Condividi su

L'Editoriale - Archivio

12/12/2012
CARO AUTO? TORNEREMO A CAVALLO

Il caro auto porta al “disinnamoramento coattivo”: fanno l’impossibile per non farla usare e ci stanno riuscendo, ma così alla fine perdiamo tutti, dal lavoro ai consumi.

Roberta Papadia

FINCHÉ SI PARLAVA del calo di vendite di veicoli nuovi, o meglio veri e propri crolli, la cosa preoccupava, ma non toccava direttamente il mercato del ricambio.
Chiude una concessionaria al giorno e l’auto nuova nei primi 10 mesi del 2012 segna -20%, il trasporto leggero oltre il -30% e l’autocarro... non parliamone.
Paura sì, tanta, ma se non si comprano auto nuove tutto sommato si dovrebbero manutenere di più quelle in circolazione, con respiro per l’autoriparazione e per i pneumatici di ricambio. Questo diciamo ha funzionato per un po’, ma tanto ha fatto la crisi e tanto ci si sono messi i cervelloni con improbabili rimedi fantasiosi che hanno trasformato l’auto, anche di taglia small, in un bene di lusso.
I prezzi di benzina e gasolio sono ai vertici europei e i consumi nei primi dieci mesi dell’anno vanno a -10%. Cresce il costo del carburante, crescono i pedaggi e cresce l’Rc auto al punto che gli italiani, nei limiti della copertura obbligatoria, stanno risparmiando anche sull’assicurazione e sulla loro sicurezza.
Secondo recenti stime di Econometrica la spesa per l’acquisto e l’esercizio di autoveicoli (autovetture, veicoli commerciali, veicoli industriali e autobus) nel 2012 scenderà infatti a 185,5 miliardi, dai 198,1 miliardi del 2011 (-6,4%). Il calo è generalizzato a tutte le voci, ad eccezione di quella sulle tasse automobilistiche e carburanti, che aumenta soltanto per effetto del carico fiscale. Il fatturato per manutenzione e riparazioni ha superato quello per gli acquisti di autoveicoli ma solo perché perde meno del nuovo.
Il complesso “costo auto” è aumentato in modo esponenziale, raddoppiato in vent’anni, quasi irreale. I consumi automobilistici sono sproporzionati al costo della vita e gli italiani, famosi per il loro attaccamento viscerale all’auto, la utilizzano molto meno. È vero che si comprano meno auto ma è altrettanto vero che usandole meno non si riparano né si cambiano le gomme.
Il caro auto porta al “disinnamoramento coattivo”: fanno l’impossibile per non farla usare e ci stanno riuscendo, ma così alla fine perdiamo tutti, dal lavoro ai consumi.
Magari nel futuro chi potrà permetterselo andrà in elicottero e i meno fortunati a cavallo o sul mulo, sperando che non mettano accise anche lì.
Tutto il settore automotive sta pagando un prezzo troppo alto che non aiuterà certo a rilanciare l’economia, anzi la sta soffocando. La crisi dell’auto, la tassazione diretta e indiretta penalizzano tutta la filiera.
Dobbiamo guardare non solo al mondo delle gomme ma avere una visione globale e cercare delle sinergie forti e, nel rispetto della legalitá, alzare la testa e trovare forme di protesta incisive. Le associazioni del settore dovrebbero avere una voce comune per amplificare al massimo la grande difficoltà del mondo automotive.
L’automobilista è a rischio di estinzione e torneremo a cavallo, ma purtroppo i cavalli non montano pneumatici.

torna all'archivio