovo degli impianti di fabbrica, che ha interessato in particolare la sede produttiva Sirio di San Giovanni di Ostellato (Fe), dove si concentra la costruzione dei telai e dei cassoni in lamiera per smontagomme, equilibratrici, linee revisione, ponti sollevatori e per assetti marchiati con i brand del gruppo.

 

Sinergie di gruppo 

“Spingiamo – dice Silvano Santi, presidente di Sa.mi.ro. – sulla forte automazione e razionalizzazione dei cicli di produzione, ma siamo anche convinti che lo sviluppo e la crescita sui mercati internazionali si possa alimentare soltanto puntando sull’innovazione tecnologica e sulla qualità. Inoltre, la scelta di investire in Italia e non all’estero è figlia della volontà di mantenere il controllo completo dei processi e degli standard produttivi”. 

È così che il papillon rosso che ammicca dal logo aziendale di Butler campeggia finalmente, dopo un’attesa di quattro anni, sul nuovo stabilimento, nel quale si lavora all’assemblaggio delle macchine al top della gamma. È infatti del 2008 l’avvio dei lavori di costruzione, fermati prudenzialmente l’anno successivo in un contesto congiunturale di difficoltà e poi ripresi a metà 2010. Spiega Santi: “Nel 2009 abbiamo risentito della crisi ma subito ci siamo riportati ai livelli di fatturato precedenti e quest’anno l’obiettivo è fissato a quota 30 milioni di euro, con una crescita attesa del 20% sul 2011”. Forte di una capacità produttiva annua già pronta a superare le 4.500 macchine, Butler, fondata nel 1988 e acquisita da Sa.mi.ro. nel 2005, occupa 95 addetti ed esporta oltre l’80% di quanto prodotto. “L’acquisizione – dice Santi – ha dato nuovo slancio all’azienda, che ha potuto fare leva sui siti di produzione e sulle sinergie di gruppo e così allargare il proprio portafoglio d’offerta, che oggi risulta il più ampio sul mercato. Siamo presenti in 150 paesi nel mondo e le nostre attrezzature trovano sbocchi non soltanto in Nordamerica, Sudamerica e Giappone, ma anche in Russia, in Medio Oriente e Cina”, dove la sempre più massiccia presenza delle case automobilistiche europee fa da volano ad attrezzature di livello. 

 

Innovazione soprattutto

“La concorrenza dei paesi emergenti non ci preoccupa. Ci hanno copiato un sistema per l’assetto ruote di vecchia generazione: lo abbiamo acquistato constatando che non erano riusciti a cancellare dalla scheda madre e pure da alcune videate il marchio originale Space. Ci vorranno anni prima che possano raggiungere il nostro livello tecnologico e per allora confido che saremo assai più avanti”. È comunque un campanello d’allarme, tanto più considerando l’esito delle joint venture avviate in loco da consolidate aziende di settore, estromesse una volta che il know how fornito poteva permettere ai soci orientali di fare da sé. “Se interessa una vendita di massa nel mercato cinese – osserva Santi – l’unica opzione è produrre sul posto; se invece l’intento è mirato, è possibile essere presenti con prodotti ad alto contenuto tecnologico, dei quali esiste richiesta. Man mano che i produttori locali accresceranno il livello di tecnologia e qualità, aumenteranno inevitabilmente i propri costi, col risultato che potremo tornare competitivi in modo ancora più ampio”. “A dimostrazione delle qualità delle nostre attrezzature, il gruppo ha di recente sottoscritto un accordo con uno dei più importanti gruppi cinesi produttori di autoattrezzature, per fornire loro prodotti totalmente ‘Made in Italy’.  Decidendo di comprare da noi  – sottolinea Santi – riconoscono di non essere in grado di costruirle, per questo si sono rivolti a noi per soddisfare una precisa domanda del mercato. Negli anni Butler ha sviluppato innovazioni che hanno reso unici i suoi prodotti. A cominciare dall’intuizione di Tullio Gonzaga, uno dei fondatori dell’azienda, che prima ideò uno smontagomme con motore ad aria e non elettrico, e poi il doppio stallonatore verticale, oggi adottato dalla maggioranza delle macchine di fascia alta”. 

 

Smontagomme hi-tech

Lungo i corridoi dell’area tecnica del nuovo stabilimento reggiano sono appesi i 14 brevetti registrati. E giù, al piano terra, nella grande sala demo usata come training center, fa bella mostra di sé, accanto a tutti gli altri esemplari della gamma, l’attuale cavallo di battaglia, il maggiordomo (“butler”) per gommisti siglato A. Concert. “Si tratta di un apparecchio senza leva totalmente automatico – afferma Santi – che permette di ridurre del 30% i tempi operativi: smontaggio e montaggio in un minuto e 10”; ma è soprattutto una macchina utilissima nei service dove il titolare deve ricorrere a personale esterno rendendolo rapidamente produttivo. Un sistema sicuro e alla portata anche dei meno esperti, capace di riconoscere tipologie e misure dei pneumatici e adattare coppia e regime di funzionamento”. 

Dalla visita al sito di Rolo una sola area resta off limits: è il reparto di ricerca e sviluppo. “A. Concert è destinata a primeggiare sul mercato da qui ai prossimi cinque anni, ma già ci sono nuove macchine nel cassetto, a cominciare dalla sua evoluzione. E poi, applicazioni specifiche per operare più rapidamente e con variazione di coppia sulle gomme autocarro”. Due, infine, gli accordi più recenti: la convenzione di fornitura con la catena Driver e l’intesa con Michelin, in Spagna, che ha omologato il sistema Butler Navigator per l’assistenza mobile.

 

• Costi di produzione

Automazione, soprattutto. Per migliorare i processi produttivi e ridurre l’incidenza della manodopera. Funziona così nello stabilimento Sirio di San Giovanni di Ostellato, nella provincia ferrarese. Circa 200 addetti al lavoro su 4 turni per produrre 24 ore al giorno per 6 giorni la settimana, massimizzando lo sfruttamento degli impianti nei 17.500 mq del sito, che ospita anche assemblaggio e collaudo. 

“Le tecnologie introdotte _ spiega Silvano Santi, presidente del gruppo Sa.mi.ro _ hanno fatto scendere sotto il 10% il peso della manodopera sul prodotto. Se anche risparmiassi 5 volte il costo del personale, come nel Far East, alla fine economizzerei non più del 7-8%. Ecco che delocalizzare non serve”. 

Nel capannone di taglio lamiere un solo addetto gestisce da computer 7 laser con caricamento automatico, e automatizzato è anche il magazzino da cui attingono; poi, la saldatura è in gran parte robotizzata, come pure le lavorazioni affidate alle macchine utensili. Dai cancelli della fabbrica possono così uscire ogni anno 5-6mila smontagomme leggeri, altrettante equilibratrici, circa 3mila ponti per assetto e una quantità analoga di ponti a forbice. Tutti pronti a competere sui mercati.

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