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L'Editoriale - Archivio

19/12/2011
CHE IDEA, MA QUALE IDEA?

In un mondo dominato dai social network, i vecchi schemi nulla possono per arginare fenomeni che mutano il concetto stesso di informazione, cambiando il modo di relazionarsi delle persone.

Renzo Servadei

In un mondo dominato dai social network, i vecchi schemi nulla possono per arginare fenomeni che mutano il concetto stesso di informazione, cambiando il modo di relazionarsi delle persone.
Fino a qualche tempo fa, l'anno era una unità di misura ragionevole sia per fare previsioni che per scambiarsi auguri. Oggi non è più così. I fenomeni sociologici ed economici viaggiano in modo così veloce che non solo si fa fatica a prevederli, ma spesso avvengono e non ce ne accorgiamo nemmeno.
Lo stesso concetto di democrazia così come è sorta presso alcune "polis" greche nel VII secolo avanti Cristo e rimasta immutata per millenni, in pochi mesi rischia di essere sconvolta. Non sono più le istituzioni democraticamente elette a determinare la vita dei cittadini, ma quel "Moloch" che governa e richiede sacrifici a tutti noi, che si chiama mercato e si esprime attraverso le proprie vestali rappresentate dalle agenzie di rating.
Non solo la piccola Grecia, non solo la meno piccola Italia, ma persino la più potente nazione del mondo, vale a dire gli Stati Uniti sono costrette a piegarsi a questo nuovo ordine.
Nuovo ordine che ha scoperto armi profondamente diverse rispetto al passato. Nell'ultimo anno i social network quali facebook e twitter sono riusciti dove nemmeno le sanzioni avevano potuto, vale a dire a creare le condizioni per una nuova primavera araba spazzando in un colpo solo i tiranni di diversi paesi.
Anche in questo caso i vecchi schemi nulla possono per arginare fenomeni che mutano il concetto stesso di informazione, cambiando il modo di relazionarsi delle persone.
La difficoltà di prevedere l'evoluzione delle conseguenze dei cambiamenti, genera anche difficoltà nel determinare azioni propedeutiche a gestire in modo ordinato il futuro.
In un recente convegno dal titolo quanto mai emblematico "anticrisi day" che si è tenuto a Venezia a fine ottobre, il sociologo Domenico De Masi ha illustrato alcuni scenari risultanti da un'accurata ricerca su come si prospetta il futuro nei prossimi anni.
Alcuni risultati fanno profondamente riflettere: avremo computer con potenze di calcolo e miniaturizzazione tali da potere contenere tutta la cultura, la musica e i film in un taschino. Quello che non sarà ancora inventato è il sistema di trasferire il contenuto dal taschino al cervello.
Non dobbiamo però cadere nel rimpianto dei tempi andati, quando tutto sembrava più semplice. Sempre secondo l'analisi sociologica illustrata dal professor De Masi, nella società dei prossimi anni dove il 70% della popolazione lavorerà nei servizi, l'affidabilità delle soluzioni proposte e delle prestazioni rappresenterà il primo fattore di competitività.
L'etica del lavoro rappresenterà quindi la carta vincente in un mondo dove con un "tweet" si potrà consegnare agli altari o alle polveri chiunque.
La società postindustriale sarà più onesta e trasparente dell'attuale.
In conclusione le persone perbene avranno vita più facile.
E questo mi pare sia il miglior augurio di buon anno che possiamo farci.

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