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Articoli - Archivio

29/10/2018
Elettronica, gomma e volt per il veicolo del futuro

Continental

 

Come evolveranno auto e camion da qui al 2030? Ne abbiamo parlato con Alessandro De Martino, general market manager Continental Italia, che ci ha raccontato le strategie delle tante divisioni del gruppo tedesco.

Massimo Condolo

Dottor De Martino verso quali scenari evolverà la mobilità di qui al 2030?
“La tecnologia evolve velocemente, capire quali trend si affermeranno non è così semplice. Certamente si parlerà molto di veicoli connessi, guida autonoma e trazioni alternative ma non è possibile prevedere a lungo termine e con precisione quali saranno le tecnologie vincenti e quali le richieste dei concorrenti di primo impianto. Possiamo prevedere una grande diffusione di tutti i sistemi basati sull’elettronica, perché semplici da scalare su veicoli di tutte le dimensioni a costi ragionevoli, come sta avvenendo con i sistemi di sicurezza. La trazione elettrica, da sola o all’interno di catene cinematiche ibride, sarà sempre più importante; dobbiamo quindi prevedere un’evoluzione delle batterie e dei sistemi per la loro gestione e ricarica. All’elettrico puro si arriverà attraverso una serie di tecnologie ponte, che vanno dal mild hybrid alle ibridizzazioni più spinte”.

 

Quali sono le tecnologie Continental pronte per l’applicazione che ci porteranno verso la guida automatizzata e l’impiego di veicoli elettrici?
“Innanzitutto la connettività, dove con questo termine intendiamo sia le reti 5G e la comunicazione fra veicoli, ma anche quella tra veicolo e infrastruttura e la capacità del veicolo di comprendere l’ambiente che lo circonda e agire di conseguenza. Ne traggono beneficio la sicurezza di marcia e l’ambiente. Si deve però raggiungere una massa critica di veicoli connessi, in grado di tradurre in qualcosa di tangibile la grande mole di dati che vengono raccolti ed elaborati. A fianco dei sistemi di sicurezza veri e propri, come la fermata automatica di emergenza Aebs e il Blind Spot Detector, che avvisa il guidatore della presenza nell’angolo cieco di veicoli o utenti vulnerabili come pedoni, ciclisti e motociclisti, avranno grande importanza sistemi di guida automatica e semiautomatica come il platooning, interessante soprattutto per il traffico pesante. La connessione tra i veicoli e i sistemi automatici ridurrà anche i tempi di fermo macchina e quindi il costo del trasporto. In un futuro non troppo lontano dobbiamo attenderci un’autonomia del veicolo anche per le relazioni con il mondo dei servizi: dal sistema dell’auto partiranno le richieste di tagliandi e riparazioni (e delle relative prenotazioni), prima o poi anche con procedure automatiche per i pagamenti”.

 

Nei prossimi anni molto probabilmente l’incremento del traffico sarà più veloce del miglioramento tecnologico dei veicoli e dei sistemi di mobilità; occorre quindi intervenire anche sui guidatori. Ci sono iniziative di Continental in questo campo?
“Non credo che, almeno in uno scenario italiano ed europeo, ci saranno incrementi di traffico sensibili. Ci sarà invece una gestione più razionale del parco circolante, magari con un lieve decremento del numero di veicoli, e certamente una maggiore coscienza da parte dell’utente dell’importanza dei sistemi di sicurezza, che oggi vengono ancora vissuti da qualcuno come dei gadget. Sulle strade italiane purtroppo contiamo ancora una decina di incidenti mortali al giorno; il 90% di essi avviene a causa di un errore umano. Per ridurli serve più educazione alla sicurezza, per esempio con il controllo periodico dei pneumatici, che ormai molti automobilisti si dimenticano, specie da quando le gomme sono diventate più affidabili e versatili (meno forature e treno unico per estate e inverno). Bisogna anche che la rete di assistenza si aggiorni: penso per esempio ai manometri delle stazioni di servizio, spesso inaffidabili. Quanto al nostro impegno, in sede di ricerca e sviluppo teniamo conto sia delle esigenze del modello di veicolo, grazie ai consolidati rapporti con le principali Case, sia della filiera in cui il componente viene impiegato. Essere fornitori di sistemi diversi e complementari come pneumatici, freni, hardware per la connettività e lo scambio di informazioni e sistemi per il recupero dell’energia in frenata ci consente di avere un approccio olistico già in fase di progettazione, che permette di migliorare il dialogo fra i componenti”.

 

Sono previste nei prossimi dieci anni significative evoluzioni tecnologiche del pneumatico?
“Forma e funzione rimarranno quelle. Cambieranno invece l’interazione con i sistemi di bordo, in particolare per i veicoli industriali. Il primo passo sono stati i sistemi Tpms. Ci saranno novità anche nella progettazione, come abbiamo visto con l’introduzione degli all seasons che sono un nuovo tipo di pneumatici, diversi sia dall’estivo sia dall’invernale. C’è infine un aspetto importante da considerare, soprattutto per camion e autobus, ed è quello della gomma corretta per ogni impiego. Da parte delle case costruttrici c’è molta spinta verso la bassa resistenza al rotolamento, che consente emissioni ridotte”.

 

Cosa deve aspettarsi la rete di vendita nei prossimi cinque anni? Ci saranno espansioni, riorganizzazioni o cambiamenti tecnologici importanti? E ancora, l’applicazione della sharing economy al mondo del trasporto (car sharing, noleggi brevi e lunghi) influenzerà anche il modo di vendere pneumatici e proporre servizi?
“Con il veicolo in flotta o in condivisione si sposta il centro decisionale dell’acquisto dal singolo automobilista a una figura specifica del gestore di flotta. Da un lato le scelte di acquisto sono centralizzate, dall’altro cambia tutta l’organizzazione della logistica e della distribuzione mentre aumenta la complessità del catalogo, che offre pneumatici ottimizzati per singoli modelli. Diventa quindi difficile sopravvivere per quei gestori, specie di piccole dimensioni, non inseriti in una rete con continue relazioni tecniche e commerciali. A questo aggiungiamo cause esterne che stanno rendendo sempre più difficile il mantenimento di punti di vendita e assistenza nei centri storici delle città”.

Qual è l’impegno ecologico di Continental e il suo rapporto con il consorzio Ecopneus?
“L’Italia con le sue migliaia di microaziende è uno scenario complesso (5mila gommisti e altri 10mila operatori che a vario titolo montano e smontano gomme), ma nel campo dello smaltimento dei pneumatici fuori uso ha saputo essere un’eccellenza studiata un po’ ovunque. Continental e molti suoi competitor sono soci di Ecopneus, che ha condotto operazioni importanti in realtà come quella della Terra dei Fuochi. L’impegno non è soltanto recuperare i PFU ma anche eliminare le condizioni che li creano, prima fra tutte il “nero”. L’evasione fiscale da un lato falsa i dati del commercio reale e quindi non permette di tarare i sistemi di recupero e smaltimento sui giusti volumi, dall’altra crea le condizioni perché esista un prodotto non tracciabile. A fianco del “nero” c’è anche un importante fenomeno di importazione di pneumatici vicini alla fine vita (battistrada con 3 mm residui o meno) che vengono poi rivenduti, magari senza fattura o con fatturazione parziale, e che a causa delle cattive condizioni hanno vita breve e aumentano le carcasse fuori uso. Contrastare questi fenomeni spesso in mano alle ecomafie è un impegno costante di Ecopneus e dei suoi soci”.

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