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Articoli - Archivio

12/12/2012
GUARDANDO OLTRE

MERCATO AUTO
Attraverso una panoramica a 360 gradi viene proposta un’analisi che vada oltre i freddi numeri che delineano il consuntivo 2012 del mercato italiano dell’auto come il più negativo degli ultimi anni

Renzo Dotti

QUESTA VOLTA PROVO a giocare di anticipo, proponendo previsioni sulla chiusura del 2012, annus horribilis per il mercato nazionale dell’auto, avendo in mano, come ultimi dati, solo quelli forniti da Anfia relativi a ottobre. Un altro mese, quest’ultimo, senza sorprese positive, con l’ennesimo scontato e importante calo, in grado comunque di suscitare flebili visioni ottimistiche da parte di alcuni qualificati analisti.
Un esempio su tutti: facendo perno su una frenata nella caduta delle immatricolazioni, passata da una media di oltre il 20,5% nei primi nove mesi del 2012, a poco più del 12,4% di ottobre, il Centro Studi Promotor GL events, ente specializzato nello studio e nelle elaborazioni dei dati del mondo automotive, individua timidissimi segnali positivi che, associati a quelli ricavabili da altri indicatori, possono dare adito a qualche riflessione meno fosca del solito.
Si tratta di piccoli cenni, quasi impercettibili, come l’arresto della caduta del clima di fiducia di imprese e consumatori o il non peggioramento del clima di fiducia degli operatori di settore, che consentono di intravedere spiragli, se non proprio di ripresa, quanto meno di stabilizzazione del mercato. Segnali a cui aggrapparsi per non rischiare di vedere tutto e solamente nero.

Timori e speranze
Le piccole speranze non possono però neppure lontanamente nascondere le incertezze che permangono intatte per un mercato, quello italiano, che si assesterà a fine anno intorno a 1.400.000 vetture immatricolate, lontano dal 1.700.000 dello scorso anno e addirittura incomparabile ai 2.500.000 di soli 5 anni fa. Numeri, quest’ultimi, che appaiono oggi quasi irreali, ma che, a prescindere dallo stato di recessione che stiamo vivendo, non fotografavano neppure allora la reale consistenza della domanda anche alla luce della bolla speculativa che sarebbe scoppiata di lì a poco.
Oggi il dato chiaro è quello di un settore in uno stato di estrema sofferenza sotto ogni punto di vista, che rischia di vedersi seriamente ridimensionato in tutti gli attori della filiera. Si calcola infatti che nell’anno in corso stia chiudendo una concessionaria al giorno, con 150 nuovi disoccupati alla settimana nel solo sistema distributivo. E cominciano a soffrire anche altri snodi della filiera, come quella della componentistica e dei ricambi che, anche se con un certo fisiologico ritardo rispetto al comparto delle vendite di vetture, chiuderanno il 2012 con cali significativi di fatturato e con pesanti prevedibili ricadute nel settore occupazionale.


La crisi condiziona tutto
Una cosa è ormai palese: il crollo delle vendite di auto nuove in Italia, pur producendo un evidente invecchiamento del parco circolante, non è stato in grado di garantire un sostegno stabile neppure alla domanda di riparazione e manutenzione. E questo dimostra una volta di più come sia la grave congiuntura economica l’attrice indiscutibilmente protagonista dei nostri giorni, in grado di condizionare sempre più profondamente gran parte delle scelte di spesa di noi tutti, soprattutto quelle relative ai beni durevoli, ma non solo.
Le case non lesinano iniziative promozionali, a volte strabilianti, proponendo con indiscutibile frequenza nuovi modelli sempre più ricchi di tecnologia e valore intrinseco. Paradossalmente sarebbe proprio questo il momento migliore per cambiare la propria vettura. Ma il duro realismo alla fine prevale e la frase: ”Dovrei cambiare l’auto, ma ho pensato che è meglio aspettare ancora un po’ visto che in fondo finora va lo stesso” riecheggia sempre più frequentemente nei discorsi delle persone.
Se a tutto questo aggiungiamo anche la classica goccia che fa traboccare il vaso, ossia l’aumento della pressione fiscale cui sono sottoposte le famiglie italiane, è chiaro che il blocco verso l’acquisto dei beni durevoli non può che rafforzarsi e il rinvio di ogni iniziativa a tempi migliori rischia di diventare ormai un vero e proprio comandamento.

