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Articoli - Archivio

16/12/2015
AVANTI TUTTA SULLA STRADA DELL'ECOLOGIA

Continental

 

La multinazionale tedesca spinge sulla ricerca: dove non ricicla utilizza materiali naturali, riduce costi ed emissioni della logistica e recupera persino il calore degli impianti produttivi. Il tutto per produrre pneumatici che inquinano di meno e ridurre il TCO – e, beninteso, portare a casa un sacco di premi

Lucia Scatolin

Cosa c’entra il tarassaco russo con l’Expo? Se cercate la soluzione in cucina vi state sbagliando, perché il loro terreno d’incontro è il pneumatico di un camion – cioè l’oggetto dell’incontro con stampa e rete di vendita che la Continental ha tenuto alla kermesse milanese. Dal dente di leone, come si chiama comunemente, si può ricavare una gomma naturale: sì, proprio quella materia insostituibile per i pneumatici di grandi dimensioni. Se le coperture destinate a veicoli più leggeri possono usare il 100% di gomma sintetica, quelle per camion, autobus, rimorchi e macchine operatrici usano percentuali elevate di quella naturale, ricavata dall’hevea brasiliensis. Non bisogna essere latinisti per capire che è una pianta originaria dell’emisfero Sud. Anzi, che cresce soltanto in quella parte del mondo, con tutti i problemi logistici e di inquinamento che derivano dal trasporto della materia prima nella metà superiore della terra, dove si trova la maggior parte delle fabbriche di pneumatici. Bene, una ricercatrice Continental, Carla Recker, ha avviato con due ricercatori dell’Istituto per la biologia delle piante e le biotecnologie dell’università di Münster il progetto Rubin, per studiare i geni che portano alla produzione della gomma e le proprietà di quella pianta che cresce senza problemi nell’emisfero settentrionale, tanto che spesso abbiamo usato le sue foglie nell’insalata. I prototipi dei pneumatici al tarassaco hanno compiuto già un ciclo di prove estive e invernali, dove hanno mostrato le stesse proprietà di quelli derivati dall’hevea; ora proseguono gli studi per l’industrializzazione e fra non meno di cinque anni li vedremo in strada. Producendo gomme con materie prime del nostro stesso emisfero, che potranno essere coltivate vicino agli stabilimenti, otterremo una riduzione molto molto sensibile dell’inquinamento da trasporto.

 

Uragano a fin di bene

Chilometro dopo chilometro, ricostruzione dopo ricostruzione, anche per i pneumatici da camion arriva l’ora della fine. Che farne? Finora li si smaltiva, o si ricavavano con i loro materiali oggetti meno nobili: asfalti drenanti, pavimentazioni sportive. Insomma, cose destinate a finire sotto i nostri piedi. I tecnici Continental hanno pensato qualcosa di meglio: produrre gomme nuove con quelle vecchie. Un riciclaggio di alto livello, insomma. Per farlo, hanno pensato a una macchina che riduce la gomma in polvere, staccandola meccanicamente dai cavi d’acciaio che costituiscono la struttura portante della carcassa. L’acciaio residuo che si trova nella gomma viene poi separato dalla gomma con un potente magnete, e viene venduto a industrie che lo riciclano, come le acciaierie a ciclo ridotto. La gomma resta invece in Continental e finisce nelle mescole di pneumatici nuovi o di componenti per la ricostruzione come battistrada o fianchi. La macchina che fa tutto questo ha un nome minaccioso: Hurricane Machine. L’ha ideata Martin Theusner, già responsabile della Protezione ambiente di Continental CVT (Commercial Vehicle Tires), che l’ha poi industrializzata con la collaborazione di un produttore specializzato in macchine per il riciclaggio. È entrata in funzione nello stabilimento slovacco di Puchoy, dove tutta la rete e le fabbriche Continental europee conferiscono i pneumatici fuori uso. E da dove partono granuli di gomma destinati a nuova vita. E a migliorare la nostra, perché l’inquinamento industriale cala.

