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In Lab - Archivio

02/03/2017
DA I-FACTOR, IL GENE DELL'IMPRENDITORE

Franco Marzo - Coaching e business development

I valori

Parlare di valori per un imprenditore è sempre molto difficile. La prima cosa che viene in mente è che sono tremendamente noiosi. L’imprenditore li considera inutili, le cose importanti sono altre: l’innovazione, la comunicazione, il margine; che ci faccio con i valori? La seconda riguarda la cultura italiana, spesso orientata alla “furbizia”, valore per molti, disvalore per altri. A costo di apparire bacchettone, voglio schierarmi subito e affermare che l’impresa a cui mi riferisco in questo articolo è quella definita da un noto vocabolario, come “iniziativa di lungo e faticoso esito”. In questa definizione lo spazio per la furbizia è molto stretto. “L’impresa” è una “meta importante” raggiunta al termine di un lungo e faticoso percorso; un po’ come andare sulla luna. Qualche scorciatoia la possiamo tollerare, ma la differenza la faranno altri valori come la determinazione, l’organizzazione, l’ingegno.

 

Cosa sono i valori

I valori sono “beni preziosi”, principi a cui teniamo particolarmente, che ci aiutano ad andare avanti: l’amore, la famiglia, la salute. Sono anche punti di riferimento utili nei momenti di incertezza e smarrimento, come una stella polare: l’onestà, il rispetto, la giustizia. Ma possono essere anche virtù che abbiamo visto funzionare bene e sulle quali nutriamo certezze, come l’ingegno, la perseveranza, la generosità, la creatività.

Come abbiamo visto negli esempi, i valori sono sempre parole singole, mai frasi. Sembra un dettaglio, ma è importante. I valori sono “parole chiave” che “aprono o non aprono” le porte della convivenza, e chi non ha le chiavi rimane fuori.

Identificare i valori non è facile perché normalmente ci accorgiamo della loro esistenza quando vengono a mancare.  Ad esempio se siamo cresciuti in un ambiente in cui l’onestà è un valore, ci accorgeremo della sua esistenza non appena ci troveremo in situazioni o ambienti in cui viene negata o offesa, non prima. Ce ne accorgeremo perché soffriremo nel vedere comportamenti che la mettono in discussione. Se non viene negato, il valore è la normalità del quotidiano, passa inosservato.

I valori sono difficili da identificare anche perché producono comportamenti ovvi. Per rimanere sull’onestà, per rispettarla è sufficiente “non rubare o non compiere atti illeciti”. Il prefisso “non” rende molto semplice comportarsi nel modo giusto, basta infatti “non fare qualcosa di sbagliato”. In pratica per essere onesti non occorrono competenze o abilità speciali, nemmeno lauree o conoscenze, non viene richiesto praticamente nulla, sono “non comportamenti”, e quindi osservabili da chiunque.

 

Un credo collettivo

I valori aziendali servono a fissare alcuni “paletti” su cui non discutere ogni volta e che sappiano orientare i comportamenti di tutti in modo coerente e univoco. Fissare i Valori serve a determinare un credo collettivo, ovvero a creare la convinzione diffusa che si va nella giusta direzione. Vale ancora l’esempio della stella polare: se credo che indichi il nord (e ci credo), se decido di andare a nord, la seguirò senza indugi e tentennamenti. I valori aziendali orientano la squadra, determinano una coesione e una omogeneità di punti vista che riducono dubbi, conflitti e indecisioni. Condividere i valori dell’impresa è tanto più importante quanto maggiori risultano le dimensioni e le diversità presenti. Per intenderci, di fronte a un dubbio, un gruppo di 3,4 persone che parlano la stessa lingua riesce a trovare un accordo molto prima di un gruppo di 50,100 persone che parlano 10 lingue diverse. Più l’azienda è grande e complessa e più sono importanti i valori.

 

I valori dell’impresa

Ogni imprenditore ha una sua gerarchia di valori, spesso inconscia, che risulta coerente con ciò che fa. I valori sono le cose in cui l’imprenditore crede. Provate a prendere carta e penna e a pensare alla vostra attività. Quali sono le cose in cui credete di più? Se lavorate nella moda probabilmente crederete nell’eleganza, se operate nei servizi nella relazione umana, se siete medici nella salute.  Provate a fare l’esercizio: in che cosa credete fermamente? Mettete giù un primo elenco di parole chiave e poi provate a fare una classifica. Siate molto severi con voi stessi, non accettate valori a “pari merito”, la classifica deve indicare una gerarchia precisa. Lasciate riposare l’elenco e riprendetelo dopo alcuni giorni. Che effetto vi fa? Sono ancora quelli giusti o ve ne siete dimenticati di importantissimi? Può succedere. Nelle aziende con molti anni di attività i valori possono appartenere alla collettività e prescindere parzialmente da quelli dell’imprenditore. Gli equilibri che si sono creati e la storia dell’impresa hanno fatto emergere un’identità autonoma, fondata su valori che forse nemmeno l’imprenditore, pur vivendoli attivamente, riesce ad avere più così chiari. In questi casi è opportuno dedicare all’argomento alcune brevi riunioni con la prima linea dei responsabili. I valori si propagano e si diffondono non soltanto attraverso i decaloghi affissi in bacheca, ma anche e soprattutto, attraverso l’esempio quotidiano delle persone “importanti” che li interpretano. Avere una prima linea unita sui valori è la prima arma strategica di un’azienda di successo.

