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Pneurama Weekly

08/02/2019
Anfia, Federauto e Unrae chiedono un incontro con il ministro Toninelli per il rilancio dell'autotrasporto italiano

Negli ultimi dieci anni lo Stato ha perso 105 milioni di euro di mancato gettito fiscale, i costruttori circa un miliardo e mezzo di fatturato e l’occupazione del settore ha visto perdere 135.000 posti di lavoro, senza contare l’indotto. Un numero impressionante di piccole imprese ha chiuso i battenti e una quantità non indifferente di aziende medio grandi è stata delocalizzata. Tra le cause principali, la pressione fiscale, i costi di gestione (in primo luogo carburanti e lavoro) l’arretratezza infrastrutturale e dei servizi, e la complessità della burocrazia. Dal settore del trasporto in Italia emergono dati non incoraggianti anche sul piano della sicurezza degli impatti per l’ambiente: il parco circolante italiano è tra i più vecchi d’Europa (età media di 13,5 anni), il 63,1% dei veicoli >3,5t è ante Euro IV (pari a 418.500 veicoli). Solo il 12,4% del parco circolante è rappresentato da veicoli Euro VI (pari a 82.300 veicoli): con questo trend ci vorranno 17 anni per sostituire tutti i veicoli che non rispettano gli attuali standard di base in materia di sicurezza ed emissioni. Basti pensare che attualmente soltanto l’11,9% dei veicoli è dotato dei dispositivi di sicurezza, obbligatori dal primo novembre 2015 (frenata autonoma emergenza e mantenimento corsia).  In questo scenario, nonostante le innumerevoli richieste da parte di Anfia, Federauto e Unrae e di tutto il settore dei trasporti di avere maggiore attenzione e una politica del trasporto e della logistica che garantisca misure strutturali per assicurare il rinnovo del parco circolante:  non è stata approvata la proposta, presentata nel corso dell’esame della legge di Bilancio 2019, intesa a creare il fondo di 50 milioni destinati a incentivare la rottamazione dei veicoli più datati; il superammortamento non è stato rinnovato; i veicoli industriali non vengono presi in considerazione nell’iperammortamento, nonostante l’alto livello di innovazione tecnologica a bordo, sia in termini di automazione che di connettività;  non si è ancora avviato l’iter approvativo dei decreti attuativi necessari a ripartire il nuovo fondo autotrasporto stanziato dalla legge di Bilancio 2019, ridotto a poco meno di 350 milioni; non è stato fatto ancora nulla per il rinnovo del fondo investimenti riservato al rinnovo del parco circolante dei mezzi industriali. Alla luce di questo, le Associazioni rappresentanti la filiera industriale e commerciale dei veicoli pesanti rivolgono un appello al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti chiedendo un incontro immediato per: definire al più presto una politica che garantisca lo sviluppo efficiente, sicuro e sostenibile dell’autotrasporto in Italia e per delineare un piano di sviluppo che comporti l’uso integrato delle diverse soluzioni di logistica e relative modalità di trasporto.

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