 

La rete per una vita migliore

Fra i luoghi comuni che ci assillano c’è quello che l’industria manifatturiera sia “old economy”, destinata prima o poi alla scomparsa e la “new economy” sia quella del web, moderna e panacea di tutti i mali. Alla Continental sono convinti che internet e la telematica possano rendere meno “old” e soprattutto più efficiente e verde anche un’industria vecchia come quella dei trasporti, che “ancora” viaggiano con i derivarti del petrolio. Tracciare e seguire la vita di un pneumatico aiuta a gestirlo meglio, sfruttandolo al top dal punto di vista economico, ecologico e della sicurezza. “Pensare esclusivamente al risparmio immediato e non in termini di costo del ciclo vitale del pneumatico”, ha spiegato il direttore commerciale della business unit Commercial vehicles di Continental Italia Spa Daniel Gainza, “può portare a errori che si pagano già sul breve termine”. Continental LifeCycle 2.0 è invece un insieme di sistemi e metodi che permette la gestione dell’intero ciclo di vita di una carcassa; applicato all’intera flotta dà un riscontro concreto sia dell’economia ottenuta sia della riduzione dell’impatto ambientale dell’azienda di trasporti. “Più carcasse ricostruite non portano soltanto a un minore impiego di materie prime ma anche a ridurre lo smaltimento, procedura che ha comunque un impatto ambientale”, ha affermato il direttore Retread buiness truck tires EMEA Christian Sass. “L’impegno della nostra azienda”, ha concluso l’amministratore delegato di Continental Italia Spa, Alessandro De Martino, “va costantemente nella direzione della riduzione dell’uso di materiali a elevato impatto ambientale o non riciclabili e dell’aumento dell’uso di materie prime rinnovabili”. Nei nuovi impianti l’ultima tecnologia arrivata è il recupero del calore emesso dai processi produttivi, che evita la produzione di ulteriore calore per il riscaldamento di ambienti e macchinari.

Ricostruzione meno assetata

In Europa, per fortuna, la siccità non è mai stata un problema. Il contenimento del costo totale di possesso di un camion, sì.

Questo non deve però giustificare utilizzi irresponsabili delle fonti idriche nella ricostruzione di pneumatici, una delle più importanti vie verso la riduzione del TCO. Allora ecco che le nuove linee di ricostruzione a caldo dello stabilimento di Hannover-Stöcken impiega l’80% d’acqua in meno rispetto alle tecniche tradizionali. L’utilizzo di energia e la produzione di rifiuti (questi sì che sono problemi tangibili …) sono calati rispettivamente del 50 e dell’80%, mentre si è risparmiata (altro aspetto attualissimo) l’emissione di 7.800 tonnellate annue di anidride carbonica.

I ricostruiti di Stöcken utilizzano la polvere di gomma ottenuta nell’impianto slovacco.

 

TUTTI I PREMI DELLA CONTINENTAL

Gomma dal tarassaco russo: Premio Joseph von Fraunhofer 2015 (37a edizione), assegnato dall’Istituto Fraunhofer per la biologia molecolare e l’ecologia applicata di Monaco di Baviera, che ogni anno premia le innovazioni tecnico-scientifiche più importanti. È stato assegnato alla dottoressa Recker e ai due scienziati che hanno collaborato con lei.

Stabilimento di Hannover-Stöcken: European Transport Sustainability Prize, assegnato ogni due anni dalla casa editrice Huss di Monaco; premia le nuove conquiste sostenibili dell’industria del veicolo industriale e dei suoi componenti. È stato ritirato da Marko Multhaupt, responsabile vendite e marketing della divisione pneumatici di ricambio per autobus e camion. Nella valutazione globale l’economia di esercizio della fabbrica ha pesato per il 30%, la riconsiderazione ecologica del ciclo vitale per il 40 e gli aspetti di responsabilità sociale per il 30.

Produttore di pneumatici dell’anno 2014: assegnato a Colonia in occasione della fiera Tire Technology Expo, premia la qualità del prodotto e le visioni strategiche per il futuro, nella fattispecie il programma Vision 2025 giunto a metà strada.

Hurricane Machine: la riduzione dell’impatto ambientale ottenuta con il riciclo della gomma è fruttato un Tire Technology Expo Awards for Excellence, sempre assegnato in fiera a Colonia.

Ecoplus HT3: l’IAA di Hannover ha assegnato questo premio alle coperture di terza generazione per rimorchio, anche in considerazione di come il veicolo al traino sia responsabile del 60% dell’attrito generato dalla combinazione. Gli HT3 lo riducono del 28%, e grazie al loro battistrada bimescola contengono i consumi di 2 litri/100 km.

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