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Pneurama Weekly

05/11/2019
Ad ottobre registrato un aumento di immatricolazioni pari al 6,7%

Sono cresciute del 6,7% le immatricolazioni di autovetture in ottobre. Il segnale è indubbiamente positivo anche perché si inserisce in un quadro del mercato automobilistico che nel 2019 è stato finora caratterizzato da un andamento sfavorevole. Il dato di ottobre, tra l’altro, è coerente con le indicazioni che scaturiscono dall’inchiesta congiunturale mensile condotta dal Centro Studi Promotor sui concessionari. Questa fonte ha messo in luce a partire da luglio un graduale miglioramento del clima di fiducia degli operatori auto che a fine ottobre per il prossimo futuro prevedono nel 72% dei casi mercato stabile o in aumento. Nonostante il risultato di ottobre, il consuntivo dei primi dieci mesi dell’anno è comunque ancora negativo. Si chiude infatti con 1.624.922 immatricolazioni e con un calo sul 2018 contenuto nello 0,85%. Potrebbero quindi esservi le condizioni per chiudere il 2019 quantomeno in pareggio con il 2018, cioè a quota 1.910.000 immatricolazioni o poco più, un livello che è comunque ancora al di sotto del 23,4% rispetto al massimo ante-crisi del 2007. Ovviamente per superare il livello del 2018 e innescare nel 2020 una nuova fase di crescita occorre che il Governo accantoni ogni provvedimento punitivo nei confronti delle automobili e degli automobilisti come, per fare soltanto un esempio degli ultimi giorni, il deplorevole tentativo di rendere ancora più aspra una persecuzione fiscale sull’auto aziendale che non trova riscontro in nessun altro paese del mondo.
Dell’avvio di una robusta fase di crescita per il mercato dell’auto - ha dichiarato Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor - il Paese ha un grande bisogno perché a causa della crisi iniziata nel 2008 e non ancora conclusasi (per l’Italia) il nostro parco circolante di autovetture, costituito da oltre 39 milioni di unità, è fortemente invecchiato con grave pregiudizio per l’ecologia e la sicurezza. Per incidere positivamente sull’ambiente è certo utile immatricolare nuove auto a basso impatto, ma è anche assolutamente necessario eliminare le autovetture più vecchie favorendo con adeguati incentivi la sostituzione di auto usate molto datate con auto usate più recenti.
Naturalmente per avviare una ripresa significativa del mercato dell’auto occorre anche che migliori il quadro economico. A cavallo tra il 2018 e il 2019 è stata evitata la possibilità che l’economia del Paese cadesse nuovamente in recessione, ma il risultato non è stato l’avvio di una nuova fase di crescita, ma una sostanziale stagnazione o per l’esattezza una situazione di crescita minima (+0,1% congiunturale in ciascuno dei primi tre trimestri 2019). Dalla palude della stagnazione il Paese deve uscire al più presto e un contributo può darlo anche una politica di sostegno alla sostituzione delle autovetture più datate. Certo, il fatto che, subito dopo aver consultato tutte le associazioni rappresentative del settore sulle soluzioni per ridare spinta all’automobile e quindi all’economia, il Governo abbia messo in campo un tentativo di aumentare la tassazione sull’auto aziendale non induce a ben sperare, ma l’auspicio è che la consapevolezza di aver commesso un errore porti il Governo a cambiare rotta. Per il bene del Paese, se non per quello dell’auto e della mobilità.

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