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Articoli - Archivio

12/12/2012
CHI SEGUIRÀ IL TRASPORTO?

AUTOTRASPORTO

Soppressa, tra gli altri organismi collegiali, la Consulta Generale per l’autotrasporto e per la logistica, ora che succede? E l’Osservatorio sui costi della sicurezza per l’autotrasporto? Tutto è passato al dipartimento Trasporti Terrestri del Ministero

Paolo Castiglia

DALLO SCORSO 28 luglio è stata soppressa, tra gli altri organismi collegiali, la Consulta Generale per l’autotrasporto e per la logistica e “le attività svolte dagli organismi stessi sono definitivamente trasferite ai competenti uffici delle amministrazioni nell’ambito delle quali operano”. Sono parole tratte dal ben noto “Spending review”. E ora che succede? E l’Osservatorio sui costi della sicurezza per l’autotrasporto? Tutto è passato al dipartimento Trasporti Terrestri del Ministero: “La Direzione Generale per il trasporto stradale e per l’intermodalità del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti – spiega una nota proprio della Consulta lanciata prima di chiudere – ha recentemente proceduto al passaggio delle consegne a chi proseguirà le attività precedentemente svolte dalla Consulta”. E il passaggio è stato rapidissimo, tanto che il Ministero dei trasporti ha aggiornato rapidamente le tabelle dei costi minimi dell’autotrasporto: dopo pochi giorni dalla pubblicazione di quelle per luglio, fissate col prezzo del gasolio di giugno, ha poi diffuso, lo scorso settembre i prezzi del gasolio di agosto.
Dopo aver sostituito l’Osservatorio per l’Autotrasporto (estinto insieme alla Consulta da cui dipendeva) la Direzione Generale per il trasporto stradale e l’intermodalità del Ministero dei trasporti ha, infatti, aggiornato le tabelle sui costi minimi dell’autotrasporto. A parte i valori dei costi chilometrici, la struttura delle tabelle rimane invariata, con cinque tabelle per trasporti generici suddivisi per massa complessiva del veicolo e dieci tabelle per alcuni trasporti specializzati. I costi minimi per i committenti sono segnati con fondo verde, mentre quelli d’esercizio (da applicare solo tra autotrasportatori nel caso di subvezione) sono segnati in fondo azzurro. Il rapido passaggio delle consegne ha tranquillizzato, almeno in parte, Paolo Uggè, presidente di Fai–Conftrasporto, che ha spiegato comunque che “senza costi della sicurezza i lavoratori rischiano la vita e le imprese il fallimento”. Sono parole con cui si apre la lettera che Paolo Uggè ha deciso di indirizzare a tutte le imprese committenti dell’autotrasporto.


Piano della Logistica
Tornando alla chiusura della Consulta, occorre anche dire che questo non ha del tutto fermato il lavoro della stessa: il Comitato scientifico della Consulta ha predisposto il testo finale del Piano Nazionale della Logistica 2012-2020, e l’ex presidente, Bartolomeo Giachino, l’ha inviato al ministro Passera per la presentazione al Cipe. Rispetto al Piano del 2006, il nuovo testo è totalmente incentrato sugli effetti di spinta alla economia italiana che potranno derivare dalle azioni per ridurre l’inefficienza logistica del nostro paese, stimata in 40 miliardi di euro, e dalla realizzazione delle reti di trasporto europee Ten-T, ben quattro delle quali si incroceranno nella Pianura Padana.
Nel documento è centrale il ruolo dei porti e delle ferrovie e pertanto non può più dirsi assolutamente autotrasportistico, anche se delinea importanti misure di politica industriale per il frazionato autotrasporto italiano. Obiettivo finale del Piano è la realizzazione dell’Italia come piattaforma logistica nel Mediterraneo per le merci dirette verso l’Europa e per le merci che l’Europa esporta via mare verso l’Africa e l’America del Sud. Molto aggiornato sui dati, il documento registra per l’Italia il 24° posto nella graduatoria mondiale per efficienza logistica, mentre siamo in 8ª posizione per il Pil prodotto.
Questa bassa collocazione in classifica ci costa 40 miliardi di inefficienza logistica, che insieme al maggiore costo dell’energia e della burocrazia pesa sulla competitività del nostro paese e costituisce uno dei motivi principali della bassa crescita economica degli ultimi dieci anni. Nel Piano si punta, perciò, a eliminare questa inefficienza logistica nell’arco dei prossimi dieci anni. Si tratta, in conclusione, di un Piano operativo che individua le azioni – alcune delle quali a costo zero – per la riduzione della inefficienza logistica in un confronto molto ampio con gli operatori. Il Piano ovviamente contiene le prime quattro proposte operative, già approvate dalla Assemblea della Consulta il 29 maggio scorso.

