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21/02/2013
FONDI CONFERMATI MA COSTI MINIMI ANCORA IN BILICO

AUTOTRASPORTO
Anche nel 2013 il settore riceverà 400 milioni di euro di contributi. Attesa per la decisione definitiva del Tar del Lazio sull’ammissibilità dell’applicazione dei costi di sicurezza nei contratti di trasporto merci

Paolo Castiglia

LA LEGGE DI SPESA ha conservato i contributi per il settore dell’autotrasporto. E questo consente agli autotrasportatori di guardare al futuro con qualche certezza in più, visto che i 400 milioni di contributi sono assicurati. Resta, invece, ancora sospesa sul settore la spada di Damocle dell’esito dei ricorsi contro i costi minimi di sicurezza, sui quali il Tar del Lazio non si è ancora pronunciato nel merito, anche se per ora non li ha sospesi. Su questo delicato tema c’è da registrare la posizione molto chiara di uno dei maggiori esponenti del settore, l’ex sottosegretario e attuale presidente di Fai-Conftrasporto, Paolo Uggè, secondo il quale “i costi della sicurezza sono in vigore, devono essere applicati in quanto derivanti da disposizioni di legge volute dal Parlamento. Il Tar potrà forse obiettare se le delibere assunte dall’Osservatorio siano compatibili con il disposto di legge o sollevare il conflitto di dubbia compatibilità con gli orientamenti comunitari e con i principi costituzionali, ma non annullare una legge approvata dal Parlamento”. Uggè poi continua: “Sappiamo che molte sono le transazioni extra giudiziarie che la committenza ha preferito effettuare onde evitare sentenze contrarie. Questo è avvenuto sia nel settore petrolifero, nella grande distribuzione, e sia nel cemento. Siamo a conoscenza anche che committenze di primaria importanza riconoscono i costi della sicurezza e questo ci conforta. Ecco perché, pur se sempre disponibili a migliorare l’applicazione di quanto in vigore, riteniamo di dover essere coerenti con quelle posizioni assunte a livello unitario”. E conclude: “Continuiamo a registrare la mancanza di ipotesi scritte da parte della committenza sulle proposte che il sottosegretario Improta aveva presentato alle parti. Da parte nostra avevamo dato la disponibilità a esaminarle purché avessero come punto di partenza l’impianto in grado di fornire garanzie sul rispetto delle normative sulla sicurezza sociale e della circolazione”.
Occorre dire che, operativamente, Conftrasporto ha anche scritto una lettera al comando generale della Guardia di Finanza per conoscere il livello delle verifiche condotte da questo organismo sul rispetto, da parte della committenza, dei costi minimi della sicurezza. Contemporaneamente lo stesso comitato ha ribadito il suo forte sostegno all’impianto normativo in materia. Tutto nasce dal fatto che il controllore dei costi minimi, l’organo competente a svolgere le verifiche presso le imprese, è diventato dalla scorsa estate la Guardia di Finanza. Ma da quando la legge che ha istituito il passaggio di consegne è stata approvata dal Parlamento, si chiede Conftrasporto, quanti controlli sono stati effettuati? Con quali livelli? E con quali riscontri? Per saperlo Conftrasporto, attraverso il suo segretario nazionale, Pasquale Russo, si è rivolta direttamente al comando generale della Guardia di Finanza con una lettera che chiede spiegazioni e un incontro. Sulla questione è intervenuta anche l’Anita, l’associazione di categoria del settore che aderisce a Confindustria e quindi ha anche un ruolo fondamentale nei rapporti con la committenza: “Fermo restando che è giusto lasciar lavorare i giudici del Tar, è altrettanto fermo il principio che ci sono costi insopprimibili per la sicurezza delle imprese di autotrasporto che vanno comunque riconosciuti, non solo per la tutela dei vettori, ma anche per il buon esito dell’intera operazione di trasporto e quindi anche per il bene del committente”. Sono le parole di Giuseppina Della Pepa, che è segretario generale di Anita. Della Pepa ha anche affermato che i giudici, in attesa della sentenza definitiva sui ricorsi legati alla questione dei costi di sicurezza, “hanno già fatto capire che il loro ruolo non può essere quello di cancellare le leggi dello Stato, ma quello di verificarne l’applicabilità e anche le eventuali pecche”. Per questo, ha insistito il segretario dell’Anita “noi abbiamo già dato piena disponibilità affinché si faccia tutti un passo indietro da posizioni oltranziste e si trovino insieme eventuali correzioni che possano consentire di far lavorare in sicurezza tutta la filiera del trasporto, sempre fermo restando il principio per cui esistono alcuni costi che l’autotrasportatore non può cancellare e che vanno riconosciuti”.
Sui costi minimi da registrare anche un chiarimento importante, che li esclude dai trasporti internazionali e di cabotaggio: “È da escludere che il sistema dei costi minimi possa trovare applicazione anche ai trasporti internazionali (anche con riferimento alla sola ‘tratta’ in territorio italiano)”. Con questa precisazione molto chiara ed esplicita il Ministero delle infrastrutture e trasporti mette fine a qualsiasi dubbio che ancora potesse esistere rispetto all’applicazione dei costi minimi di esercizio ai trasporti internazionali e di cabotaggio. È stato così chiarito che, da un punto di vista soggettivo, i destinatari dei “costi minimi” sono le imprese di trasporto di merci su strada per conto di terzi, attive sul territorio italiano aventi sede principale o secondaria in Italia e iscritte all’Albo nazionale degli autotrasportatori di cose per conto di terzi, mentre per quanto riguarda il riferimento oggettivo, questo è costituito da un contratto (scritto o verbale) di trasporto di cose per conto di terzi (come definito dall’art. 6 del decreto legislativo 286/2005), con cui le parti del rapporto (committente e vettore) convengono lo svolgimento professionale di un servizio di trasporto di cose verso un corrispettivo.
Altro tema importante citato in apertura, quello dei 400 milioni per l’autotrasporto. Qui, oltre alla conferma dello stanziamento, sono anche state individuate le partite di spesa per l’impegno dei fondi destinati dal Governo all’autotrasporto per il 2013. In una riunione presso il Ministero dei trasporti con le associazioni dell’autotrasporto è stata, infatti, definita la ripartizione effettiva dei 400 milioni di euro destinati all’autotrasporto per l’anno in corso: pedaggi 150 milioni di euro; Inail 91 milioni di euro; SSN e spese non documentabili 89 milioni di euro; formazione 20 milioni di euro; investimenti 50 milioni di euro.

