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Articoli - Archivio

05/09/2011
I Pfu entrano in gioco

Dm sulla gestione dei pneumatici fuori uso

Previsto nel 2006, è arrivato il decreto del Ministero dell'ambiente sulla gestione dei pneumatici fuori uso, con operatività dal 7 settembre 2011. Prevenzione della formazione del fine vita, ottimizzazione del recupero, tutela ambientale
e tracciabilità sono i principali obiettivi della normativa 

 

 

Roberta Papadia

I produttori e gli importatori di pneumatici sono tenuti dal 7 settembre 2011 a raccogliere e gestire annualmente quantità di Pfu di qualsiasi marca almeno equivalenti alle quantità di pneumatici che hanno immesso nel mercato nazionale del ricambio l'anno precedente.

 

Dopo anni di attesa è arrivato il decreto sui pneumatici fuori uso, decreto ministeriale 82/2011. Tutto nasce dall'articolo 228 del d.lgs 152/2006 (codice dell'ambiente) con la finalità di organizzare la gestione dei pneumatici fuori uso per ottimizzarne il recupero, prevenirne la formazione (anche attraverso la ricostruzione) e proteggere l'ambiente. Il 228 dispone l'obbligo dei produttori e degli importatori di pneumatici (responsabilità del produttore) di provvedere singolarmente o in forma associata alla gestione di quantitativi di pneumatici fuori uso pari a quelli immessi nel mercato l'anno precedente e destinati alla vendita sul territorio nazionale. È previsto un contributo sui pneumatici a carico degli utenti finali per far fronte agli oneri di gestione dei Pfu. Per dar vita al sistema si aspettava appunto il decreto attuativo che è entrato in vigore il 9 giugno, con partenza a 90 giorni (il 7 settembre 2011).
Come ogni importante cambiamento normativo occorrerà del tempo per andare completamente a regime e per armonizzare la teoria legislativa, che a volte lascia troppo spazio alle interpretazioni, con la pratica. Il fine è meritevole, ma sicuramente servirà la buona volontà di tutti gli attori per raggiungere in modo ottimale gli obiettivi.


Criteri per la gestione
I produttori e gli importatori di pneumatici sono tenuti quindi dal 7 settembre 2011 a raccogliere e gestire annualmente quantità di Pfu di qualsiasi marca almeno equivalenti (in peso) alle quantità di pneumatici che hanno immesso nel mercato nazionale del ricambio l'anno precedente.
Per dare un minimo di respiro al sistema è stabilita una fase transitoria in cui vengono richieste quote parziali:
• al 31 dicembre 2011 gestione di almeno il 25% del quantitativo immesso nel mercato nazionale nel 2010;
• al 31 dicembre 2012 gestione di almeno l'80% del quantitativo immesso nel mercato nazionale nel 2011;
• al 31 dicembre 2013 e per gli anni successivi gestione del 100% del quantitativo immesso nel mercato nazionale l'anno solare precedente.
Sono esclusi dalla norma i pneumatici da bicicletta, le camere d'aria, i relativi protettori (flap) e guarnizioni in gomma, i pneumatici per aeroplani e aeromobili in genere. I pneumatici fuori uso staccati dai veicoli a fine vita (d.lgs 24 giugno 2003, n. 209) sono sottoposti alla specifica procedura indicata dal decreto (art.7).
Non mancano le sanzioni, determinate in proporzione ad una percentuale del contributo, che in estrema sintesi riguardano il non raggiungimento delle quantità minime previste per legge, omissione delle comunicazioni, non adempimento degli obblighi di gestione dei Pfu. E per ciò che non viene direttamente sanzionato il decreto rimanda alla legge 24 novembre 1981, n.689 (Modifiche al sistema penale).

 

Parte il contributo ambientale
Sempre dal 7 settembre si applica il contributo ambientale determinato dal Ministero dell'ambiente. Il contributo, differenziato per le diverse tipologie di pneumatici, va indicato in modo chiaro e distinto sulla fattura (ricevuta fiscale o scontrino fiscale) in tutte le fasi di commercializzazione del pneumatico nel mercato del ricambio.

 

La raccolta
Il decreto stabilisce che i produttori e gli importatori debbano dare preferenza alla presa in carico di Pfu generati nel mercato del ricambio successivamente alla data di entrata in vigore del decreto stesso. E qui arriviamo agli stock: Pfu e prodotti derivati dalla loro frantumazione, facenti parte di stock storici e provenienti sia da operazioni di ricambio di pneumatici che da demolizione di veicoli effettuate prima dell'entrata in vigore del decreto, possono essere utilizzati a copertura di eventuali quantitativi mancanti rispetto alle quote da coprire. La legge richiede anche che le strutture operative associate debbano destinare, se esistente, una quota parte non inferiore al 30% dell'avanzo di amministrazione accertato alla gestione degli stock storici.

 

Pfu derivanti da demolizione dei veicoli a fine vita
Come accennato, disciplina a sé hanno i Pfu derivanti dai veicoli a fine vita. I produttori e gli importatori di pneumatici, direttamente o tramite loro forme associate, raccolgono e gestiscono, su chiamata e dietro corrispettivo pagato da un fondo costituito presso l'Aci, i Pfu provenienti da veicoli a fine vita. È previsto inoltre un apposito comitato di gestione sempre presso l'Aci. Il contributo, in questo caso, è riscosso dal rivenditore del veicolo (dal 7 ottobre pv) all'atto di vendita di ogni veicolo nuovo nel territorio nazionale e versato nel fondo.

