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Articoli - Archivio

06/11/2019
Economia circolare a che punto siamo?

Ricostruzione

 

Un convegno organizzato da AIRP per fare il punto con le istituzioni, con l’industria e con esperti della materia ambientale sulle possibili soluzioni per una transizione verso l’economia circolare. Nel caso della ricostruzione dei pneumatici, ecodesign e fiscalità ambientale sarebbero gli strumenti ottimali per una svolta green della mobilità

Carlo Ferro

Creare strumenti idonei e efficaci per accelerare la transizione verso il modello dell’economia circolare, attraverso il recepimento delle direttive europee e l’adozione di misure volte a favorire tutte quelle pratiche virtuose che permettono di ottenere importanti benefici ambientali, come ad esempio l’attività di ricostruzione di pneumatici. È questo il messaggio che Stefano Carloni, presidente di Airp (Associazione Italiana Ricostruttori Pneumatici), ha lanciato in apertura del convegno “Non chiamatelo rifiuto! Sfide e prospettive per l’economia circolare” che si è svolto lo scorso 25 settembre a Roma presso il MoMec Montecitorio Meeting Cent, convegno promosso da Airp.

 

Le proposte del settore: ecodesign e fiscalità ambientale

La scadenza ormai è vicina: entro il mese di luglio del 2020 anche l’Italia dovrà avere recepito le indicazioni del cosiddetto pacchetto Economia Circolare, ovvero le quattro direttive europee approvate nel maggio del 2018 dal Consiglio Europeo. Il presidente Carloni ha sottolineato come l’economia circolare sia ormai da tempo al centro dell’agenda europea tanto che anche la nuova presidente eletta della Commissione europea, Ursula von der Leyen, nel suo discorso di apertura della seduta plenaria del Parlamento europeo del 16 luglio scorso, ha affermato che l’Europa deve arrivare a essere leader mondiale nell’economia circolare e nelle tecnologie pulite. Di fronte alla scadenza imminente, il settore della ricostruzione auspica quindi che “il decisore pubblico arrivi a creare strumenti efficaci per supportare un nuovo modello industriale”.

Nel suo intervento Carloni ha messo in evidenza come uno dei settori che da sempre rappresenta un perfetto esempio di economia circolare sia quello dei pneumatici ricostruiti, in quanto il pneumatico di qualità nasce per essere ricostruito e quindi per essere utilizzato anche più volte, grazie al riutilizzo delle strutture portanti del pneumatico ancora integre alla fine del ciclo di vita. “La pratica della ricostruzione di pneumatici – ha sottolineato Carloni – è fondamentale per risparmiare materie prime, petrolio e energia rispetto alla produzione di un pneumatico nuovo e consente di ridurre la produzione di PFU (pneumatici fuori uso), rallentando in modo considerevole il flusso di smaltimento dei pneumatici. Per questi motivi si tratta di un modello altamente strategico nel quadro dei sistemi produttivi odierni e soprattutto del futuro”.

Come possono allora delle nuove politiche produttive favorire l’economia circolare nel caso specifico della ricostruzione? Un primo livello di intervento, secondo AIRP, è da individuarsi nell’attuazione della fiscalità ambientale, che introduca un meccanismo di premialità verso i prodotti a basso impatto ambientale. Ad esempio introducendo un credito di imposta per le aziende di trasporto che acquistano pneumatici ricostruiti.

Ma più generale c’è un importantissimo tema di fondo che purtroppo non riceve sufficiente attenzione, ha sottolineato Carloni, ovvero l’ecodesign. Se nel settore dei pneumatici potesse entrare in vigore un sistema di certificazione della progettazione durevole del prodotto, si avrebbe un sostanziale spostamento dei fattori competitivi, che non dovrebbero più essere legati prevalentemente al prezzo ma soprattutto alla durevolezza e alla qualità del prodotto. Per il settore della ricostruzione ma anche per tutti gli ambiti produttivi è ormai tempo di favorire una concorrenza di mercato che sia legata non solo al prezzo ma anche al tema della sostenibilità ambientale. “Così come la normativa europea è arrivata a esprimere indicazioni precise che vietano la cosiddetta obsolescenza programmata, con la stessa logica sarebbe opportuno porre un argine a tutti i prodotti  che vengono progettati per offrire prezzi molto bassi e sostituzioni molto frequenti”, ha affermato Carloni, “favorire questo tipo di transizione è ciò che ci si attende dalle istituzioni chiamate ad accompagnare l’Europa nell’economia circolare”.

 

Un impegno corale verso l’economia circolare

Numerosi e di spessore sono stati gli interventi degli esponenti delle istituzioni e esperti delle politiche ambientali e del settore dell’economia circolare che hanno partecipato all’evento portando diversi spunti di lavoro. Il convegno, moderato dalla giornalista Maria Leitner, è stato aperto dai saluti del sottosegretario agli Affari Europei Laura Agea. “Mai come oggi – ha sottolineato – le sfide sui temi che riguardano l’economia circolare sono aperte e presenti nel dibattito europeo e in seno alle istituzioni europee. Nel mio ruolo continuerò a creare ponti e legami tra l’Europa e l’Italia affinché si possano garantire i migliori risultati per la salvaguardia di un bene il cui valore non è quantificabile: l’ambiente”.

