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08/09/2014
ECOPNEUS NELLA GREEN ECONOMY

Pneumatici fuori uso

 

A Roma la presentazione del Rapporto di sostenibilità 2013 della società consortile che mette in luce i benefici economici, ambientali e sociali dell’attività di raccolta dei PFU per il sistema Paese

Sabrina Negro

Le parole Green ed Economy possono convivere con successo, con buona pace di chi accusa l’ecologismo di essere un’arma ideologica al servizio della mobilitazione anti-industriale o, al contrario, un concetto fagocitato dall’economia per far lievitare i prezzi e creare mode eco-chic per ricchi.

Ne è dimostrazione Ecopneus che nel suo Rapporto di Sostenibilità 2013 ha voluto ampliare il perimetro del reporting tradizionale per includere un bilancio della propria attività di raccolta e recupero dei PFU in termini di contributo alla green economy nazionale e di benefici ambientali e sociali offerti al sistema paese.

I risultati del rapporto realizzato dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, guidata da Edo Ronchi, e presentati il 10 giugno scorso a Roma, sono estremamente significativi. Sia per i sostenitori del Green - 347 mila tonnellate di emissioni di gas serra evitate, un risparmio netto di 3,2 miliardi di chilowattora, 1,3 milioni di m3 di acqua risparmiati – che per i pro Economy, con 110 milioni di Euro di materia prima risparmiati e 74 milioni di valore economico generato a fronte di una riduzione media dell’8% dei contributi consortili.

È il riscatto del Pneumatico Fuori Uso, che da potenziale problema ambientale, sociale e sanitario, catalizzatore delle ecomafie, si trasforma, quando correttamente gestito, in una risorsa in grado di contribuire concretamente alla crescita economica e occupazionale del paese. La filiera Ecopneus, che si basa su una rete di imprese (56 di logistica per la raccolta e il trasporto dei PFU, 27 imprese di trattamento e 11 impianti di recupero energetico) e dà lavoro a 689 addetti (direttamente impiegati), ha consentito nel 2013 il recupero di 247 mila tonnellate di PFU prelevati presso oltre 33 mila punti di raccolta in tutta Italia. Circa il 64% di essi è stato avviato a recupero energetico come combustibile sostitutivo del pet-coke nell’industria cementiera o quale combustibile primario nella produzione di energia elettrica, mentre il 36% è stato riciclato come materia prima seconda trasformandosi in superfici sportive, elementi di arredo urbano, componente di asfalti modificati e altri manufatti.

 

Riciclare conviene (di più)

Ma non tutte le forme di recupero dei PFU sono in grado di offrire lo stesso beneficio. Gli indicatori della green economy evidenziano come il riciclo offra esternalità positive nettamente superiori rispetto alla valorizzazione energetica sia in termini di risparmio di emissioni climalteranti, sia in termini di risparmio energetico: per ogni tonnellata di PFU avviata a recupero di materia vengono evitate infatti 1,96 tCO2eq e risparmiati in media 18mila kWh contro le 1,62 tCO2eq e i 12mila kWh del recupero in cementificio e le 0,13 tCO2eq e i 6mila kWh del recupero per la produzione di energia elettrica.

Allo stesso modo, il maggior contributo al risparmio di acqua, risorsa particolarmente critica in un paese come l’Italia che, con oltre 40 miliardi di m3 di prelievi idrici annuali, è ai primi posti nel mondo per consumo pro capite, deriva ancora dal recupero di materia. Degli 1,3 milioni di m3 di acqua risparmiati dal recupero di PFU, circa 700mila sono da imputarsi alla mancata produzione di gomma vergine, di acciaio e degli altri componenti del pneumatico dovuta al riciclo di 87mila tonnellate di PFU per un bilancio netto di 8 m3 di acqua risparmiati per ciascuna tonnellata. Una quantità significativamente maggiore rispetto ai 4,8 m3 del recupero in cementificio e dei 3,2 m3 risparmiati dal recupero energetico per la produzione di energia elettrica.

