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Articoli - Archivio

03/07/2018
Digitalizzazione e mobilità 4.0 Il nuovo business per l'aftermarket passa dalla "disruption"

Autopromotec Conference

 

Connettività, guida autonoma, elettrificazione e shared mobility sono i mega trend che stanno trasformando l’idea di mobilità. Per tenere il passo con i cambiamenti il mondo del post vendita deve investire in digitalizzazione e marketing online. È quanto emerso dagli Stati Generali organizzati da Autopromotec all’Unipol Arena di Casalecchio di Reno.

Dino Collazzo

L’auto cambia rapidamente e con lei l’intero comparto della mobilità. Connettività, guida autonoma, elettrificazione e shared mobility sono i mega trend che stanno modificando l’idea che fino a oggi abbiamo avuto degli spostamenti. Una trasformazione che investe in pieno l’intera filiera dell’automotive che sempre più spesso s’interroga su come questi cambiamenti impatteranno sul settore del post vendita e del service. I veicoli connessi sono già una realtà, per quelli self driving si moltiplicano le sperimentazioni in tutto il mondo, le auto ibride ed elettriche iniziano a scalare le preferenze dei consumatori e delle grandi flotte, mentre la Generazione Z – i nati dopo il 1997 – è sempre più orientata alla condivisione e meno al possesso. Il risultato è un cambio di paradigma che per forza di cose deve spingere l’industria dell’automotive insieme con i componentisti, i ricambisti e il mondo delle officine a rivedere le proprie strategie di business. Ma come fare? È questo l’interrogativo che gli organizzatori di Autopromotec, biennale internazionale delle attrezzature e dell’aftermarket automobilistico, hanno cercato di affrontare durante la seconda edizione degli Stati generali di Autopromotec Conference 2018. Nella cornice dell’Unipol Arena di Casalecchio di Reno, il 13 e 14 giugno scorsi, operatori, espositori, esperti internazionali, ricercatori universitari e rappresentanti delle istituzioni hanno cercato di dare una risposta agli oltre 500 partecipanti. L’obiettivo dei due giorni è stato quello di fornire spunti di riflessioni e informazioni su come evolverà il lavoro degli autoriparatori, in che modo lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, sia sui veicoli che sulle attrezzature, impatterà sulle competenze e quali tecniche sarà utile adottare nel campo del marketing online. Il convegno è stato anche l’occasione per far conoscere prodotti e soluzioni, proposte da aziende e startup, utili a migliorare le prestazioni dell’intera filiera e migliorare la catena di valore. “Ciò che bisogna fare è evitare di sottovalutare i cambiamenti – ha precisato in apertura di conference Mauro Severi, presidente di Aica –. Bisogna saper rischiare analizzando non solo i dati ma anche le tendenze. Queste ultime ci dicono che il mondo va verso una direzione ben precisa. Investire in conoscenze, in professionalità e nel miglioramento dei servizi offerti è ciò che ci permetterà di gestire il domani, altrimenti verremo spazzati via”.

 

