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L'Editoriale - Archivio

02/03/2015
Deflazione

Oggi il rivenditore di pneumatici, non diversamente dalle altre categorie economiche e istituzioni, compresa la BCE, deve affinare strumenti nuovi per affrontare questa realtà.

 

Renzo Servadei

Per anni ci hanno abituati a considerare l’inflazione, cioè l’aumento dei prezzi, come il principale mostro da combattere nel raggiungimento della stabilità economica. Tra gli stessi pilastri fondanti della politica della BCE vi è quello di mantenere il tasso di inflazione al di sotto della soglia invalicabile del 2%.

Nel nostro settore, siamo stati avvezzi per anni a vedere listini dei pneumatici cambiare almeno un paio di volte l’anno. La politica commerciale si era ormai adeguata a questa prassi. “Compra le gomme adesso che dal prossimo mese aumentano”, ci dicevano i fornitori. E noi a nostra volta lo ripetevamo al cliente.

Ora invece viviamo in un mondo che sembra andare al contrario. Per affrontare la deflazione ovvero la diminuzione del livello generale dei prezzi, la BCE stampa denaro, ma il rivenditore come può affrontare questo nuovo fenomeno? Il problema è che, mentre la fiscalità, in barba a tutti i proclami di tagli, continua ad aumentare, gli altri prodotti, compreso i pneumatici, spesso calano. Siamo appunto in deflazione e scopriamo che questo mostro è forse più pericoloso - sicuramente più subdolo - del primo. Sì, perché adesso il cliente non compra più in quanto sa che più aspetta, più è probabile che il prodotto cali. Quindi il mercato si avvita, crolla e per smuoverlo tutti si agitano e parte la corsa a rincorrere le seconde, le terze, tra un po’ le quarte linee in una spirale in fondo alla quale la redditività si fa sempre più un miraggio.

Ma il mostro della deflazione ci riserva anche altre sorprese.

Il rivenditore da sempre è abituato a considerare i ricarichi in percentuale e spesso per semplicità, fissata la giusta percentuale, l’ha applicata alla generalità dei prodotti. Oggi per affrontare questa nuova condizione lo stesso rivenditore dovrà valutare l’opportunità di applicare, almeno per prodotti al di sotto di una certa soglia che ognuno singolarmente può valutare, ricarichi in cifra fissa. Per mutuare un termine borsistico, una sorta di “stop loss”, vale a dire una cifra al di sotto della quale non può scendere per “stoppare” appunto le perdite.

Se infatti applicasse la stessa percentuale di ricarico a un prodotto che vale 1.000 rispetto a uno che vale 100, alla fine otterrebbe risultati diversissimi nel conto economico!

Ma soprattutto, a costo di diventare ripetitivi e noiosi, - ma i latini, che la sapevano lunga, dicevano repetita juvant, letteralmente “le cose ripetute giovano” - è ancora più importante che in passato valorizzare le prestazioni.

I prodotti infatti potranno anche calare, ma è molto difficile che calino i salari dei dipendenti o i mille e più costi che gravano sulle imprese. E sono le prestazioni il nostro valore aggiunto, il valore della professionalità della categoria che dobbiamo difendere.

 

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