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27/04/2016
ETRMA INDICA LA VIA DELLA RIPRESA

Leale competizione in libero mercato

 

Come nel 2014, anche il 2015 si è chiuso in positivo per quanto riguarda le vendite dei produttori europei. Tuttavia, come avverte il segretario generale ETRMA Fazilet Cinaralp, è un successo relativo da circoscrivere all’incremento costante delle importazioni. La sfida è dunque rilanciare la produzione europea, puntando su parità di condizioni e maggiore sorveglianza del mercato

Nicoletta Morizio

Una corsa inizia mettendo un passo dopo l’altro ed accelerando sempre di più. Con questa convinzione non si può non guardare con ottimismo ai dati di vendita comunicati recentemente da ETRMA (European Tyre and Rubber Manufacturers' Assocation), associazione europea dei produttori di pneumatici ed articoli in gomma. Nel 2015, come già l’anno precedente, gli associati - che in particolare rappresentano circa il 75% del mercato europeo dei pneumatici per vettura ed il 70% di quello autocarro - hanno infatti visto le loro vendite crescere con percentuali davvero promettenti, in particolare per quanto riguarda i pneumatici in primo equipaggiamento per vettura e veicolo trasporto leggero (+6%) e per quelli autocarro (+10%). “Nel 2015 il mercato dei pneumatici in Europa è cresciuto ancora grazie principalmente all’aumento delle immatricolazioni nel periodo: +9,3 per quanto riguarda le automobili ed i veicoli trasporto leggero, ben +12% per autocarro e veicoli commerciali”, illustra Fazilet Cinaralp, segretario generale di ETRMA. Tuttavia, a quanto pare, l’entusiasmo va ridimensionato: a crescere infatti, ancora una volta, sono state soprattutto le importazioni. “Negli ultimi anni, le vendite di pneumatici nel mercato europei legate alla produzione interna sono calate sistematicamente di un punto percentuale annuo”, spiega Cinaralp. “Nel 2016 ci aspettiamo, sì, un’ulteriore crescita di 1 o 2 punti percentuali, ma pensiamo che il merito di questo incremento sarà ancora principalmente da riconoscere all’import”.

 

Mission: rilanciare la produzione europea

Negli ultimi anni, ETRMA ha dunque più volte suonato il campanello d’allarme: la produzione europea, nel suo stesso mercato, fatica a tenere il passo con quella estera. Sempre più spesso, complice anche la crisi economica, i pneumatici di produzione europea cedono il passo ai prodotti che arrivano in particolare dall’Estremo Oriente. La pressione delle importazioni ha avuto effetti sensibili nei settori dei pneumatici “passenger” e “truck”, ma anche “farm”. Quest’ultimo comparto, nel 2015 ha registrato un calo addirittura del 9% nelle vendite.

Il fenomeno, che si riflette nella composizione dei dati di vendita all’interno del mercato europeo, sta producendo effetti negativi ancora più forti nel comparto della ricostruzione, che negli ultimi anni è crollato in maniera verticale. L’opzione “ricostruzione” infatti non riesce più ad essere competitiva rispetto ai prodotti “low cost” che arrivano dall’Oriente, nemmeno in segmenti, come quello dei pneumatici autocarro, dove si sono storicamente spesso visti buoni numeri.

Affrontare la questione, come spiega Fazilet Cinaralp, significa principalmente ridare competitività alla produzione europea. Per farlo è determinante portare l’attenzione sulla necessità di avere le stesse regole di accesso e distribuzione dei prodotti sul mercato europeo applicate a tutti, nonché maggiori controlli ed azioni immediate qualora sia comprovata la non osservanza delle regole.

 

Non più regole, ma più sorveglianza

In Europa, per altro, leggi ed indicazioni comunitarie in questo senso non mancano davvero. Il nostro mercato può contare su un completo e meritorio impianto normativo a determinazioni di quali prodotti possono entrare nel mercato interno e da qui nella vita dei cittadini. La regolamentazione per quanto riguarda i pneumatici è poi particolarmente accurata: il prodotto deve rigorosamente possedere requisiti di prestazioni e sicurezza, di cui i consumatori devono per informati grazie alla famosa etichetta. A passare sotto la lente di ingrandimento sono anche la composizione chimica del pneumatico, il processo che ne ha determinato le produzione, fino ad arrivare alle procedure che interessano recupero e smaltimento del pneumatico esausto. Per non dire poi dei molti test cui il prodotto è sottoposto prima della sua commercializzazione nei Paesi dell’Unione Europea. I produttori si impegnano, per altro investendo parecchio, per poter dare risposta a questi input. Non tutti però hanno optato per questa via, preferendo piuttosto più rapide ed economiche scorciatoie. Questo tipo di comportamento, come indica il segretario generale di ETRMA, mette in scacco la produzione Europea e mina alle basi un sistema che nel mercato libero vorrebbe dare agevolazioni e garanzie ai cittadini, colpendo in ultima analisi proprio questi ultimi.

