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Articoli - Archivio

01/03/2019
Dove può servire l'intelligenza artificiale in auto

Oltre la gomma autonoma

 

Dall’abitacolo, nuovo hub per sicurezza e comfort, al motore, ecco come faremo conoscenza con l’AI ancora prima dell’autentica esperienza driverless

Simone Cosimi • giornalista / Wired

Stando a un’indagine firmata da Intel e Strategy Analytics, il mercato delle auto autonome, una volta maturo, potrebbe valere la stratosferica cifra di sette trilioni di dollari entro il 2045. La marcia in quella direzione è ormai consolidata e secondo le analisi di BlackRock (e, a dire il vero, di molti altri esperti e osservatori) nel 2025 il 98% dei veicoli sarà connesso. Un decennio dopo il 75% sarà invece autonomo. Ma può essere molto probabile che la prossima auto che acquisteremo non sarà driverless. Tuttavia potrebbe avere, come nel caso delle soluzioni Audi (per esempio Audi Intelligent Assistance e Audi connect che incrociano comfort, sicurezza e connettività), una serie di strumenti già profondamente permeati dall’intelligenza artificiale, con cui dunque cominceremo a fare conoscenza soprattutto dentro e intorno al veicolo, più che nella fase di marcia strettamente intesa.

Ovviamente gli aspetti più affascinanti, e davvero rivoluzionari, saranno quelli che ruotano intorno ai sistemi di assistenza alla guida (già in gran parte disponibili) e all’autonomia di guida di livello superiore al terzo.

Anche in questo senso la casa dei quattro anelli è all’avanguardia assoluta: i modelli più avanzati della casa tedesca leggono la strada, ne prevedono le difficoltà e si integrano con l’ambiente circostante, traghettando il conducente verso il futuro della guida. Tuttavia con l’intelligenza artificiale inizieremo a familiarizzare anzitutto all’interno dell’abitacolo. In un contesto che, fra l’altro, costituisce un territorio fertile non solo per gli stessi costruttori ma anche per una grande quantità di startup che potranno fare ricerca e proporre strumenti da integrare.

Uno dei fronti più promettenti è quello del riconoscimento facciale negli ambienti interni. Un ambito in cui il “facial recognition“ non è sfruttato per i passatempi per cui lo usano i social network ma, al contrario, per prevenire gli incidenti. Già operativi nei veicoli commerciali e nei tir per monitorare i conducenti e le loro possibili distrazioni, affaticamenti o stati di scarsa lucidità, le videocamere intelligenti hanno condotto negli anni a un abbassamento dei costi assicurativi per le flotte commerciali. Qualcosa di simile potrebbe avvenire anche per i privati cittadini e i loro mezzi personali. La startup del Mit di Boston iSee lavora proprio su questo obiettivo, per rendere l’automobile più empatica. Sempre secondo Intel l’AI potrebbe salvare 500mila vite in dieci anni grazie agli incidenti evitati. Oltre ad avvisare sul proprio stato di guida (e magari, nei casi più raffinati e integrati, intervenire su velocità e tenuta di strada) le camere equipaggiate con algoritmi di allerta e riconoscimento possono tornare utili anche per altri obiettivi, altrettanto importanti: allarmare il conducente se bambini o animali vengono “dimenticati” in auto. Creando insomma un ambiente più sicuro e confortevole.

TALKS ON TOMORROW

Il primo incontro sul tema “Intelligenza Artificiale e Machine Learning” si è svolto il 9 novembre a Roncade, Treviso, nell’innovativo campus di H-FARM. Introdotti da Massimo Russo, direttore della divisione digitale del Gruppo Gedi e da Riccardo Donadon, fondatore e CEO di H-FARM, e accompagnati da Jaime D'alessandro, giornalista di Repubblica, i massimi esperti del settore si sono confrontati sul mondo dell'intelligenza artificiale, sulle sue potenzialità e sui timori che talvolta suscita.

H-FARM

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Nati nel 2005, siamo stati i primi al mondo ad adottare un modello che unisce investimenti, consulenza per le imprese e programmi di formazione aumentati al digitale in un unico luogo e oggi siamo il più grande centro di innovazione in Europa.

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