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Articoli - Archivio

08/07/2019
Crisi di sistema e risorse in calo

Autotrasporto

 

La scarsa attenzione del Governo preoccupa le associazioni. Appello all’Ue

 

Paolo Castiglia

Perdita di traffico internazionale delle imprese italiane, ridotto a meno del 24%. Scomparsa di migliaia di piccole e medie aziende del settore, tanto che, secondo l’ultima revisione effettuata, altri 20.000 piccoli trasportatori non avrebbero più le condizioni per restare iscritti all’Albo Nazionale degli Autotrasportatori gestito dal Ministero. L’autotrasporto italiano, poi, non regge la concorrenza dei competitori europei, portata anche all’interno del mercato nazionale attraverso la pratica del cosiddetto cabotaggio. Ecco quindi che allora molte delle imprese di maggiore dimensione hanno trasferito in tutto o in parte la loro attività in paesi esteri.

È questo il quadro a dir poco allarmante che descrive il settore del trasporto merci su strada che fa i conti con una crisi inattesa e pesantissima, e con un Governo che, secondo la gran parte delle associazioni di categoria dell’autotrasporto, storicamente non riesce a definire una strategia di sviluppo dell’autotrasporto sostenuta da interventi strutturali per dare concreto impulso al settore, e neppure l’attuale Governo sta dimostrando attenzione per il settore e questo si manifesta tragicamente in una serie di dati negativi. La cosa che preoccupa di più gli operatori è che un settore economico strategicamente importante quale quello della mobilità delle merci, possa finire in condizioni di estrema debolezza nell’arena europea senza che nessuno se ne faccia carico e provi almeno a porre rimedio.

In effetti per trent’anni la scelta di destinare le risorse messe a disposizione dell’autotrasporto a una serie di interventi a pioggia, nell’inutile tentativo di garantire la sopravvivenza di tutti, ha portato ai risultati sconfortanti che oggi vediamo; non sembra che ci siano allo stato attuale le condizioni e la volontà politica di cambiare rotta per fare diverse scelte di sviluppo. “Guardiamo con estrema preoccupazione all’ennesimo taglio dei fondi per gli investimenti in favore di altre misure non inquadrabili in nessuna strategia di sviluppo produttivo del settore – afferma poi dal canto suo Franco Fenoglio, presidente della Sezione veicoli industriali dell’Unrae – soprattutto se consideriamo che siamo ormai prossimi alla fine del periodo previsto per la presentazione delle domande a valere sui finanziamenti per i fondi 2018, e ancora non vediamo neppure il Decreto ministeriale di riparto delle risorse per il 2019, al quale dovrà poi seguire quello dirigenziale per la destinazione dei fondi per gli investimenti alle diverse categorie di veicoli finanziabili”.

“Oltre a tutto ciò, poi, gli operatori sono del tutto scoraggiati – affermano gli addetti ai lavori – in particolare dal fatto che i rimborsi alle aziende, anche a quelle che hanno regolarmente presentato le domande, vengono concessi con molto ritardo e spesso per importi minori rispetto alle indicazioni dei decreti di riparto. Nel settore si pensa quindi che – in queste condizioni – le promesse di ulteriori fondi destinati all’acquisto di veicoli per il trasporto di merci abbiano ben poche possibilità di tradursi in disponibilità effettiva di risorse”.

Tra l’altro, mentre il mercato è in flessione continua ormai dagli ultimi mesi dello scorso anno, allo stato attuale ancora non si hanno segnali di attività ministeriale per l’implementazione degli atti normativi necessari ad avviare la fase di finanziamento degli investimenti per il 2019, mentre quella per il 2018 si è chiusa nell’aprile scorso. L’unica notizia in merito dice che la parte di fondo dedicata all’autotrasporto destinata agli investimenti è stata diminuita rispetto alle previsioni iniziali e portata a 25 milioni. Dunque meno risorse e discontinuità nella loro gestione. Non c’è da stupirsi se le imprese mostrano segni di crescente sfiducia e rinvio degli investimenti. Del resto, la proposta di destinare 50 milioni l’anno per il 2019-2020 per finanziare l’acquisto di veicoli nuovi contro rottamazione dell’usato, non ha avuto finora un riscontro concreto con la formulazione degli atti normativi necessario al reperimento e alla destinazione dei fondi. Alle associazioni di categoria dà un ulteriore punto di frizione col Governo il fatto di trovarsi ancora una volta di fronte a decisioni di carattere finanziario che più che altro cercano di tamponare le falle prodotte da una mancanza fisiologica di strategia politica per il settore, invece di cambiare rotta e sostenerne con decisione lo sviluppo, ricercando e promuovendo misure che possano garantire anche la sostenibilità del lavoro per tutte le imprese di trasporto con le loro caratteristiche specifiche.

