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16/12/2015
AUTOTRASPORTO ITALIANO: OBIETTIVO IL RILANCIO DELLA COMPETITIVITÀ

Autotrasporto

 

Esecutivo e rappresentanti di categoria concordano la strategia per il futuro del Comparto

Paolo Castiglia

Chiusura d’anno positiva. Governo e associazioni di categoria dell’autotrasporto hanno siglato un accordo strategico per il futuro del settore. Al centro l’incremento della competitività delle imprese italiane, poi il tema ambientale, con il mantenimento delle risorse strutturali destinate al settore, comprensive degli investimenti destinati all’acquisto di veicoli pesanti Euro VI. Terza direttrice la spinta allo split modale, attraverso i cosiddetti Marebonus e Ferrobonus volti a incentivare l’utilizzo delle autostrade del mare e il trasporto ferroviario delle merci.

Sul tema della competitività delle imprese di autotrasporto, il Governo pensa di agire tramite il rifinanziamento del Fondo di Garanzia per le Pmi, con una riduzione del costo del lavoro, la rivalutazione delle spese non documentate e l’introduzione di strumenti per il controllo dei trasporti effettuati in regime di cabotaggio.

Sul fronte ambientale si registra anche il mantenimento delle risorse strutturali destinate al settore, comprensive degli investimenti destinati all’acquisto di veicoli pesanti Euro VI ma con l’esclusione dal rimborso delle accise sul gasolio dei veicoli più inquinanti, fino alla classe Euro 2, permettendo così di recuperare risorse da destinare agli altri ambiti di intervento, nonché l’istituzione di un fondo per contribuzione in conto interessi per l’acquisizione di veicoli di nuova generazione, per meglio rispondere ai dettami europei sulle esigenze di miglioramento ambientale.

“Le misure per controllare il cabotaggio, per favorire il modal split e per introdurre misure di contenimento del costo del lavoro, sono molto importanti in questo momento poiché permetteranno alle imprese italiane di autotrasporto di tornare a concorrere con gli altri paesi europei così come gli altri elementi dell’accordo i quali determineranno le condizioni per incrementare la competitività delle imprese di autotrasporto e logistica”.

Questo lo ha dichiarato Thomas Baumgartner, presidente dell’Anita, proprio all’indomani della sigla dell’accordo tra Governo e associazioni dell’autotrasporto sulle linee generali del Governo per il settore autotrasporto, che fanno parte di un pacchetto di norme da presentare nel Ddl Stabilità 2016.

“Siamo soddisfatti dell’impegno assunto dal ministero durante l’incontro con la categoria, - ha aggiunto il presidente di Anita - i segnali arrivati sono positivi, di apertura e di presa di coscienza sull’importanza del settore. Le misure inserite nell’accordo favoriranno senz’altro il rilancio dell’economia del paese e il riposizionamento del settore sui mercati internazionali”.

Le posizioni sono però differenziate, visto che Confartigianato Trasporti non valuta negativamente l’accordo, ma ritiene che ci siano alcuni punti da approfondire nel merito: “Innanzitutto - dichiara il presidente Amedeo Genedani - a nostro avviso le proposte presentateci dal Capo di Gabinetto, dott. Bonaretti e dal Sottosegretario Del Basso De Caro possono essere valutate positivamente per diversi punti: il mantenimento dei 250 milioni annuali per il settore, compresi gli investimenti per l’acquisto di veicoli Euro 6, il rifinanziamento della Sezione speciale per l’autotrasporto del Fondo di Garanzia per 15 milioni come da noi richiesto subito dopo l’esaurimento delle risorse, ma anche gli incentivi per gli autotrasportatori per il Marebonus e Ferrobonus, tanto per citarne alcuni, vanno nella direzione da noi auspicata, ossia la possibilità concreta di poter sostituire mezzi vetusti e garantire quindi maggior tutela della sicurezza e dell’ambiente. Non dimentichiamo anche il mantenimento, fino al 2018, della riduzione delle accise per i mezzi Euro 3 anche se avremmo auspicato e ribadito al tavolo del Governo una più “graduale” eliminazione dai benefici per quanto concerne i mezzi Euro 2. Infatti ciò non può essere fatto dall’oggi al domani, senza riconoscere alle imprese una marginalità nel reddito aziendale che possa facilitare gli investimenti in nuovi veicoli più sicuri e meno inquinanti”.

Mancano però, secondo Confartigianato, regole chiare per il rispetto dei tempi di pagamento e un’azione forte e certa per la lotta al cabotaggio irregolare e al dumping sociale.

