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15/03/2018
IL CAMION ELETTRICO LA RIVOLUZIONE È ALLE PORTE

Electric truck

 

Costi di esercizio ridotti, emissioni dirette azzerate, accelerazione da superstar: ecco le caratteristiche del nuovo truck firmato Elon Musk, disponibile nel 2019. Ma il panorama è ancora ricco di incognite, soprattutto in merito a batterie, velocità di ricarica e prezzo.

Fabio Quinto

l 16 novembre del 2017 rimarrà probabilmente nella storia dell’evoluzione tecnica dei mezzi pesanti. Ad Hawthorne, California, Elon Musk ha presentato il primo camion elettrico della Tesla: il Semi (dall’abbreviazione con la quale gli Americani solitamente indicano un autoarticolato). Non si tratta in realtà di una novità assoluta, visto che prima della casa americana dei prototipi erano stati già presentati da Mercedes-Benz e da un altro produttore americano, la Nikola. Tuttavia il binomio elettrico-Tesla è quello che indubbiamente affascina di più il pubblico mondiale, già affascinato dai bolidi ecologici di Musk. Ma è questo il futuro dei mezzi pesanti? Per rispondere, osserviamo da vicino il nuovo arrivato.

 

QUATTRO MOTORI E UN RECORD

Il Semi è un trattore stradale a tre assi a trazione elettrica a guida semi-autonoma, con un peso totale a terra di 36 tonnellate. In una terra dove i truck non si fanno certo problemi di dimensioni, questa è già una prima limitazione: con le 40-44 tonnellate europee, con le quali circolano i nostri mezzi sulle percorrenze medio-lunghe. E anche con l’aggravio dei tre assi, che a oggi non consente certo di ottimizzare la capacità di carico. La trazione elettrica è assicurata da 4 motori indipendenti montati sugli assi posteriori, collegati direttamente alle ruote, senza scatola del cambio e altri “intermediari”. Che assicurano però prestazioni impensabili per un diesel, in grado di stuzzicare gli appassionati: da zero a 96 km/h in 20 secondi. Senza il semirimorchio, addirittura in 5 secondi, rispetto ai 15 di un ordinario diesel. Il pacco batterie (collocato nella parte bassa della cabina e soprattutto con una garanzia di 1,6 milioni di km) offre un’autonomia dichiarata di 500 miglia (circa 800 km), a pieno carico e su lunghe percorrenze di tipo autostradale.

 

LE LEGGI DELLA FISICA

La ricarica avviene con le nuove stazioni Megacharger, assai diffuse negli Stati Uniti, e secondo l’azienda potrà avvenire in appena 30 minuti: anche da qui passa buona parte dell’efficienza dei camion elettrici. Serve infatti una nuova rigenerazione di sistemi di ricarica per garantire “rifornimenti” in tempi e costi ragionevoli per un’azienda di autotrasporto. I 30 minuti per la ricarica sono stati contestati negli Stati Uniti da Bloomberg, secondo la quale andrebbero contro le leggi della fisica. Così come i costi, visto che il pacco batterie dovrebbe avere la capacità di 600-1000 Kwh, che da sole dovrebbero coprire più della metà del costo del camion (85mila euro). A meno che Tesla non stia utilizzando una nuova tecnologia per aumentare le performance delle batterie (e delle colonnine di ricarica), vero tallone d’Achille di ogni veicolo elettrico: sarebbe questa la vera rivoluzione.

 

SOLO PER STATI UNITI E CANADA

Ma sono i consumi (e, di conseguenza, le emissioni) a suscitare maggiormente l’interesse delle aziende di autotrasporto: addio gasolio e consumo elettrico di 2kWh per miglio. La casa americana, con i costi energetici in vigore negli Stati Uniti, ha conteggiato un risparmio netto di 200mila dollari (circa 170mila euro) a veicolo e un ammortamento del prezzo di acquisto di 2 anni. Il prezzo del Semi non è stato svelato immediatamente durante la presentazione, ma qualche giorno dopo: oscillerà tra i 150mila e i 200mila dollari (127-170mila euro), e già ora è ordinabile online – ma solo da aziende statunitensi e canadesi – versando un acconto di 5mila dollari (4200 euro), con consegna prevista nel 2019.

 

LA GUIDA AL CENTRO

Il nuovo Tesla Semi monta il sistema Autopilot sviluppato dall’azienda californiana: si tratta di una una guida semi-automatica, che mantiene la distanza di sicurezza del veicolo, la corsia e frena in caso di emergenza. Ma è nella cabina che la rivoluzione si può toccare con mano: l’assenza del propulsore nella sua classica posizione lascia mano libera ai progettisti per ottenere il massimo in termini di aerodinamica e di comfort per l’autista. Secondo la Tesla, un rilassato autista siederà al centro della cabina, che ha un muso dalle forme morbide e leggermente appuntite. Al posto del cruscotto, due touschscreen che mostrano tutte le informazioni sul funzionamento del veicolo. Con le videocamere, manco a dirlo, al posto degli specchietti retrovisori.

 

L’ARRIVO IN ITALIA

La casa è stata da subito subissata di richieste da parte delle aziende americana, ansiose di toccare con mano i vantaggi che promette la nuova tecnologia. E il primo acquirente europeo è stata l’italiana Fercam, avvalendosi di un suo partner americano, la Mao: resta ora da vedere come si svolgeranno le procedure di immatricolazione sul nostro suolo. E soprattutto il suo comportamento su strada, anche in vista di applicazioni più complesse come i semirimorchi isotermici. Dove i motori elettrici dovranno mandare avanti anche i frigo.

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