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04/11/2020
Accordi di tutela post-covid e richieste di sostegno dal mondo associativo: “Più sicurezza, meno dumping e svolta green non punitiva”

Autotrasporto

 

L'Albo nazionale degli autotrasportatori e l’Inail uniscono le forze per migliorare la diffusione della cultura della prevenzione tra gli operatori del settore

Paolo Castiglia

Autotrasporto post-Covid. Che poi tanto “post” non è. La situazione è difficile. Il settore sente bisogno del riconoscimento del ruolo che ha svolto in questi mesi e del sostegno sia in termini economici che sul piano della sicurezza. E proprio di sicurezza parliamo in apertura. Le necessità di unire le forze per migliorare la diffusione della cultura della prevenzione e mitigare il “rischio strada” in un settore che svolge un ruolo strategico per il Paese è, infatti, il motivo centrale che ha portato alla firma del protocollo d’intesa sul tema della sicurezza sottoscritto dalla ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli, dal presidente dell’Inail, Franco Bettoni e dall’Albo nazionale degli autotrasportatori.

Con questo accordo di durata triennale, l’Albo nazionale degli autotrasportatori e l’Inail uniscono le forze per migliorare la diffusione della cultura della prevenzione tra gli operatori del settore, partendo dalla consapevolezza che l’adozione delle migliori pratiche di carattere tecnico e organizzativo possa contribuire allo sviluppo dell’intero settore e alla salvaguardia della sicurezza della circolazione stradale e dell’ambiente.

L’iniziativa comune prevede lo svolgimento di una serie di attività congiunte di informazione e formazione degli addetti dell’autotrasporto sui rischi connessi all’esercizio della professione, sulle migliori pratiche da attuare per la tutela della salute e della sicurezza degli operatori e sulla prevenzione del rischio epidemiologico da nuovo Coronavirus.

“I nostri dati – ha spiegato proprio il presidente Inail Bettoni – dimostrano che la prevenzione degli infortuni sul lavoro, per essere pienamente efficace, deve occuparsi anche di ciò che avviene al di fuori dei luoghi di lavoro. L’Inail ha già promosso alcune misure per contribuire alla mitigazione appunto del cosiddetto “rischio strada”, come lo sconto sul premio di assicurazione riconosciuto alle imprese che formano i propri dipendenti alla guida sicura o realizzano interventi per il miglioramento delle infrastrutture stradali nei pressi del luogo di lavoro. Il protocollo sottoscritto con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti risponde alla necessità di mettere a fattore comune le nostre conoscenze, rafforzando sempre di più le sinergie con gli altri attori istituzionali”.

La metà dei casi mortali è infatti legata proprio alla strada. Tra le iniziative che saranno realizzate rientra, in particolare, una campagna di comunicazione sui temi della sicurezza stradale. Come emerge dai dati dell’Inail, infatti, in Italia circa la metà degli infortuni mortali sul lavoro è legata al cosiddetto “rischio strada”. In termini di conseguenze, inoltre, gli infortuni “stradali” hanno una gravità media più elevata, sia per il grado di menomazione permanente subita che per il numero di giorni di inabilità temporanea riconosciuti dall’Istituto.

Intanto, vista la crisi in atto, qui parliamo di andamento del settore, una bella fetta trasversale della filiera dell’autotrasporto ha deciso di prendere posizione comune su un aspetto decisivo per il settore: tutte insieme infatti, Assopetroli-Assoenergia, Assotir, Cna-Fita, Confartigianato Trasporto, Fai-Conftrasporto, Fiap e Unitai, hanno lanciato un appello contro eventuali aumenti del gasolio.

La sollecitazione nasce a seguito della consultazione pubblica lanciata recentemente dal ministro dell’ambiente, Sergio Costa, su alcune proposte di legge finalizzate a rimuovere progressivamente alcuni sussidi che sembrano di fatto dannosi per l’ambiente.

Di tutt’altro parere i rappresentanti del settore: “Accusato di godere di un sussidio, tra gli altri, è il gasolio auto, che beneficia - per così dire - di un’accisa inferiore a quella sulla benzina (0,617 euro/litro, contro 0,728 euro/litro) - scrivono in una lettera indirizzata al Governo. Tra le varie proposte normative vi è quella di riallineare progressivamente le aliquote di accisa di benzina e gasolio a partire dal 1 gennaio 2021. Le associazioni che rappresentano, rispettivamente, il comparto dell’autotrasporto e della logistica e quello del commercio dei carburanti denunciano l’imminente rincaro del gasolio, l’ennesimo inasprimento delle tasse, stavolta camuffato con presunte motivazioni ambientali, delle quali si fatica a trovare il reale fondamento”.

Secondo le associazioni dell’autotrasporto, della logistica e del commercio di carburanti “innanzitutto è bene chiarire che il trattamento differenziale tra gasolio e benzina non è in alcun modo qualificabile come sussidio. Infatti siamo di fronte a due aliquote di accisa diverse, come diversi sono i due prodotti, sia in termini di prestazioni che di impatto ambientale. Rispetto alla benzina, il gasolio (grazie anche alla crescente efficienza dei motori) consente di fare più chilometri con un litro e produce minori emissioni di CO2”.

Le associazioni hanno spiegato che il differenziale tra le due aliquote, che si ritrova in tutti gli stati membri dell’Ue (con le sole eccezioni di Uk e Belgio), era stato originariamente pensato per promuovere un graduale ricambio dei veicoli verso motorizzazioni con un ridotto impatto sul clima: “Gli italiani hanno orientato di conseguenza le proprie scelte di consumo: adesso è davvero surreale adottare un atteggiamento punitivo verso quei cittadini che hanno fatto esattamente ciò che gli si chiedeva di fare! E non parliamo solo di trasporto privato: è bene ricordare, infatti, che ben oltre il 95% del parco circolante dei veicoli adibiti al trasporto di merci (veicoli commerciali e industriali) è alimentato a gasolio. L’incremento delle accise sul gasolio si tradurrebbe quindi in un aumento dei costi di trasporto, con l’inevitabile aumento dei prezzi dei beni di consumo”.

La tassazione sui carburanti in Italia, peraltro, è già tra le più alte nell’Unione Europea, seconda solo a quella del Regno Unito. Gli attuali livelli di accise sul gasolio, inoltre, generano già “un gettito sufficiente – spiega la lettera - a controbilanciare gli effetti negativi derivanti dall’utilizzo di questo carburante, come dimostrato da numerosi studi sull’argomento. Un caso esemplificativo: secondo i nostri studi, le imprese dell’autotrasporto versano molto di più rispetto all’inquinamento prodotto: un camion Euro6 genera un costo esterno pari a 13,1 centesimi di euro, mentre paga di sola accisa netta 40,3 centesimi, pari a oltre un miliardo di euro all’anno”.

“La transizione green non potrà essere perseguita continuando ad attingere indiscriminatamente alle tasche dei cittadini - scrivono infine le associazioni.  Insomma: se si vuole promuovere la riduzione dell’impronta ecologica dei carburanti, occorre offrire opportunità tangibili di miglioramento della qualità ambientale e del tenore di vita delle persone, non si può scegliere una via punitiva”.

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