Ecco perché tra gli obiettivi di Ecopneus, in linea con le priorità indicate dalla direttiva europea, vi è quello di incrementare costantemente, nel prossimo futuro, la percentuale di PFU avviati alla produzione di materia prima seconda. “In Italia barriere culturali e burocratiche rallentano l’utilizzo della gomma proveniente dal riciclo dei PFU a differenza di quanto accade in maniera diffusa in tutta Europa e in molti alti paesi per le due principali applicazioni che sono i manti stradali e le pavimentazioni sportive. – ha dichiarato Giovanni Corbetta, Direttore Generale Ecopneus - Un cambio di passo in questa direzione ci consentirebbe lo sviluppo di quella recycling society che è un pilastro della politica UE sull’ambiente”.

Insomma, i canali “giusti” in cui far “rotolare” i pneumatici al termine della loro vita sono ormai predisposti e rodati: la sfida è quella del consolidamento del mercato del riciclo della gomma da PFU e della certificazione della qualità della gomma riciclata lungo tutta la filiera di trattamento made in Italy. A questo scopo nel 2013 Ecopneus ha dedicato il 70% dei 2.6 milioni di budget per lo sviluppo degli impieghi e per la comunicazione per progetti finalizzati alla trasparenza, all’informazione dei consumatori, all’educazione delle nuove generazioni, alla qualificazione della filiera industriale e allo sviluppo dei settori applicativi e delle applicazioni. Ma il raggiungimento dell’obiettivo passa anche, e soprattutto, dalla collaborazione con gli stakeholder del sistema e, in particolare, istituzioni, amministrazioni centrali e locali ed enti regolatori, intervenuti in gran numero durante la conferenza di Roma, che detengono un ruolo chiave sia in ambito normativo e autorizzativo che di pianificazione della spesa pubblica.

 

Vision condivisa

Proprio dal coinvolgimento dei soggetti che a vario titolo partecipano, influenzano o sono influenzati dalla catena del valore dei PFU sono nate in passato un gran numero di azioni, iniziative e campagne promosse da Ecopneus. Con la partnership di UISP (Unione Italiana Sport per Tutti), ad esempio, la società consortile promuove l’uso della gomma da PFU nel settore dello sport concretizzatosi nella realizzazione di impianti pilota a Medolla (MO), Prato e nei Quartieri Spagnoli di Napoli, mentre, con la collaborazione di istituzioni locali, associazioni e imprese, Ecopneus si sta spendendo per approfondire e promuovere i benefici legati all’utilizzo degli asfalti modificati con polverino di gomma in grado di migliorare le prestazioni stradali in termini di aderenza, durata e abbattimento del rumore da traffico.

Ma le iniziative che hanno ricevuto forse maggior riscontro ed eco mediatica sono state quelle legate all’impegno  di Ecopneus per il recupero dei PFU da stock storici: 29mila tonnellate di PFU prelevati e inviati a recupero nel solo nel 2013, vere e proprie montagne di pneumatici fuori uso che da anni violentavano l’ambiente e mettevano a rischio la salute dei cittadini dei comuni di Poviglio in Emilia Romagna (1.509t), Aulla in Toscana (1.204 t) Sassofeltrio nelle Marche (1.979t), Scisciano in Campagna (8.483t).

Non a caso la presentazione del Report è caduta a un anno dalla firma del Protocollo per il prelievo straordinario di PFU nella Terra dei Fuochi, accordo che ha consentito ad oggi – grazie a risorse messe a disposizione da alcuni soci di Ecopneus – di rimuovere nelle Province di Napoli e Caserta oltre 8.500 tonnellate di PFU abbandonati, sottraendoli all’utilizzo criminale e dimostrando che, con serietà e con l’aiuto di tutti i soggetti istituzionali interessati, contrastare la difficile situazione della gestione dei rifiuti in Campania è possibile.