 

Il ruolo di Ecopneus
Ruolo primario nel nuovo sistema di gestione dei Pfu lo svolge sicuramente Ecopneus, la società per azioni senza scopo di lucro costituita ad inizio 2009 dalle principali aziende produttrici o importatrici di pneumatici in Italia: Bridgestone, Continental, Goodyear-Dunlop, Marangoni, Michelin, Pirelli. Rappresentando oltre l'80% del mercato nazionale, di fatto Ecopneus costituisce il principale interlocutore e responsabile dello sviluppo di un sistema che deve garantire raccolta, recupero e monitoraggio su tutto il territorio nazionale.
La società dovrà infatti gestire larga parte delle oltre 380.000 tonnellate di fuori uso prodotti in Italia, dando loro una nuova vita e promuovendone i settori di impiego. Attualmente, secondo quanto dichiara Ecopneus, ogni anno "spariscono" nel nulla fino a 100mila tonnellate di Pfu. Vengono abbandonati in discariche abusive, torrenti, fiumi, cave, campagne, a detrimento del paesaggio e dell'ambiente. Da non sottovalutare neanche il dato emerso dal censimento di Legambiente: dal 2005 al 2010 risultano 1.049 discariche illegali, per un'estensione di oltre 6 milioni di metri quadrati.

 

• La natura del pneumatico

 

Il pneumatico è un prodotto sofisticato che presenta una struttura complessa, contenente al suo interno anche rinforzi metallici e tessili, i cui componenti principali sono:
elastomeri dal 45 al 47%;
nerofumo dal 20 al 22%;
rinforzi metallici dal 16 al 25%;
rinforzi tessili fino al 6%;
altri ingredienti e zolfo da 1% a 3%.
 

 

• La strada del recupero

 

Ogni anno vengono immessi al ricambio circa 30 milioni di pneumatici per autovetture, 2 milioni per autocarro, 3 milioni per mezzi a due ruote e 200.000 per mezzi industriali ed agricoli: una risorsa importante di riutilizzo, sia come recupero di materiale che recupero di energia. Infatti, il Pfu si presta all'utilizzo in numerose applicazioni, intero o sotto forma di granulo di varie dimensioni. Per quanto riguarda il recupero energetico questo prodotto ha un potere calorifico pari a quello del carbone ed è oggi largamente usato sotto vari formati (ciabattato, cippato, o intero) in settori industriali come cementifici o centrali di produzione di energie/vapore.
Per il recupero di materiale, i Pfu vengono avviati al processo di granulazione che, in diverse fasi, li riduce in frammenti sempre minori, fino ad arrivare al polverino. Molte le destinazioni d'uso individuate a livello internazionale come ad esempio gli asfalti modificati (0-0,8mm polverino e 0,8-2mm granulato). L'aggiunta di gomma ai conglomerati bituminosi permette la realizzazione di pavimentazioni apprezzate per durabilità, silenziosità, aderenza in frenata e drenaggio. Anche in Italia sono state realizzate diverse applicazioni in Toscana, Emilia Romagna e Piemonte. Altra interessante applicazione è quella delle superfici sportive (0,8-20 mm granulato deferrizzato), come materiale da intaso per campi in erba artificiale e piste da atletica, pavimentazioni antitrauma e superfici equestri. Un altro impiego è come materiale per l'isolamento (0-20 mm granulato e polverino deferrizzati). Il granulo di gomma, legato con resine poliuretaniche, viene utilizzato per produrre pannelli insonorizzanti, tappetini anti-calpestio, membrane impermeabilizzanti, materiali anti-vibranti e anti-sismici con buone proprietà elastiche e per protezione anti-infortunistica. Ulteriore utilizzo avviene nell'arredo urbano, pavimenti e manufatti (0-15 mm granulato e polverino deferrizzati). Qui il granulo di gomma, legato con resine poliuretaniche o in combinazione con altri polimeri termoplastici, viene utilizzato per la produzione di dossi artificiali, delimitatori di traffico, cordoli, ecc, materassi per l'allevamento degli animali, mattonelle in gomma ecc. E poi ancora nelle opere di ingegneria civile (Pfu interi o 10-400mm ciabattato e cippato), come elemento costruttivo di barriere insonorizzanti, barriere anti-erosione, stabilizzazione di pendii, protezioni costiere, terrapieni stradali drenanti e termo-isolanti e drenaggi di base in nuove discariche. I polverini di gomma sono riciclati nelle nuove mescole (0-0,4 mm polverino) per la produzione di articoli tecnici e, in minima parte, nelle mescole dei pneumatici. Oltre al recupero, per seconda fusione, dell'acciaio derivante dalla frantumazione dei Pfu, a livello internazionale è in continua crescita l'interesse delle acciaierie verso la parziale sostituzione dell'antracite e coke (utilizzati quali riducenti degli ossidi metallici) con fuori uso frantumato in pezzature variabili in funzione degli impianti (25-400 ciabattato). Il cippato rivestito con resine poliuretaniche (10-50 mm cippato deferrizzato) e colorato in diverse tonalità ha trovato larga applicazione in sostituzione alla corteccia di conifere per la pacciamatura di giardini pubblici e privati, aiuole spartitraffico, rotatorie, ecc. In Italia è un'applicazione non ancora diffusa. I polverini e granuli di gomma, rigenerazione (0-20 mm polverino e granulato), se sottoposti ad azione meccanica, termica o irradiati di ultrasuoni, subiscono un processo di de-vulcanizzazione con risultati variabili in funzione del materiale di partenza e della tecnologia utilizzata. Il prodotto finale è particolarmente idoneo al reimpiego in nuove mescole di gomma anche in percentuali elevate. 

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