 

La nascita dei valori

I valori fondamentali di ciascuno di noi, per loro natura, maturano in giovane età. Normalmente nascono dall’imprinting di esempi di persone importanti come genitori, nonni,  insegnanti, amici. Per questo una volta acquisiti è difficile cambiarli. I valori che si assomigliano si riescono ad “apprendere” con facilità anche nel corso degli anni. Altri invece possono risultare totalmente incomprensibili. Per esempio se credete nell’onestà, non faticherete a credere nella lealtà o nella trasparenza. Viceversa, se siete cresciuti in un ambiente dominato dal cinismo e dall’opportunismo, farete molta fatica a condividerli.

 

La condivisione dei valori

Definire i valori aziendali è fondamentale per cercare persone che li condividano senza fatica. In fase di assunzione di nuove risorse cercate di capire in che cosa credono e confrontatelo con la lista dei vostri valori. Se coincideranno o risulteranno simili, vi risparmierete molti fastidi, soprattutto se un domani rivestiranno ruoli di responsabilità. Ai collaboratori potrete infatti cambiare ruolo, funzione, compito, ma non potrete mai far cambiare idea su ciò che credono nel profondo. Anni fa ebbi un collaboratore la cui madre aveva inculcato la convinzione che tutto il mondo cercasse di fregarlo: “attento figliolo che tutti ti vogliono fregare”, in dialetto veneto suonava più o meno così: “attento che s’è tot in giro per incoearte”. Con questo strano imprinting era possibile passare da un estremo all’altro, dalla grande sfiducia alla grande fiducia reciproca; o si affermava il principio o lo si negava totalmente. Relazione difficile da gestire.

 

Le regole

I valori vi aiutano a definire le cose in cui credete, ma non esiste un valore senza una regola, un “comportamento” concreto per osservarlo e diffonderlo. Abbiamo già visto che le regole più semplici talvolta fanno parte della categoria del “non fare”, e quindi non occorrono skill particolari o istruzioni. Nel credo cristiano, in particolare nei 10 comandamenti, le regole sono di due tipi: divieti e imperativi. Il valore della famiglia ad esempio viene tutelato da un imperativo “onora il padre e la madre!” mentre il valore della proprietà con due divieti: “non rubare” e “non desiderare la roba d’altri”, quest’ultimo particolarmente difficile da praticare in quanto legato a un sentimento invisibile come il desiderio. Se vogliamo che i valori vengano “onorati” è bene che esistano regole da “rispettare”. In ambito aziendale esistono centinaia di regole: produttive, commerciali, amministrative, deontologiche. La carta dei valori a cui mi riferisco si preoccupa dei fondamentali, di quei valori “universali” di umana convivenza che predispongono gli atteggiamenti corretti in ogni campo. Se il valore di riferimento è la “collaborazione” potranno esserci regole di base in cui ad esempio “quando si celebra un risultato si usa sempre il noi; si ringrazia sempre il team; si pronunciano tutti i nomi dei suoi componenti”; se il valore è la “creatività” si riconosce sempre la paternità dell’idea, in privato e in pubblico; se il valore è il “rispetto” una regola concreta sarà “io saluto sempre per primo i colleghi e le persone che incontro in azienda”. Per Weissman, la società di consulenza strategica con cui collaboro, le regole iniziano sempre con “io” e vengono formulate senza ripetere il valore. Ad esempio, se il valore è la “lealtà”, non potrò avere una regola che recita “io sono leale” bensì qualcosa del tipo: “io mantengo sempre la parola data”; “io faccio quello che dico”; “io dico sempre la verità”; “io non tradisco mai chi lavora per i miei stessi obiettivi”. La ricerca delle regole avviene dopo l’individuazione dei quattro/cinque valori guida da parte della prima linea di dirigenti. L’esercizio è interessante perché chi elabora la regola è la stessa persona che poi dovrà osservarla. In questo modo l’io… lo pone direttamente di fronte alle sue responsabilità.

Sandro Gamba grande allenatore di basket italiano degli anni ’80, “Hall of fame” negli Stati Uniti, parlando di valori usava dire: “walk your talk”, ovvero “cammina come parli” nella stessa direzione, una regola semplice, ma molto impegnativa.

 

Regole famose

Le regole, più sono semplici, più vengono osservate e più il loro effetto leva è importante. Vi sono regole aziendali che hanno fatto la differenza. Ricordo che Europ Assistance nei suoi primi anni di attività, fissò per tutti i suoi dipendenti la regola dei tre squilli. Il telefono non poteva squillare più di tre volte prima che qualcuno rispondesse. L’amministratore delegato testava i vari numeri interni per verificarne il rispetto. Un’agenzia internazionale d’informazione richiede che per essere pubblicata, la notizia sia confermata da almeno tre fonti che non si conoscono. In Volvo alla fine degli anni ’80, vigeva la regola che ogni dipendente su una Volvo doveva allacciarsi le cinture di sicurezza. Oggi sembra ovvio, ma allora che non era obbligatorio, era quasi bizzarro. I valori sottostanti a queste tre regole sono evidenti: il servizio (prima di tutto!), la correttezza (dell’informazione), la sicurezza (in automobile). 

Trovare regole semplici con un potente effetto leva è difficilissimo. Scherzando ricordo che Mosè, nella definizione dei Dieci Comandamenti sul monte Sinai, non a caso si fece aiutare dal Padreterno.

 

Franco Marzo

Coaching e business development

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