 

Verso un’economia circolare

Ma la seconda vita dei PFU non è esclusivamente “giusta” e “buona per l’ambiente”.  Al di là della valenza etica e ambientale, il riutilizzo di prodotti e loro componenti rappresenta oggi un aspetto centrale nella competitività di un paese e nelle sue politiche di rilancio economico. Il rapporto Green Italy 2012 realizzato da Symbola e Unioncamere mette in luce come in Italia le imprese (circa un quarto sul totale) che dal 2009 hanno in qualche modo investito in green economy sono anche quelle che innovano di più, producono più posti di lavoro, ed esportano di più.  Il rilancio di un paese come l’Italia in cui le importazioni di energia rappresentano un costo comparabile a quello del debito pubblico e l’import di materia prima aggrava il bilancio di alcuni settori, non può avvenire attraverso una politica economica, sociale e d’impresa che ignori l’insostenibilità del consumo lineare. Una visione olistica dello sviluppo economico, in grado di trasformare scarti in risorse, consente di tagliare il costo dell’importazione di materie prime trattenendo all’interno del sistema paese una parte sostanziale della ricchezza prodotta. Ecopneus ha quantificato il risparmio economico derivante nel 2013 dalla gestione di PFU in termini di import evitato di materia prima: niente poco di meno che 110 milioni di Euro, l’82% dei quali imputabile al riciclo della gomma di PFU. A questi si aggiungono i 74 milioni riconducibili al valore economico generato dai contributi ambientali raccolti dalla società consortile in regime di responsabilità estesa del produttore e destinati a finanziare le attività di recupero e quelle di promozione del mercato del riciclo della gomma. Oltre l’87% del valore economico generato è andato a remunerare i fornitori della filiera, una rete di 89 imprese diffuse su tutto il territorio nazionale, selezionate da Ecopneus attraverso procedure estremamente rigorose basate su criteri di trasparenza e certificazione di legalità da parte degli organi statali competenti e alle quali è richiesto la formale adesione ai principi del Codice Etico adottato da Ecopneus. Perché prima di tutto Green Economy deve significare legalità, deve essere il volano di un’economia etica, rigorosa, trasparente, responsabile che privilegi il beneficio collettivo e faccia riflettere sulle conseguenze disastrose di scelte dettate da egoismi o addirittura criminali. 

 

 


• NON SOLO CARBON FOOTPRINT

Oltre al calcolo dell’emissione di gas clima alteranti attribuibile a un prodotto o a un’organizzazione, sulla strada verso la trasparenza e l’attribuzione del giusto valore a materiali e attività, è possibile individuare un’altra “impronta”. È la Social Footprint, prima certificazione nata con l’obiettivo di raccontare al consumatore la storia sociale del prodotto che sta acquistando o il valore sociale di un’azienda, organizzazione o consorzio.  Ecopneus è stata tra le prime società in Europa ad aderire a questo sistema di certificazione volontario promosso dal Ministero dell’Ambiente all’interno del Programma italiano per la valutazione dell’Impronta Ambientale. Dall’indagine, realizzata con la collaborazione della Capellini Design & Consultant, sulle 89 aziende attive nel sistema Ecopneus risulta che i 4.526 occupati -689 impiegati a tempo pieno nelle diverse attività collegate al recupero dei PFU- hanno in media 38 anni, sono per l’89% uomini e uno su due possiede un’istruzione superiore o di tipo universitario. Il 22% delle aziende della filiera vede nella gestione dei PFU il suo core business. Collocate prevalentemente nel centro-sud impiegano in media 11 unità di personale. Ma dalla Social Footprint emerge come il vero valore aggiunto dell’identità sociale del sistema Ecopneus sia da individuarsi nelle azioni promosse dalle imprese della filiera per creare benessere per i propri occupati e per la collettività tra cui supporto alla lotta all’abbandono scolastico in zone disagiate, campagne di promozione della tutela dell’ambiente, sponsorizzazione di eventi culturali e sportivi e promozione delle culture locali.

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