• Ok al conto proprio eseguito da impresa conto terzi
Chi fa conto terzi può effettuare trasporti in conto proprio: la conferma, e la prima applicazione del principio, vengono dall’Albo Gestori Ambientali, che ha accolto il ricorso proposto da un’impresa, proprietaria di un veicolo adibito al trasporto in conto di terzi con relativo titolo abilitativo, avverso la decisione della sezione regionale di non inserire lo stesso veicolo nell’iscrizione all’Albo, ai sensi dell’articolo 212 comma 8 del DLgs 152/06, perché immatricolato al trasporto in conto terzi. Pertanto, con la pronuncia del provvedimento il Comitato Nazionale ha uniformato la propria giurisprudenza alla sentenza numero 13.725 della Corte di Cassazione in cui si stabiliva il principio secondo il quale non rappresenta violazione l’esecuzione del trasporto in conto proprio da parte di un impresa che esercita il trasporto in conto terzi.

• Pagelle di legalità per le imprese di autotrasporto
Sarà operativo a breve il rating di legalità delle imprese, e avremo aziende di autotrasporto stellate più o meno come alberghi e ristoranti. L’Antitrust ha, infatti, varato un regolamento che stabilisce criteri e modalità di attribuzione dei punteggi. Il regolamento ha ricevuto il parere favorevole dei Ministeri dell’interno e della giustizia. Potranno richiedere l’attribuzione del rating le imprese operative in Italia che abbiano raggiunto un fatturato minimo di due milioni di euro nell’esercizio chiuso l’anno precedente alla richiesta e che siano iscritte al registro delle imprese da almeno due anni. Le aziende interessate dovranno presentare una domanda, per via telematica, utilizzando un formulario che sarà presto pubblicato sul sito dell’autorità. Il rating avrà un “range” di valutazione da un minimo di una stella a un massimo di tre, attribuito dall’autorità sulla base delle dichiarazioni delle aziende, che verranno verificate tramite controlli incrociati con i dati in possesso delle pubbliche amministrazioni interessate. L’Antitrust pubblicherà sul suo sito la lista delle aziende ratificate con tutti i dati relativi.

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