Richieste cadute nel vuoto
Chi si azzarda quindi a pensare che una vera e propria ripresa del mercato auto sia dietro l’angolo è davvero un sognatore: il caro-carburanti, il caro-assicurazioni, le difficoltà di accesso al credito, l’overdose di imposte e, come più volte ribadito, la dura situazione dell’economia reale, sono macigni che non danno scampo.
Ciononostante il mondo auto non intende arrendersi e ricorda costantemente alle istituzioni la necessità di intervenire sui problemi strutturali dell’industria manifatturiera, di cui l’automotive ha sempre rappresentato un fiore all’occhiello, con misure quali ad esempio la riforma fiscale sul lavoro e la riduzione dei costi dell’energia, in grado di far ripartire gli investimenti o, quanto meno, di non far precipitare ulteriormente la situazione.
I segnali a cui aggrapparsi dovrebbero infatti realisticamente al massimo tentare di stabilizzare la situazione. Personalmente mi sto convincendo sempre più che stiamo vivendo un passaggio epocale e che il risultato di quella che comunemente viene chiamata crisi sarà un lentissimo ma profondo cambiamento nel vedere, apprezzare e desiderare le cose. Auto comprese.

 

• Ottobre in breve
Anche a ottobre il mercato italiano dell’auto ha chiuso con un ribasso del 12,4%, per un totale di 116.875 immatricolazioni. Nel cumulato da inizio anno, i volumi immatricolati si attestano a 1.207.860 unità, il 19,7% in meno rispetto allo stesso periodo del 2011. È l’undicesima flessione consecutiva a doppia cifra, anche se la più contenuta da inizio anno, con livelli di immatricolazioni appena più bassi di quelli dell’ottobre del 1995. Rispetto al 2007, negli ultimi 5 anni, si è perso quasi il 44% del mercato.
Stando ai dati preliminari relativi alle immatricolazioni per alimentazione, gli unici risultati positivi nel mese si rilevano per le alimentazioni alternative e per il mercato dell’usato. Nel primo caso le vetture a gpl immatricolate a ottobre rappresentano il 12,5% del totale immatricolato contro il 3,7% di un anno fa, mentre per il metano la quota di mercato si attesta al 4,3% rispetto al 2,6% di un anno fa. In lieve crescita anche la quota di penetrazione delle vetture ibride: 0,7% a ottobre 2012 contro lo 0,3% di ottobre 2011. Sul fronte dell’usato infine, occorre registrare una ripresa, dopo tredici mesi consecutivi in calo. Il mercato con 407.005 trasferimenti di proprietà al lordo delle minivolture a concessionari, chiude il mese di ottobre a +8,2%. Nei primi dieci mesi del 2012, rimane però un calo del 9,7% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, per un totale di 3.426.613 trasferimenti di proprietà al lordo delle minivolture a concessionari.

 


• E nel 2013?
Premesso che nessuno possiede la sfera di cristallo, è interessante riportare le previsioni di uno dei maggiori centri studi e analisi di mercato come Moody’s circa le prospettive del mercato auto mondiale nel 2013. La famosa agenzia di rating nella sua ultima stima, attraverso il proprio “Global auto industry outlook”, ha rivisto al ribasso la previsione sulla crescita della domanda al 2,9% dal 4,5% della stima precedente. Moody’s ritiene che un numero crescente di costruttori, a fronte di una mancata ripresa delle vendite, avvierà ristrutturazioni per affrontare la sovra-capacità in Europa, ma ogni sforzo di ristrutturazione sarà positivo per le case del vecchio continente se si tradurrà in una riduzione della capacità e dei costi a livelli sostenibili di domanda e al raggiungimento di un tasso di utilizzazione degli impianti almeno del 90%. Le vendite in Europa sono infatti previste in calo complessivo del 3% nei primi 6 mesi del 2013 in confronto con il 2012, e fra i mercati del vecchio continente, quello italiano è ancora una volta considerato dall’agenzia come uno di quelli più in crisi anche nel prossimo anno.

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