 

La sfida è un mercato bilanciato

Garantire una competizione leale in un mercato bilanciato è dunque certamente la sfida più importante in questo momento per l’industria europea del pneumatico. Affrontare la mancanza di condizioni di parità è uno dei principali argomenti nell’agenda di discussione tra Commissione europea e stati membri. A metà febbraio, le due parti hanno firmato per l’avvio del programma biennale MSTyr15 (Market Survelliance action Tyres 2015). L’iniziativa, che prevede il coinvolgimento delle 17 Autorità di Sorveglianza del Mercato (Market Survellaince Authority – MSA) degli stati membri dell'Unione europea, aiuterà la diffusione dei benefici economici e ambientali stabiliti dalla Regolamentazione (EC) 1222/2009 relativa all'etichettatura dei pneumatici, incrementando i controlli per tutti i prodotti, anche quelli d’importazione, nei singoli mercati e in Turchia.

“Riteniamo che non servano più regole o regole differenti: significherebbe solo gravare di ulteriori costi i produttori che devono e vogliono osservarle”, spiega Fazilet Cinaralp. “Piuttosto pensiamo servano una migliore implementazione delle norme, una maggiore e più diffusa consapevolezza delle quelle esistenti ed una crescente sorveglianza della loro puntuale e corretta applicazione. Così un mercato libero come quello europeo può tranquillamente funzionare”.

 

Libero mercato, libero scambio?

Altrove, per tentare di correre ai ripari si è invece proceduto con l’introduzione di dazi alle importazioni. Questa è per esempio la via scelta alla fine dello scorso anno dagli Stati Uniti per frenare le importazioni dalla Cina. In altri Paesi, quali India, Indonesia, Brasile, Unione Economica Euroasiatica sono state poste misure di “antidumping” nei confronti delle aziende cinesi. In Europa qualcosa di simile è stato fatto per quanto riguarda in particolare il segmento dei cerchi in lega con risultati, a dire il vero, ancora da apprezzare. In generale, però, il Vecchio Continente non sembrerebbe intenzionato a voler ricalcare queste orme. “L’Europa ha innanzi tutto una tradizione culturale differente da quella, per esempio, degli Stati Uniti”, afferma il segretario generale di ETRMA. “Seppure caratterizzato da una sofisticata legislazione in materia, la vocazione è avere un mercato che sia più libero ed aperto possibile”. Tuttavia, a fronte di questa sostanziale apertura e di importazioni evidentemente crescenti, i produttori europei viceversa trovano invece sempre maggiori difficoltà ad entrare negli altri mercati. La rimozione delle barriere che ostacolano la libera circolazione dei prodotti europei, come spiega Cinaralp, è essenziale per la competitività dell’Industria Europa: è dunque una priorità di azione e deve essere posto al centro del dibattito internazionale.

 

Ritorno alla competitività: tre appuntamenti da non mancare

Il segretario generale di ETRMA racchiude infine in tre punti le principali sfide che l’Industria Europea del Pneumatico dovrà affrontare nel prossimo futuro per rispondere ai macro cambiamenti in atto, nonché tentare di recuperare la competitività perduta negli anni della crisi e sperare di ritornare, almeno in parte, ai valori pre-2008. In primo luogo, i produttori europei dovrebbero puntare di più su impianti in Europa. “Produrre in Europa, vendere in Europa”, sintetizza Fazilet Cinaralp. “Oggi solo il 20-21% della produzione globale è europea. Riportare la produzione in Europa, implica però che esistano le condizioni per farlo. Le autorità governative devono decidere se puntare o meno sull’industria in Europa. Puntare sull’Industria significa rilanciare l’economia, creare posti di lavoro. Una volta presa la decisione poi bisogna mettere subito la questione in cima alla lista delle priorità”.

Una seconda importante sfida risiede nel trovare un crescente equilibrio tra rispetto ambientale e condizioni di mercato. Il pneumatico è un elemento centrale nel settore “automotive”. Nel comparto si possono e si devono quindi prendere decisioni determinanti affinché la filiera realizzi in maniera soddisfacente l’obiettivo ambientale.

Terzo ed ultimo traguardo da raggiungere è il raggiungimento di un sistema integrato che faccia proprio il concetto di Responsabilità Sociale dell’Impresa, per integrarlo quindi nella produzione e lungo tutta la supply chain, dall’approvvigionamento di materie prime fino alla distribuzione del prodotto finito ed al suo ritiro a fine vita. La sostenibilità così integrata nell’industria può generare vere catene di valore.

“L’Industria Europea del Pneumatico può contare su ingegneri preparati, tecnologia di alto livello, buoni impianti e partnership internazionali importanti”, afferma Fazilet Cinaralp. “Non c’è ragione per cui i produttori europei non dovrebbero sperare di poter tornare a vedere i numeri di vendita antecedenti al 2008”. Ogni corsa però comincia mettendo un passo dopo l’altro nella giusta direzione.

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