Il mondo dell’autotrasporto è complesso e articolato, soprattutto nel nostro Paese, e varrebbe forse la pena di cercare soluzioni alternative unitarie ai suoi endemici problemi, partendo per esempio dalle realtà produttive e dalle modalità che queste adottano per raggiungere i mercati. Un esame della composizione del parco circolante che evidenziasse la relazione tra le diverse categorie di massa, le classi di inquinamento e l’anzianità dei mezzi con la destinazione dei medesimi al trasporto in conto terzi o in conto proprio, potrebbe restituire esiti sui quali lavorare per impostare una politica di premialità mirata, che contribuirebbe in modo non indifferente a ripulire il parco, promuovendo inoltre il lavoro di tutte le imprese di autotrasporto, quale che sia la loro dimensione.

“Intanto – qui sono ancora parole di Fenoglio – il parco circolante continua a invecchiare e le prospettive di indirizzarlo verso un rinnovamento sostenibile si allontanano. Siamo in attesa di conoscere i contenuti degli atti normativi che dovrebbero attuare la concessione alle imprese private della revisione dei veicoli industriali e ci auguriamo che non venga persa almeno questa importante occasione per introdurre con essa un sistema di verifiche più severo a seconda dell’anzianità dei veicoli sottoposti a indagine periodica, tale da incentivare seriamente il rapido rinnovo di quelli più vecchi e in peggiori condizioni”.

 

 

 

AUTOTRASPORTO: MANIFESTO PER L’EUROPA

Realizzare le reti Ten-T, rafforzare lo Spazio europeo dei trasporti omogenei, contrastare la concorrenza sleale, perseguire la sostenibilità ambientale, avere una visione continentale per gestire, e non subire, la nuova “via della seta”.

Sono alcuni dei punti del Manifesto che Conftrasporto-Confcommercio ha approvato all’unanimità e fatto pervenire alle autorità europee appena rinnovate, perché “le relazioni commerciali si consolidano sulle reti logistiche e di trasporto. Collegamenti rapidi, sicuri ed economicamente sostenibili migliorano la competitività delle imprese, creano nuove opportunità culturali, formative e lavorative”. “Senza un sistema di trasporti efficiente, tutta l’economia si ferma e le merci rimangono negli scaffali di chi le produce” – ha affermato in proposito il vicepresidente di Confcommercio e Conftrasporto, Paolo Uggè, spiegando anche come ci sia “ancora molta strada da fare, anche sul fronte dell’accessibilità e della libera circolazione delle merci che sono obiettivi distintivi dell’Ue, ma non sono stati ancora pienamente attuati”.

Per raggiungerli? L’associazione ha proposto 5 azioni: rafforzare l’impegno dell’Ue per la realizzazione delle reti Ten-T potenziandone la dimensione euro-mediterranea, a cominciare dal completamento del Corridoio mediterraneo e della Torino-Lione; valutare gli effetti delle politiche settoriali promosse dall’Unione e dai singoli Stati sull’accessibilità, la competitività, e la coesione dei territori, in relazione a trasporti, energia, ambiente e sicurezza. Tra gli esempi negativi, il contingentamento dei Tir ai valichi alpini, che rischia di penalizzare la competitività di importanti territori italiani ed europei; sviluppare una visione continentale su ambiziosi programmi di intervento nel settore varati da altri stati, quali la cinese “Nuova via della Seta” per non compromettere il disegno europeo e la legittima sovranità degli Stati su un tema di così grande valenza strategica; realizzare concretamente lo Spazio unico europeo dei trasporti contrastando ogni forma di concorrenza sleale e dumping sociale nell’autotrasporto, in linea con le indicazioni della Road Alliance recepite in prima lettura dal Parlamento europeo; perseguire la sostenibilità ambientale, economica e sociale dei trasporti ricercando le soluzioni più efficaci con il rinnovo del parco circolante secondo il principio della neutralità tecnologica e incentivi all’intermodalità via mare e ferro.

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