La sen. Patty L’Abbate (Capogruppo M5S in 13° Commissione Ambiente) ha evidenziato che nel programma di governo è incluso il “Green New Deal”. “Occorre adottare misure che premino prassi socialmente responsabili da parte delle imprese e promuovano lo sviluppo tecnologico e le ricerche più innovative in modo da rendere più efficace la transizione ecologica e indirizzare l’intero sistema produttivo verso un’economia circolare”.

Anche il sen. Andrea Ferrazzi (Capogruppo PD in 13a Commissione Ambiente) ha parlato dell’importanza di questa sfida rimarcando come il governo abbia messo al centro del proprio programma il tema dell’economia circolare. “Siamo interessati a recepire pienamente il nuovo pacchetto di direttive europee per i rifiuti e per l’economia circolare. Bisogna prendere atto di questa nuova direttiva che definisce criteri stringenti che stabiliscono a livello europeo gli elementi necessari e sufficienti per far sì che un rifiuto possa diventare una risorsa”.

Successivamente è intervenuto Franco D’Amore (vicepresidente e direttore Area Energia I-Com – Istituto per la Competitività), autore del volume realizzato insieme ad AIRP “Circular economy at work: il caso studio degli pneumatici ricostruiti”, dove si evidenziano i potenziali benefici economici oltre che ambientali di un eventuale investimento pubblico a sostegno dell’acquisto di pneumatici ricostruiti: il settore infatti si presta perfettamente a fungere da moltiplicatore degli investimenti in termini di indotto e di benefici diretti e indiretti. D’Amore ha sottolineato come il settore della ricostruzione di pneumatici rappresenti un mercato di nicchia estremamente interessante, perché è un classico esempio di come si può ripensare un prodotto in maniera intelligente e innovativa. “Il settore dei pneumatici ricostruiti in Italia – ha affermato – ha un know-how innovativo che va sempre più incentivato”.

Secondo l’on. Tommaso Foti (componente FdI in VIII Commissione Ambiente) è particolarmente importante “cercare di far rispettare le norme che ci sono per poi migliorarle e portarle a sistema. Occorre che l’Europa, oltre a fare le direttive, faccia rispettare tali direttive ai Paesi membri”. Il riferimento è anche al caso dell’obbligo, per tutte le aziende di trasporto pubblico locale di utilizzare almeno un 20% di pneumatici ricostruiti, obbligo che però viene molto spesso disatteso per la mancanza di controlli e strumenti sanzionatori.

Paolo Passerini (Unità Gestione Strumenti di Difesa Commerciale Ministero dello Sviluppo Economico) ha illustrato l’attività svolta nel 2018 insieme ad Airp per l’adozione di dazi antidumping sulle importazioni di pneumatici nuovi e ricostruiti per autobus o autocarri provenienti dalla Cina. “Occorre muoversi – ha sottolineato – all’interno di un quadro normativo che combatta la concorrenza sleale sul mercato. I dazi sono una misura importante per tutelare la storia commerciale dell’Unione Europea”. Nel caso specifico dei pneumatici, inoltre, i dazi hanno consentito di rimuovere un importante ostacolo all’attuazione di un sistema di economia circolare, grazie all’eliminazione di un vantaggio scorretto per i prodotti non ricostruibili.

Nel suo intervento Marco Do (Direttore Comunicazione Italia Michelin) ha rimarcato poi che “occorre che il sistema industriale faccia la sua parte, ma anche che il legislatore introduca norme che consentano al sistema industriale di essere virtuoso, oltre a lavorare per una diffusione ancora maggiore di abitudini di consumo responsabili”.

La professoressa Silvia Serranti (docente ordinario di Ingegneria delle Materie Prime presso la Sapienza Università di Roma) ha quindi fatto il punto sulla situazione attuale per ciò che riguarda l’estrazione mondiale di materie prime. “L’economia circolare – ha sottolineato la professoressa – è legata anche alla possibilità di trovare soluzioni alternative al reperimento delle materie prime che sono a rischio di approvvigionamento. A questo proposito il riciclo dei materiali è particolarmente importante perché consente di ridurre la necessità di estrarre materie prime in maniera tradizionale”. Si parla quindi di “urban mining”, ovvero l’estrazione delle materie prime dai prodotti giunti a fine vita, una frontiera di sviluppo in costante evoluzione.

È però necessario mettere in evidenza che già oggi nelle amministrazioni pubbliche sono presenti esempi virtuosi di economia circolare e di politiche di mobilità che vanno incontro alla necessità di ridurre l’impatto ambientale. A questo proposito Irene Priolo (assessore Politiche per la Mobilità del Comune di Bologna – Coordinamento Assessori Mobilità sostenibile di ANCI) ha sottolineato che c’è l’effettiva possibilità di mettere in campo modelli vincenti. “Bologna, Milano, Torino e altre città, ad esempio, stanno conducendo battaglie difficilissime contro gli ossidi di azoto (Nox). Allo sforzo sostenuto nel settore della mobilità bisogna però affiancare un lavoro importante in tutti i segmenti del modello economico che può consentire di dare vita a un nuovo piano industriale per questo Paese”.

 

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