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Articoli - Archivio

20/12/2011
FARAONICA AVVENTURA

RALLY DEI FARAONI 2011

È il celebre rally africano che ancora oggi dispensa brividi ed emozioni. Una gara d'altri tempi dove il coraggio dei piloti e la prestanza dei mezzi, pneumatici inclusi, determina successo o delusione. Anche quest'anno disputata fin nel più profondo deserto egiziano

Duilio Damiani

Il Pharaons Rally è uno di quegli appuntamenti che gli appassionati dei raid marathon non possono mancare. Dal 1982, agli albori di quelle massacranti competizioni che hanno portato i fasti motoristici fin nel cuore del Sahara, annualmente ripete i suoi riti in antitesi con un deserto circostante che appare cristallizzato nel tempo. E dalla dipartita di quella che un tempo era la celebre Parigi-Dakar, ora forzatamente "traslocata" in Sudamerica, il Rally dei Faraoni resta la più celebre competizione africana ancora in auge, ben salda nel cuore di veterani corridori e nuovi sfidanti. Su due e quattro ruote si consuma la sfida con se stessi, prima ancora che nei confronti dei diretti rivali, visto che l'avventura nel deserto è innanzitutto una prova a cui si sottopone chi vuole misurare la propria capacità nelle più avverse condizioni.

 

Salutati dalla sfinge

Il sole ottobrino splende alto, impallidito solo dal pulviscolo che domina l'atmosfera del Cairo, che con i suoi 25 milioni di abitanti - esalazioni combuste di vecchie automobili incluse - concentra quasi la metà dell'intera popolazione egiziana proprio qui, tra le affollate strade della capitale. È il prologo ad animare le granitiche piramidi di Giza, salutando la partenza della roboante carovana, multiforme serpentone rapidamente diluito nel tempo e nello spazio verso le tappe interne, che solo dopo lo scorrere di una intensa settimana di gara tornerà fin all'eterna dimora dei faraoni per il commiato finale.
Il caotico frastuono di una metropoli divisa tra oriente e occidente è presto lontano, lasciando di sfondo giusto l'eterno sibilo del vento sahariano, che viene improvvisamente infranto dall'intermittente rombo dei corridori. Qualche pastore osserva curioso l'incedere prepotente di quelli che ai suoi occhi paiono dei mostri meccanici, consapevole ormai del ripetersi di questa follia che anima i forsennati occidentali.
In gara si sono visti fuoristrada performanti, dalle potenti auto alle veloci motociclette, dagli agili quad agli inarrestabili camion, destrieri del terzo millennio impegnati su quel terreno solcato per secoli dai soli dromedari. I nomi qui sono quelli delle primissime guide della specialità, in lotta per il titolo del Campionato Mondiale Cross Country Rally, che vede disputare nell'intera stagione sette appuntamenti: dall'Italian Baja, che sugli sterrati friulani apre le danze, alle fini sabbie dell'Abu Dhabi Desert Challenge, allo storico Rally di Tunisia verso il giro di boa della Baja España, proseguendo verso l'Hungarian Baja fino al Pharaons Rally, concludendo alla Baja Portalegre portoghese. Per sua naturale collocazione nel calendario, in questo penultimo appuntamento del campionato si sono tenute sfide spettacolari, confermando dopo sei avvincenti tappe giocate più sull'astuzia che sul filo dei secondi l'imbattibilità dei "soliti noti", ricalcando pari pari il risultato dello scorso anno.
Quella vecchia volpe del deserto qual si è dimostrato ancora una volta Jean Louis Shlesser, ha replicato a bordo del suo buggy Gruppo T1 a due sole ruote motrici la supremazia dimostrata per tutta la gara, giocando come il gatto col topo con i suoi diretti inseguitori, rifilando oltre 3 ore di distacco all'ucraino Vadym Nesterchuk, sulla Mitsubishi L200 del team Sixt Ukraine, e più di 5 ore al russo Boris Gadasin, a bordo della sua G-Force Proto. Primi tra gli italiani i gemelli De Lorenzo, due veri habitué dell'evento, che su una performante Toyota Land Cruiser VDJ 200 Gruppo T2, del Team Italia Tout Terrain, concludono settimi assoluti la loro ennesima partecipazione.
Impareggiabile vittoria tra i centauri dello spagnolo Marc Coma, su KTM 450, che ha distanziato di 13 minuti il suo diretto inseguitore, il portoghese Helder Rodrigues su Yamaha WR 450. Nella categoria Open ha stupito la prova del "cinghiale" Stefano Turchi, settimo assoluto sulla sua KTM 690 Rally, mentre il primo quad in classifica è risultato lo Yamaha Raptor 700 del francese Lilian Lancelevee. Terza l'italofrancesina Camelia Liparoti, che sul suo quad Yamaha e a discapito di un'esile corporatura, qui come alla Dakar continua a dare lezioni di stile a molti dei suoi nerboruti inseguitori.

