Condividi su

Articoli - Archivio

27/10/2011
DATEMI UNA GOMMA E VI TRASPORTERÒ IL MONDO

PNEUMATICI PER TUTTI GLI USI

Pneumatici per tutti gli usi: dai modellini agli Space Shuttle tantissimi sono i veicoli che hanno bisogno delle coperture...

Nicodemo Angì

Si scrive "pneumatico" e si legge in una varietà impressionante di modi e di utilizzi. Le nostre amate coperture si trovano, apparentemente uguali ma così diverse, in una gamma di veicoli che vanno per strada, sotto terra e perfino... nello spazio!
Le coperture moderne hanno raggiunto un grado così alto di perfezionamento da poter essere impiegate praticamente in ogni ambiente e sotto ogni condizione di lavoro. Il nostro viaggio fra le gomme estreme parte dal basso, anzi dal sottosuolo. Le miniere sono infatti piene di veicoli, quali le perforatrici che sistemano l'esplosivo da far brillare, le pale meccaniche che sgomberano i detriti, i dumper che li trasportano all'esterno e così via.

 

Più vicini al centro della Terra

Ai pneumatici destinati a simili impieghi vengono richieste doti del tutto particolari, come elevatissima resistenza ai tagli (i percorsi sono disseminati di rocce acuminate) e alle alte temperature che è facile riscontrare nel sottosuolo. Altre caratteristiche peculiari, comuni sia alle coperture lisce che scolpite, è uno spessore del battistrada che può superare i dieci centimetri per una gomma. Per grandi dumper da cantiere non è infrequente trovare coperture con un diametro di più di quattro metri e battistrada che, nonostante i 10/11 cm di spessore, appaiono in proporzione sottilissimi. Notiamo come queste specialissime coperture mantengano comunque una certa parentela con i pneumatici da auto, dato che la loro carcassa è radiale.
Allontaniamoci del centro della Terra, pur rimanendo nel sottosuolo, e facciamo un giro in metropolitana: potrebbe capitarci di salire su delle carrozze poco o nulla sferraglianti. Un'esperienza di questo tipo sarebbe inaspettata, dato che questo efficiente mezzo di trasporto viene praticamente sempre associato alle rotaie, ma in realtà esistono linee le cui carrozze si muovono su ruote di gomma. A Parigi, per esempio, un paio di linee adottano questo tipo di soluzione, che era stata originariamente pensata - nei primi anni ‘50 - per aumentare non soltanto il comfort ma anche la frequenza dei treni. La grande coppia dei motori elettrici, infatti, metteva in crisi l'aderenza delle ruote metalliche, limitando così le performance sia in accelerazione sia in frenata. I pneumatici, con il loro superiore grip, donavano ai convogli una migliore dinamicità e permettevano di aumentare il numero delle corse orarie, incrementando così la capacità delle linee. Dopo vari esperimenti (le prime vetture avevano molte ruote le cui coperture erano direttamente a contatto con rotaie di tipo classico) si è poi arrivati alla soluzione ancora in uso.

 

Le gomme e le rotaie

Si tratta di particolari pneumatici che rotolano su una "pista" speciale a loro dedicata, posizionata all'esterno dei binari convenzionali. La ruota metallica viene infatti conservata per ragioni di sicurezza: essa interviene in caso di sgonfiamento dei pneumatici e dà una maggiore affidabilità al passaggio sugli scambi. Oltre a queste ruote principali, che reggono il peso del vagone e trasferiscono al suolo le forze di trazione e frenata, sono inoltre previste delle ruote "folli", di diametro minore, che hanno il compito di guidare la traiettoria del convoglio. Il loro asse, infatti, è verticale in modo che esse possano scorrere su delle guide perpendicolari al terreno e che seguono il tracciato dei binari. Gli assi delle ruote principali portavano, nelle prime versioni, anche le spazzole che raccolgono la tensione di alimentazione mentre le rotaie vengono usate per il ritorno dell'alimentazione; appositi sensori percepiscono l'abbassamento della ruota metallica causato da foratura dei pneumatici e lanciano l'allarme.
I miglioramenti tecnici, come ad esempio l'introduzione della gestione elettronica delle coppie - motrice e frenante - e la motorizzazione di ogni asse, migliorando le prestazioni dei convogli, hanno rallentato la diffusione di questa soluzione che ha, come contropartita al comfort, maggiori esigenze di manutenzione. Saliamo in superficie, anzi, proiettiamoci nel cielo. I veicoli spaziali riutilizzabili, come lo Space Shuttle, pur decollando in verticale devono ritornare in maniera convenzionale e, in attesa di "oggetti" in grado di muoversi in verticale come gli elicotteri, la maniera più semplice è un atterraggio come quello degli aerei. Un impiego del genere è abbastanza impegnativo dato che le coperture in questione, oltre al consueto stress causato dal prendere contatto con il terreno ad alta velocità con un carico non trascurabile (anche le coperture degli aerei lo sperimentano), devono sopportare le condizioni della permanenza nello spazio.

 

Gomme spaziali

Temperature estreme e pressione esterna praticamente pari a zero non sono infatti propriamente salutari per le coperture. In effetti i grattacapi maggiori li dà proprio la temperatura (la pressione esterna nulla equivale ad un'atmosfera in più rispetto a quella di gonfiaggio sulla terra) ed è forse per questo che le coperture posteriori, le più sollecitate, venivano sostituite ad ogni lancio; le anteriori durano invece per due missioni. Diamo ora qualche dato tecnico di queste coperture: che non si tratti di coperture comuni lo si capisce dal fatto che il costruttore controlla ogni esemplare perfino con i raggi X e che ogni carrello principale potrebbe reggere tre volte il carico imposto da un Jumbo Jet. Le coperture anteriori sono dei radiali a 20 tele, con misure 32 x 8,8 mentre le posteriori a 34 tele con misure 44,5 x 16,0-21, gonfiate con azoto a, rispettivamente, 300 e 340 psi, equivalenti a circa 20 e 23 bar.
Finiamo questa carrellata con un tocco ludico, parlando delle coperture usate nei modelli, statici o dinamici che siano. Ne esistono di tantissimi tipi: stradali, da off-road, con camera d'aria, tubeless e perfino con la mousse come quella usata, per esempio, nella Paris-Dakar. In questo caso la tecnica c'entra poco, lasciando il massimo dello spazio al... divertimento!

torna all'archivio