La disruption traina il cambiamento nell’automotive

La velocità con cui i cambiamenti stanno investendo il settore della mobilità sta spingendo l’industria dell’automotive e della sua filiera a rivedere le proprie strategie. Disruption, è questa la parola chiave, ripetuta da tutti i relatori di Autopromotec conference, per capire cosa ci aspetta e con che occhio bisogna guardare al domani. Dunque, serve saper rompere. E il primo elemento che il mondo dell’aftermarket deve rompere è la resistenza ai mutamenti. Il mondo dell’automotive ha intrapreso da tempo una nuova direzione che punta dritto a elettrificazione, guida autonoma, connettività e condivisione. Solo lo scorso anno, nel mondo, sono stati venduti 1,3 milioni di veicoli elettrici (tra ibridi, plug-in e completamente elettrici). Un dato che rappresenta l’1 per cento del mercato totale ma che ha avuto un’accelerazione del più 58 per cento rispetto al 2016. Secondo Ev-Volumes, società di analisi svedese, all’attuale tasso di crescita nel 2030 otto nuove auto su dieci saranno elettriche. In questo scenario in continua trasformazione le officine si troveranno ad avere un ruolo fondamentale a patto che sappiano innovarsi. Gli autoriparatori nei prossimi anni dovranno imparare a gestire veicoli sempre più sofisticati. Si tratterà di automobili che, oltre ad essere alimentate da batterie, saranno dotate di un numero sempre più elevato di software intelligenti. Basta pensare allo sviluppo degli Adas (Advanced driver-assistance systems) per la guida autonoma. Un insieme di radar e sensori che richiedono, in fase di manutenzione, particolari conoscenze e competenze. Non solo. Un altro aspetto fondamentale sarà la connettività delle officine. Queste dovranno essere in grado di offrire ai propri clienti dei servizi di manutenzione predittiva capaci di prestare assistenza da remoto. Ciò consentirà alle officine di analizzare i dati dei veicoli e di costruire una sorta di cronologia della vita dell’auto. Un modo in più per arricchire il proprio business attraverso un’offerta di servizi mirati per ogni cliente. In questo modo gli autoriparatori potranno costruirsi una propria reputazione spendibile in Rete e capace di accrescere i propri clienti, in una specie di “Tripadvisor dell’auto”. Investire dunque in strumentazioni, professionalità e digitalizzazione è la sola strada percorribile.

 

Area innovazione

Un’importante novità della seconda edizione degli Stati generali di Autopromotec conference è stata l’Area innovazione. In uno spazio ad hoc, una ventina di realtà tra laboratori di ricerca, spin-off universitari e star-up, selezionati in collaborazione con Aster – società per l’innovazione e il trasferimento tecnologico della Regione Emilia-Romagna – hanno incontrato possibili partner industriali a cui hanno sottoposto i loro progetti. Gli ambiti di applicazione spaziavano dalla manifattura additiva ai dispositivi e applicazioni per le auto connesse, dai brevetti per la mobilità elettrica – è il caso dell’auto solare – a una serie di ricerche e studi nei campi della meccanica avanzata e dei materiali compositi.

 

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Le quattro regole per il mercato digitale

Metamorfosi. È la parola che Francesco Morace, sociologo e saggista, usa per descrivere i mutamenti a cui stiamo assistendo. Il profondo cambiamento socioculturale in cui siamo stati immersi negli ultimi dieci anni ha dato il via a una trasformazione della quotidianità: dando vita a nuove forme sociali, familiari, lavorative o di consumo. Per il docente di Social innovation al politecnico di Milano però il risultato del mutamento è complesso da prevedere e va osservato giorno per giorno. Di una cosa Morace è certo: “questa trasformazione ci consente di affermare che il futuro è già presente e che per riuscire a coglierne le opportunità bisogna attrezzarsi”. Un discorso che vale non solo per la vita di tutti i giorni ma anche e soprattutto per chi oggi fa impresa e deve confrontarsi con la tecnologia e le innovazioni. “Mi riferisco all’online – precisa Francesco Morace – o meglio all’onlife. Non parliamo più di un mondo alternativo: una sorta di “second life” come siamo stati abituati a pensare per lungo tempo. Al contrario, oggi parliamo di “totalife” in cui tutto è integrato. Il nostro compito è capirne l’importanza e imparare a sfruttarne le potenzialità. Bisogna cambiare orientamento”. Una direzione che Morace individua in quelli che chiama i “Paradigmi del futuro”. Si tratta di quattro linee che plasmeranno la società e il mercato del domani e verso cui i servizi più innovativi dovranno rivolgersi: quick e deep, trust e sharing, unique e universal, crucial e sustainable. Il primo elemento, rapidità e profondità, è legato alla qualità del quotidiano in cui emergono i temi della tempestività e dell’innovazione. “Reazioni veloci e capacità di essere profondi sono i due aspetti fondamentali che chi fa business deve tenere ben presente – spiega Morace –. Ciò però non è sufficiente, serve essere credibili”. La credibilità è il secondo paradigma da cui prende le mosse quella che è stata ribattezzata la “reputation economy”. Un modello che ha ridefinito una nuova catena del valore: la reciprocità delle relazioni ripropone una economia delle non-equivalenze, rigenerando un rapporto basato sulla lealtà e sulla condivisione con il consumatore. “Tutto ciò deve spingerci a essere aperti verso l’esterno così da essere attrattivi – precisa Morace – e al contempo essere bravi a declinare la nostra unicità in chiave globale”. Non c’è futuro però senza l’attenzione al patrimonio economico, ambientale, sociale e culturale. Un impegno che per il professore si declina nella parola sostenibilità. “Per avere un futuro bisogna essere innovativi in maniera inaspettata e saper immaginare ciò che le persone desiderano – conclude Morace – Più che essere visibili dobbiamo essere credibili”.

