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28/08/2012
AUTOTRASPORTO REGOLATO DAI COSTI MINIMI DI SICUREZZA

AUTOTRASPORTO

Importanti le novità sulla delicata questione dei costi minimi di sicurezza e i costi minimi ora sono pienamente in vigore

Paolo Castiglia

ERA LA NOTIZIA più attesa prima dell’estate da parte di tutte le componenti della filiera dell’autotrasporto: il Tar del Lazio ha rinviato al prossimo 25 ottobre la discussione sui ricorsi presentati da Confetra e da Confindustria in merito alle tabelle elaborate dall’Osservatorio dell’autotrasporto e, più in generale, nei confronti dell’articolo 83 bis della Legge 133/2008, rigettando la richiesta di sospensiva avanzata dalla committenza. È questo l’esito finale di una vicenda molto attesa appunto sia dal mondo dell’autotrasporto sia da quello della committenza. “Un ricorso teso a far decadere le norme su cui poggiano i costi minimi di sicurezza in quanto, a sentire l’Antitrust, contrarie alle disposizioni comunitarie in materia di libera concorrenza – aveva scritto Fiap Autotrasporti in una nota. – Abbiamo già avuto modo di sottolineare quanto appaia singolare, forzata e pericolosa questa interpretazione. I costi di sicurezza, a differenza di quanto sostiene l’Autorità Garante della Concorrenza, non possono e non devono essere confusi con le tariffe e qualora il ricorso dovesse essere accolto si produrrebbe l’assurda situazione di legittimare la determinazione di tariffe al di sotto dei costi di produzione con buona pace della sicurezza della circolazione, delle persone e delle merci”.

Ma non è andata così, e i costi minimi sono ora pienamente in vigore: “Questo è per noi il riconoscimento che tutte quelle norme che l’Antitrust eccepisce non sono poi così evidenti come invece sostengono coloro che le hanno impugnate”. Sono parole di Paolo Uggè, presidente Fai-Conftrasporto che spiega: “Giocavamo fuori casa e abbiamo vinto uno a zero. Nel senso che la richiesta di Confindustria era quella di ottenere una sospensione, il Tar ha risposto di no, non trovando tutte le condizioni per arrivare a una soluzione simile. Quello che emerge è questo: Confindustria porta avanti una posizione assurda, non accetta il confronto perché ci sono stati nove mesi di opportunità, e tutto questo perché non vuole introdurre dei punti di riferimento che diano sicurezza alla gente che si muove per le strade, che diano sicurezza ai lavoratori”. Secondo Uggè questo “è un atteggiamento vergognoso e il Presidente della Repubblica, che è giustamente intervenuto per difendere i lavoratori, io credo che dovrebbe essere coinvolto in questa querelle: non è possibile che una norma del Parlamento per la sicurezza possa essere messa in discussione in modo così becero poiché questi signori mirano a guadagnare più soldi”.

Era la seconda volta che il Tar del Lazio respingeva la richiesta di sospendere l’applicazione dei costi minimi di sicurezza dell’autotrasporto. Ovviamente Unatras ha espresso grande soddisfazione per la decisione del Tribunale Amministrativo: “Il Tar del Lazio – ha sottolineato infatti il presidente Francesco Del Boca – ha confermato la bontà del meccanismo di determinazione dei costi stabilito dall’Osservatorio sui costi minimi dell’autotrasporto e, più in generale, ha riconosciuto le finalità di tutela della sicurezza stradale e sociale fortemente volute e difese dalla categoria dell’autotrasporto per garantire una sana competitività e combattere il dumping sociale e lo sfruttamento”. Senza i costi minimi l’Italia “rischia di diventare terra di nessuno in cui combattere una ‘guerra fra poveri’, italiani e stranieri, per il trasporto al prezzo più basso e svincolato da qualunque regola. Non è con le gare al ribasso che l’Italia potrà recuperare competitività – conclude Del Boca – bensì con la qualità del trasporto in un mercato libero, senza disfunzioni e nel pieno rispetto della legalità”. 

 

Applicazione delle sanzioni

E ora, che succede sui costi minimi? Tanto per cominciare si è chiarito che è il Ministero dei trasporti l’autorità competente ad applicare le sanzioni in materia di violazione delle norme sui costi minimi per i contratti di trasporto non scritti e di trasgressione del termine di 90 giorni dall’emissione della fattura per il pagamento dei corrispettivi di trasporto. 

Lo afferma il decreto interministeriale del 20 aprile scorso apparso sulla Gazzetta Ufficiale numero 140 del 18 giugno 2012. La norma spiega che “solo il Ministero dei trasporti – Direzione generale per il trasporto stradale e l’intermodalità – è l’autorità competente ad applicare le sanzioni previste dal comma 14 dell’articolo 83 bis della Legge 133/2008”. 