“Per questo chiediamo un ulteriore sforzo al Governo - conclude Genedani - al fine di garantire maggiore competitività alle nostre imprese occorre fare un ulteriore, ma vitale, passo in più nel tutelare il comparto dell’autotrasporto in ambito nazionale. Incentivi e regole devono procedere sempre affiancate”.

 

Nuovi obblighi a bordo per la sicurezza stradale

Un altro passo in tema di sicurezza stradale in tutti gli stati dell’Unione europea, poiché le disposizioni del Regolamento 661/2009 impongono il sistema Aebs sugli autocarri di prima immatricolazione che hanno massa complessiva superiore a 8 tonnellate, sospensioni pneumatiche e due o tre assi.

Dallo scorso 1° novembre 2015 è, infatti, entrato in vigore l’obbligo per i costruttori di veicoli pesanti, con massa superiore alle 3,5 tonnellate, di dotare i mezzi con il sistema che avverte l’autista del cambio di corsia e, per quelli sopra le 8 tonnellate con sospensioni pneumatiche, con il sistema di rallentamento automatico anti-tamponamento. Tutto ciò in applicazione del citato Regolamento europeo.

Finora questi sistemi di sicurezza, denominati Advanced Emergency Braking System (Aebs), sono stati proposti come accessori da installare su richiesta. Ora l’Unione europea li fornisce di serie, ossia obbligandone l’installazione. Le statistiche dimostrano che la maggior parte degli incidenti che coinvolge veicoli pesanti sono tamponamenti.

Per tale motivo, già da qualche anno, l’industria offre sistemi elettronici basati su radar che rilevano la distanza dal veicolo che precede e, se diminuisce tanto da rischiare una collisione, avvertono l’autista, o rallentano, o frenano automaticamente. Anche una seconda dotazione di sicurezza diventa obbligatoria, sempre dal 1° novembre 2015, il Lane Departure Warning System.

È un sistema di sicurezza attiva che monitora la segnaletica orizzontale presente sulla carreggiata: se il veicolo esce dalla propria corsia per distrazione del conducente, il dispositivo, mediante una telecamera che rileva la posizione delle strisce, avvisa il guidatore con un allarme sonoro o una vibrazione del volante.

Esistono principalmente due tipi di sistemi per l’avviso del superamento della carreggiata: il primo si limita ad avvisare il conducente con un segnale visivo, acustico o una vibrazione; il secondo (denominato Lane Keeping System) oltre ad avvisare il conducente, nel caso quest’ultimo non intraprenda un’azione, corregge automaticamente la traiettoria riportando il veicolo in carreggiata. Dal 2018 l’Aebs dovrà essere obbligatorio su tutti i veicoli industriali con massa superiore a 3,5 tonnellate, indipendentemente dal tipo di sospensioni e dal numero di assi.

 

Interscambio pallet: un costo per tutta la filiera

La pratica di interscambio differita fra gli operatori che dovrebbe essere considerata come straordinaria, è sempre più diffusa e sta diventando un costo proibitivo per il settore. Sul mercato italiano del largo consumo, infatti, vengono utilizzati ogni anno circa 60 milioni di pallet per il trasporto e la distribuzione delle merci e il loro interscambio continuo fra trasportatori, caricatori e operatori logistici crea un costo annuo di 120 milioni di euro per la filiera.

Il dato emerge da una ricerca effettuata da Ecr Italia, l’associazione italiana che raggruppa 35mila aziende industriali e distributive operanti nel settore dei beni di largo consumo, fatta in collaborazione con il C-Log di LIUC Università Cattaneo e il Politecnico di Milano.

L’indagine ha analizzato le più rilevanti voci di costo per determinare il costo complessivo dell’interscambio dei pallet. La ricerca ha coinvolto dodici aziende - quattro distributori della GDO, otto produttori e i rispettivi operatori logistici - e ha consentito di valorizzare le sei voci di costo rilevanti e determinare il costo complessivo di interscambio per la filiera, come somma dei costi di interfaccia fra produttori e distributori.

Sommando i valori medi stimati nelle due indagini separate fra aziende della GDO e i produttori, emerge un costo medio unitario di gestione dell’interscambio pallet per la filiera di poco superiore ai 2 euro/pallet. Il valore dei 120 milioni all’anno emerge quindi dalla moltiplicazione fra questi 2 euro e i 60 milioni di pallet utilizzati dalle aziende del largo consumo.

 

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