 

Meccanica sotto torchio

Sono loro i tester d'eccezione delle soluzioni tecnologiche che potremmo vedere in futuro in produzione sulle fuoristrada di serie, collaudando nelle più severe condizioni, dai motori alle trasmissioni, fino, non certo ultimi, ruote e pneumatici, sottoposti al più brusco maltrattamento che mai potrebbe subire un elemento rotolante. Temperature proibitive, che si sviluppano internamente, repentini cambi di fondo naturale, dalle pietre acuminate alla sabbia più cedevole, dove i sistemi di gonfiaggio e sgonfiaggio automatici (moto escluse, sulle quali si adottano le mousse) intervengono per variare istantaneamente la pressione interna, fino alla massima tenuta dei cerchi, sui quali gravano masse considerevoli in continuo sobbalzo tra dune e asperità. Come in tutte le applicazioni motoristiche, anche nel fuoristrada estremo sono sempre loro, le ruote, alle quali viene affidato il compito finale, quello di garantire la massima aderenza in scenari improbabili.
Ancor prima della gara, ciò che convince di più in questa avventura è per molti il livello organizzativo, da quattordici anni curato dalla torinese JVD (www.jvd.it), che imprime un marchio di fabbrica tutto italiano all'hospitality e alla logistica. Bivacchi sempre curati, una cucina che non fa rimpiangere quella di casa propria (considerando le latitudini in cui ci si trova per gran parte dell'evento), l'assistenza tecnica e sanitaria pronta e disponibile per tutti, staff medico, meccanico e due elicotteri sempre operativi, sono una garanzia che valorizza ogni edizioni del Pharaons. Un appuntamento agonistico ai massimi livelli, certamente, ma al quale è possibile partecipare in prima persona, coronando magari il sogno di un'irripetibile avventura al fianco dei big del motorismo fuoristrada. Alla competizione vera e propria, infatti, viene affiancata la versione Classic, che propone un regolamento semplificato a cui accedere anche con la propria fuoristrada, senza roll bar o particolari accorgimenti meccanici, sulla quale è sufficiente dotarsi di una serie di accessori elettronici e di sicurezza. Tra gli iscritti di quest'anno al Pharaons Classic, ad esempio, si sono contesi il podio proprio tre equipaggi italiani, tutti giunti parimerito con delle Toyota Land Cruiser, una 80, una 100 e una 120, da tutti loro usate poi a casa quotidianamente, e classificati in ordine d'anzianità della propria vettura. E per chi proprio non disponesse di un fuoristrada 4x4 o non volesse mettere a repentaglio l'ultimo acquisto in una competizione, con la formula Raid si può seguire il rally, condividendo assistenze e bivacchi con tutti gli altri partecipanti, percorrendo tracciati di gara o percorsi alternativi con il proprio veicolo o a bordo dei mezzi dell'organizzazione. Al trasporto via mare dell'auto, pratiche doganali e organizzazione della logistica ci pensa in toto lo staff organizzativo, trattando anche i clienti "turistici" al pari dei concorrenti iscritti. Un modo insolito per respirare l'atmosfera di un raid internazionale, vivendo in modo esclusivo l'affascinante ambiente del deserto egiziano... proprio come i campioni del Pharaons Rally.

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