Con la pubblicazione di questo provvedimento – spiega una nota di Conftrasporto – “viene meno una delle motivazioni principali che, fino a questo momento, ha impedito l’applicazione delle sanzioni legate alle violazioni, rappresentata dalla frammentazione della procedura tra tre organismi, il Ministero dei trasporti, quello dello Sviluppo economico e l’Agenzia delle Entrate”. Ora, per l’intero procedimento diventa competente il Ministero dei trasporti, al quale spetta anche il compito di adottare il provvedimento sanzionatorio, “per cui l’applicazione delle sanzioni legate alle violazioni dell’art. 83 bis riceverà nuovo impulso”. 

Il comma 14 dell’articolo 83 bis prevede due tipologie di sanzioni legate all’inosservanza dei costi minimi e del termine di pagamento: l’esclusione fino a 6 mesi dalla procedura per l’affidamento pubblico della fornitura di beni e servizi e l’esclusione per un anno dai benefici fiscali, finanziari previdenziali di ogni tipo, previsti dalla legge. Le sanzioni vengono comminate dall’autorità competente – il Ministero dei trasporti – con le seguenti modalità: esclusione per un anno dai benefici fiscali, finanziari e previdenziali. 

L’applicazione avviene per anno solare, a decorrere dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello in cui viene notificato il provvedimento sanzionatorio; esclusione fino a 6 mesi dalle gare di appalto pubbliche. L’applicazione viene differenziata a seconda della “percentuale media di scostamento rispetto ai parametri normativamente previsti”, in relazione alla documentazione esaminata: fino al 10%, esclusione pari a 30 giorni; tra il 10% e il 20%, esclusione per 60 giorni; oltre il 20%, esclusione di 90 giorni; oltre il 50%, raddoppio del periodo di interdizione. In caso di recidiva (nei tre anni successivi), il periodo di interdizione viene raddoppiato fino al limite massimo di 6 mesi. Gli effetti del provvedimento interdittivo decorrono dal primo giorno del mese successivo alla data di notifica della sanzione.

Il Ministero dei trasporti pubblicherà sul proprio sito internet un elenco con le indicazioni necessarie per identificare i destinatari delle sanzioni applicate (partita Iva, codice fiscale, generalità del destinatario della sanzione ed estremi della notifica del provvedimento); in caso di impugnazione, vengono riportati anche gli esiti dei relativi giudizi e l’eventuale sospensione concessa dall’autorità giudiziaria. 

L’aggiornamento dell’elenco è effettuato dalla Direzione Generale del Ministero dei trasporti, al più tardi, entro il 15 febbraio di ciascun anno, con riferimento agli atti notificati entro il 31 dicembre dell’anno precedente, per mettere in condizione gli enti e le amministrazioni preposte di verificare, con riferimento a tutti i benefici fiscali, il rispetto delle sanzioni applicate. Le informazioni restano pubblicate fino al 31 dicembre del secondo anno successivo alla notifica del provvedimento sanzionatorio.


• Piano nazionale della logistica da applicare contro la crisi

Se non saranno effettuati gli interventi previsti dal Piano nazionale della logistica, i costi al 2020 supereranno i 200 miliardi di euro e si perderanno decine di migliaia di posti di lavoro. Lo ha rilevato uno studio dell’Università Bocconi di Milano presentato a Torino in un convegno organizzato dalla Consulta per l’Autotrasporto e per la logistica. Lo studio conferma la rilevanza non solo delle infrastrutture ma anche di una serie di interventi “a costo zero” (o quasi), come lo sportello unico doganale o la rete telematica, che potrebbero rendere più efficienti la gestione delle merci e la loro competitività internazionale. “Il nostro paese – ha sottolineato Bartolomeo Giachino, presidente della Consulta – ha bisogno di ridurre l’incidenza dei costi dei trasporti e della logistica sul costo di produzione media che attualmente nel nostro paese è del 20-21%, mentre in Germania è del 16%. In poche parole, se l’Italia vuole crescere di più deve puntare su una logistica molto più efficiente”. Giachino ha ricordato inoltre che con la realizzazione della Tav potranno essere spostati su rotaia oltre 10 milioni di tonnellate di merce riducendo congestione del traffico e inquinamento e creando nuovi posti di lavoro nella logistica. 

“È necessario – ha affermato invece il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello – offrire alle imprese una dote finanziaria e strumentale in grado di renderle sempre più competitive e dinamiche in modo che possano rinvigorirsi, portando il made in Italy al di fuori dei confini italiani, ma soprattutto occorre puntare su interventi concreti a costi zero e immediatamente cantierabili”.

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