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Articoli - Archivio

21/08/2019
Gommisti stop agli abusivi

Sondaggio

 

Da un sondaggio realizzato ad Autopromotec risulta che secondo gli operatori del settore servono regole più chiare e maggiori sanzioni per contrastare l’esercizio illecito della professione

Carlo Ferro

Migliorare la legislazione vigente, aumentare i controlli e applicare maggiori sanzioni a chi esercita come abusivo la professione di gommista. Sono alcune delle richieste emerse dal sondaggio che Assogomma, Federpneus, Airp e Cna hanno realizzato durante l’ultima fiera Autopromotec. Durante i cinque giorni della manifestazione, oltre 1300 visitatori di diversa estrazione e provenienza, tutti professionisti del settore dell’autoriparazione, hanno risposto a una serie di domande preparate dalle associazioni. Le risposte fornite dagli intervistati, per la maggior parte gommisti seguiti da meccatronici, carrozzieri, titolari di concessionari e benzinai, hanno permesso di tracciare un profilo di quelle che sono i cambiamenti da suggerire sia in ambito normativo che disciplinare sul tema dell’esercizio irregolare della professione. Nello specifico, il 91% degli intervistati si è espresso in maniera favorevole sul ripristino di una lista delle attrezzature minime necessarie per esercitare la professione di gommista, un tempo prevista dalla legge 122/92. Tale legge, già lacunosa alla sua nascita, è diventata ormai obsoleta e tutte le associazioni della filiera e i professionisti dell’autoriparazione ne richiedono a gran voce un adeguamento. Una necessità visti anche i profondi cambiamenti che si stanno assistendo nel campo automotive dovuti al moltiplicarsi di tecnologie sempre più innovative. “L’indagine effettuata durante la fiera Autopromotec – ha speigato Fabio Bertolotti, direttore di Assogomma – è la dimostrazione della possibilità di lavorare insieme come filiera nell’interesse di tutti, ivi compresi gli automobilisti. I risultati confermano la volontà della rivendita di operare a favore della valorizzazione dei virtuosi prendendo le distanze da chi opera nel torbido”. A tutto ciò va poi aggiunta la necessità di definire sul territorio nazionale programmi unici per la formazione del responsabile tecnico di officina, disposizioni contenenti le indicazioni per eseguire procedure corrette e sicure e le dotazioni di attrezzature minime indispensabili per operare. L’abolizione della lista delle attrezzature minime, introdotta dalla legge Monti del 2012, consente anche a chi non è gommista di professione di poter intervenire sulle gomme dai veicoli. Un problema che per le associazioni di categoria si traduce con un rischio per la sicurezza. “Emerge chiaramente la richiesta del nostro settore di tornare ad avere regole chiare e condivise, per una serie di vantaggi importanti quali aumentare la sicurezza della circolazione stradale, ridurre gli illeciti fiscali e ambientali, arginare la concorrenza sleale da parte di operatori improvvisati – ha commentato Giancarlo Veronesi, presidente di Federpneus –. Secondo l’ultima campagna Vacanze Sicure sono ancora tante le auto italiane che circolano con pneumatici non conformi alla carta di circolazione o non omologati: chi li ha montati? Per questo è importante rivolgersi sempre a rivenditori qualificati”. Un passaggio, quest’ultimo, condiviso anche da Giuseppe Calì, portavoce nazionale gommisti di Cna: “Sono confortato dal risultato del sondaggio e mi auguro che si possa lavorare, quanto prima, alle modifiche della legge 122/92, soprattutto per quelle parti riguardanti la valorizzazione e la tutela delle professionalità del gommista. Nel frattempo, sarebbe importante definire e condividere, in tempi brevi, una procedura per la realizzazione e diffusione della targa, da apporre presso le officine, in modo tale che l’utente venga correttamente informato sulle professionalità dell’azienda a cui sta richiedendo il servizio per il proprio veicolo”.

 

I risultati del sondaggio

Analizzando nel dettaglio i risultati del sondaggio emerge che oltre 9 gommisti su 10 sono d’accordo sull’idea che la professione di gommista debba essere consentita esclusivamente alle imprese iscritte nell’apposito registro e che debba essere contemplata nelle specifiche categorie della Cciaa individuate dai codici Ateco 45.20.4 (0-1-2). La stragrande maggioranza del campione intervistato ha anche accolto positivamente l’idea di rilasciare una certificazione di conformità ogni qual volta si effettui un intervento di cambio pneumatici. Tuttavia, tra i gommisti, uno su quattro non ritiene indispensabile questa certificazione. Spostandoci sul tema delle sanzioni, l’opinione diffusa tra gli operatori del settore è che si aumentino i controlli e si faccia rispettare quanto prescritto dalla normativa sul tema. E questo anche perché a oggi non è prevista alcuna sanzione nel caso in cui il gommista non riporti separatamente in fattura o sullo scontrino, il prezzo del prodotto venduto distinto dal servizio prestato e dal contributo ambientale per lo smaltimento. Per questo motivo circa il 90% degli intervistati vorrebbe che le associazioni della filiera promuovessero un’azione di rappresentanza incisiva nei confronti delle autorità perché gli obblighi vengano fatti rispettare anche con sanzioni specifiche. Un dato interessante emerso dal sondaggio riguarda l’aspetto della visibilità e professionalità del gommista. Il 92% degli intervistati sarebbe interessato a essere visibile all’automobilista attraverso l’apposizione di una targa identificativa che affermi l’idoneità a svolgere la professione di gommista: riportando per esempio il numero di iscrizione alla Camera di commercio e nell’albo delle imprese artigiane con l’eventuale indicazione del nominativo del responsabile tecnico. L’indagine testimonia quindi la forte volontà della categoria a rispettare le regole prendendo le distanze da chi invece le disattende. Vale la pena di ricordare che un’indagine condotta dalla Polizia giudiziaria nel 2018 aveva portato alla luce una situazione di irregolarità nel 22% dei 749 esercizi controllati, con il 9% di abusivi. Dati che meritano attenzione, ma che al tempo stesso confermano che l’80/90% dei punti vendita verificati è risultato in regola e vuole essere tutelato.

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