Pagamento dei rimborsi
Dal punto di vista operativo, di gestione delle imprese del settore invece, una boccata d’ossigeno arriva dall’Albo, che ha dato il via al pagamento dei rimborsi dei pedaggi 2010: il Comitato Centrale dell’Albo ha, infatti, ricevuto l’assegnazione delle somme per il pagamento delle riduzioni dei pedaggi per i viaggi effettuati dalle imprese di autotrasporto, imprese che hanno maturato il diritto al rimborso parziale nel 2010. Si tratta di circa 98 milioni di euro, che lo stesso Comitato gira alla società Autostrade per il pagamento dell’acconto sugli sconti in proporzione alle percentuali assegnate per scaglioni di fatturato. E sempre per la gestione delle imprese una importante notizia arriva dal fronte normativo: non rappresenta una violazione della legge l’esecuzione del trasporto in conto proprio da parte di impresa che esercita il trasporto in conto terzi; con la decisione numero 13.725 della Corte di Cassazione è stato stabilito questo nuovo principio. Di fatto la Corte ribadisce quanto già deciso dal Giudice di pace, vale a dire che “il trasporto per conto di terzi ha contenuto più ampio ed è subordinato a condizioni e requisiti più rigorosi. Può quindi essere considerato senz’altro comprensivo anche del trasporto per conto proprio, che rappresenta un “minus”, sicché risulta ultroneo pretendere che chi ha già ottenuto il titolo maggiore si debba munire anche dell’altro, per poter svolgere un’attività la legge 298/74 definisce come complementare o accessoria nel quadro dell’attività principale”.

 

• Più equità sui controlli stradali
“Inaccettabile la condizione d’impunibilità di cui godono i conducenti di veicoli con targa estera poiché si traduce in una distorsione di mercato oltre alla mancanza di introiti per lo Stato italiano, se si considera l’elevato numero di veicoli stranieri che circolano sulle nostre strade”. È la dura rimostranza che l’Anita, associazione di categoria che fa parte di Confindustria, ha lanciato in una lettera a difesa dei trasportatori italiani e inviata al ministro dello Sviluppo Economico e delle Infrastrutture e Trasporti, Corrado Passera: “Esistono anomalie – spiega il testo – nell’applicazione del Codice della Strada in merito alle infrazioni e alle relative sanzioni che pongono le imprese di trasporto italiane in svantaggio rispetto a quelle straniere”. In caso di violazioni al Codice della Strada, infatti, insiste la missiva “i conducenti di veicoli con targa estera devono corrispondere una cauzione pari al minimo edittale, mentre quelli con targa italiana devono versare un importo pari alla metà del massimo”. Altra anomalia si registra per le infrazioni riscontrate attraverso sistemi di rilevazioni a distanza come tutor e autovelox. In tal caso, non potendosi contestare immediatamente l’infrazione al vettore straniero, “la notifica del verbale all’estero – spiega ancora la lettera – deve avvenire entro 360 giorni a pena di decadenza e il pagamento della sanzione è lasciata alla facoltà del contravventore stesso, non essendo possibile esperire misure coattive all’estero né agire nei suoi confronti in occasione di controlli successivi in Italia, in quanto non esiste una banca dati con gli esiti delle notifiche eseguite all’estero”. La Direttiva relativa allo scambio transfrontaliero di informazioni sulle infrazioni in materia di sicurezza stradale – che dovrà essere recepita dagli Stati membri entro il 7 novembre 2013 – dovrebbe assicurare – continua la lettera al ministro – l’effettività della pena per le violazioni commesse all’estero, tuttavia, considerando che l’entrata a regime di tale disposizione richiederà ancora diversi anni, secondo Anita “vanno individuate soluzioni che consentano quanto prima di colmare il gap che determina condizioni di minore sicurezza sulle nostre strade”, oltre che di svantaggio per gli operatori nazionali.

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