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Articoli - Archivio

05/07/2011
I pneumatici fuori uso fanno strada all'ecologia

Convegno Ecopneus

Col sistema nazionale integrato per il recupero dei Pfu in dirittura d’arrivo, la società senza scopo di lucro Ecopneus fa appello ai “gommisti” e prepara i percorsi della filiera di raccolta e trattamento guardando a nuove applicazioni di recupero

di Francesco Lojola

Oggi più di un quarto dei pneumatici a fine vita sfugge a ogni controllo, ma già una buona metà è avviata al recupero energetico come combustibile, e ciò che rimane viene riciclato come materia prima seconda

 

A fare il punto sulla gestione dei pneumatici fuori uso il convegno “Pneumatici Fuori Uso, da oggi una risorsa per gli utenti della strada”, svoltosi nel corso della manifestazione bolognese Autopromotec e organizzato da Ecopneus, la società creata da Bridgestone, Continental, Goodyear Dunlop, Marangoni, Michelin e Pirelli per organizzare la raccolta, lo stoccaggio e la destinazione finale dei Pfu, così come prescritto dall’articolo 228 del D. Lgs. 152/2006, che obbliga i produttori e importatori di pneumatici operanti sul territorio nazionale a provvedere al recupero di una quota di materiale proporzionale a quanto immesso nel mercato l’anno solare precedente. Il convegno si è svolto alcuni giorni prima della pubblicazione del decreto attuativo del sistema di gestione dei Pfu (DM 82/2011), di cui parleremo sul prossimo numero (ndr).
Un’attività concepita per contribuire a ridurre il danno ambientale ed economico prodotto dalle pratiche illegali, tra mercato nero e discariche abusive, calcolato in una perdita annua superiore ai 360 milioni di euro. Più di 140 sottratti alle finanze pubbliche sotto forma di mancato pagamento dell’Iva e almeno 150 all’imprenditoria attiva nel trattamento lecito dei Pfu, mentre il resto corrisponde ai costi di bonifica dei siti fuorilegge.
Si stima che annualmente si originano presso gli operatori circa 380mila tonnellate di Pfu.  “Oggi – ha affermato Giovanni Corbetta, direttore generale di Ecopneus – più di un quarto dei pneumatici a fine vita sfugge a ogni controllo, ma già una buona metà è avviata al recupero energetico come combustibile, e ciò che rimane viene recuperato come materia prima seconda”. Polverino e granulato di gomma utilizzabili per produrre asfalti modificati, barriere insonorizzanti e anti-erosione, fondazioni stradali e superfici per impianti sportivi e, ancora, tappetini e pannelli isolanti, nonché delimitatori di traffico e membrane impermeabilizzanti.

A finanziare è il contributo dell’utente finale
“In Italia contiamo oltre 30mila punti di generazione del rifiuto, centinaia di operatori che si occupano della raccolta, 50 aziende di trasformazione del materiale e di produzione di manufatti derivati, nonché vari cementifici che bruciano i pneumatici fuori uso per produrre energia. Abbiamo studiato un sistema di prelievo porta a porta gratuito per i gommisti che si saranno registrati al nostro sito internet”. A finanziare il sistema, infatti, è il contributo ambientale versato al momento dell’acquisto di nuovi pneumatici, e dunque a farsene carico sarà l’utilizzatore finale.
L’importo varierà in base al peso e sarà indicato in modo visibile nella fattura e nello scontrino fiscale. “Noi retribuiremo i raccoglitori – ha aggiunto Corbetta – in base a quanto stabilito in ogni regione da un’apposita gara”. Il recupero dei pneumatici a fine vita, che la norma prevede per un quantitativo pari al totale dell’immesso nel mercato l’anno precedente, presuppone la tracciabilità degli stessi nonché la rendicontazione di quanto raccolto, da inviare al Ministero dell’Ambiente. Peraltro, la società non ha fini di lucro e, in caso di avanzo di esercizio, un terzo sarà destinato alla bonifica di stock precedenti e il resto andrà a beneficio delle spese di gestione dell’anno seguente”. Ai “gommisti” che faranno parte del sistema, Ecopneus fornirà un maxi poster con il valore del contributo ambientale e le regole alla base del rapporto con il raccoglitore. Rientrano nell’operazione di recupero anche i pneumatici staccati dalle vetture in demolizione, i cui costi sono compensati dal contributo corrisposto all’atto dell’immatricolazione del veicolo. “Le Case automobilistiche – ha spiegato Salvatore Di Carlo, responsabile Fiat per i veicoli a fine vita – si occupano del riciclaggio delle vetture in base alla direttiva Ue che dispone la responsabilità del produttore, con l’obiettivo che almeno l’80% del materiale-vettura possa essere reimpiegato ovvero che l’85% del peso possa essere destinato al recupero energetico”.

Gomma riciclata per l’asfalto
In un’autovettura, il 3,5% del peso è costituito, in media, dai pneumatici, sui quali si appunta l’attenzione delle Case in vista del target europeo fissato per il 2015 che eleva la quota di materiale da indirizzare obbligatoriamente al recupero. Ed ecco anche l’interesse per i mercati di sbocco: “Il più rilevante dei quali, nell’ottica dell’industria automotive, è rappresentato dagli asfalti modificati, ove l’uso di polverino di gomma riciclata è già stato ampiamente sperimentato e, in paesi come gli Stati Uniti, è assai diffuso. Lo scorso anno abbiamo condotto una posa di test, d’intesa con la Provincia di Torino, il Politecnico, l’associazione di operatori delle settore stradale e del bitume Siteb ed Ecopneus, stendendo su 1,2 km di tangenziale tra Torino e Venaria un asfalto modificato con polverino”, che nella miscela bituminosa sostituisce i materiali inerti tradizionalmente utilizzati: per ogni km di stesa alta 3 cm si usano 2mila Pfu. “Abbiamo rilevato svariati vantaggi, come effetto di una resa superiore agli asfalti convenzionali”. “Le esperienze estere condotte sugli asphalt rubber – gli ha fatto eco Ines Antunes, rappresentante della Rubber Pavements Association – lo confermano. Si ottengono maggiore sicurezza e comfort, poiché i veicoli frenano in spazi più ridotti sia sull’asciutto che sul bagnato e si riduce il rumore medio esterno e interno all’abitacolo. L’asfalto modificato costa di più, ma il suo spessore può essere ridotto, e poi richiede meno manutenzione, dato che la gomma assorbe le dilatazioni termiche, contrastando le fessurazioni nel manto stradale”. Tra gli ulteriori vantaggi che gli sono ascritti, la riduzione di spruzzi e nebbia d’acqua, nonché l’eliminazione di riflessi luminosi, che migliora anche la visibilità notturna. 

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