 

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Smart city e smart mobility, l’italia non può restare indietro

La sfida della mobilità del futuro passa dalle città intelligenti. Secondo Andrea Marinoni, Senior partner di Roland Berger, le grandi aree urbane da qui al 2030 saranno il crocevia dei mega trend globali: elettrificazione, guida autonoma e shared mobility. Perché questa previsione si concretizzi serve tracciare una rotta. E in questo caso il primo step passa dalla digitalizzazione delle città. Che non può prescindere da un tessuto imprenditoriale capace di investire in innovazioni tecnologiche e in particolare in intelligenza artificiale. Un settore dove Usa e Cina hanno la leadership mondiale distanziando di molto i paesi dell’Unione europea: l’Italia è ancora marginale. L’ultimo report di Roland Berger, Automotive disruption radar, ha analizzato lo sviluppo e la propensione verso “l’auto e la mobilità del futuro” all’interno dei vari paesi. Ciò che è emerso è un percorso differente, tra un paese e l’altro, nella scelta di adottare forme di mobilità alternativa, nell’utilizzo di veicoli autonomi e nell’elettrificazione. In tutto ciò, l’Italia si classifica al penultimo posto dietro Belgio, Cina, Corea del Sud, Francia, Germania, Giappone, India, Olanda, Regno Unito, Singapore, Stati Uniti e Svezia. Una situazione, quella italiana, figlia di un ritardo in ambito normativo, tecnologico e infrastrutturale. Eppure, evidenzia Marinoni, nel nostro Paese cresce tra i consumatori l’interesse verso la mobilità alternativa, così come la curiosità verso il self driving. Un segnale positivo che, il sistema industriale insieme alle istituzioni, deve tradurre in un nuovo modello di sviluppo.

 

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Assistenza, automazione e realtà aumentata: ecco le chiavi per fare business in rete

Crescono i consumatori online e cambiano le strategie delle aziende. E adesso per rimanere competitivi non basta avere un sito web. Assistenza, automazione e realtà aumentata sono i tre approcci che deve avere chi oggi vuole fare business in rete. A dirlo è Angie Cucco, Google Automotive account manager, che nel suo intervento ha spiegato come bisogna muoversi per attrarre e soddisfare i propri clienti. Il primo elemento è fornire un’assistenza personalizzata, rendendo più facile la ricerca delle informazioni e la possibilità di fare acquisti da parte dei consumatori. “Ogni mese vengono fatte, solo per ricambi e assistenza, 1 miliardo di ricerche su google – spiega Cucco –. Riuscire a offrire loro ciò di cui hanno bisogno vuol dire saper fare business”. Il secondo aspetto è l’automazione, cioè la possibilità di accedere rapidamente alle informazioni e far compiere ai propri clienti azioni in poco tempo. In un sondaggio di CapGemini sugli acquirenti di auto, il 75 per cento afferma che comprerebbe un’auto online. Mentre Hedges e Co prevede che quest’anno le vendite di ricambi online supereranno i 10 miliardi dollari. Velocizzare le operazioni sui siti e facilitare le transizioni online è la chiave di volta per far aumentare i propri profitti sfruttando il web. Il terzo elemento imprescindibile attiene alla capacità da parte di chi ha un business online di offrire ai propri clienti, per il tramite della tecnologia, esperienze nuove e coinvolgenti. È il caso della realtà aumentatala che consente di connettere in modo realistico le persone con i prodotti. “Tutte queste innovazioni tecnologiche sono indispensabili ma non vanno recepite tutte in una volta – precisa Cucco –. Ciò che è fondamentale è avere una mente aperta e migliorare la propria azienda facendo piccoli passi”.

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