Condividi su

Articoli - Archivio

18/12/2013
A OGNI CARROZZERIA LA SUA DEFINIZIONE CORRETTA

 

Diamo a ciascuna costruzione il proprio nome


Sono sempre di più i nomi che identificano un certo tipo di automobile, a seconda della carrozzeria o dell’allestimento

 


Pietro Paolo Marziali

Sin dai primi anni della sua esistenza, l’automobile ha preso varie denominazioni, a seconda della carrozzeria e dell’allestimento che la distingueva; la motorizzazione quasi mai entrava in queste differenze. Differenze che, essendo le prime auto assemblate quasi a mano, si potevano moltiplicare a piacere a seconda della fantasia del carrozziere. Oggi molte delle denominazioni originarie sono rimaste, sempre per identificare un certo tipo di allestimento. Peraltro, alle definizioni originarie se ne sono aggiunte di nuove, stavolta collegate alle motorizzazioni, oppure allo stato di avanzamento del progetto originario. Senza la pretesa di compilare un’enciclopedia di tutti i nomi che identificano ogni carrozzeria dell’automobile, ci limitiamo qui a dare quelle definizioni più comuni, utilizzate per più di una vettura tanto da farla diventare una famiglia. Abbiamo tralasciato quelle definizioni, suffissi del nome di uno specifico modello, che una azienda ha utilizzato solo una volta per dare una miglior collocazione di marketing al suo ultimo prodotto.


AVANT – È la curiosa definizione che l’Audi adotta per le sue versioni station wagon. Visto che rispetto a una berlina il volume prevalente di tali versioni è quello posteriore, la logica sembrerebbe indicare il contrario.


BERLINETTA-BARCHETTA – Indica una vettura aperta, strettamente a due posti, ma che, rispetto uno spyder, presenta molti alleggerimenti: manca la capote protettiva, mancano i vetri laterali, il parabrezza, talora, è ridotto a due piccoli tronconi davanti a ciascun passeggero. Il nome è nato per indicare modelli quasi esclusivamente da gara, ma varie quasi-berlinette hanno rinunciato agli elementi di comfort per accentuare il carattere sportivo (ma non corsaiolo) del modello. Ricordiamo la Aurelia B24 prima serie, protagonista de “Il sorpasso” con Gassman e Trintignant, come uno degli esempi più riusciti di tale carrozzeria.


BERLINA – Per berlina si intende la carrozzeria di un auto a tetto fisso, generalmente dotata di 4 o 5 porte, includendo quella del bagagliaio. È principalmente realizzata nelle configurazioni a due o tre volumi, in cui motore, abitacolo e cofano bagagli sono facilmente distinguibili. Negli anni ’70 sono nate le due volumi e mezzo, in cui il bagagliaio è il prolungamento stilistico dell’abitacolo. Nell’american-english la berlina viene chiamata sedan, limousine in tedesco e berline in francese.


BI-FUEL – Definizione nata in tempi di escalation incontrollata del prezzo del carburante classico (benzina o gasolio). Indica quei motori (e quindi quei modelli) che funzionano prevalentemente con un combustibile su cui le accise governative non si sono ancora sfogate (gpl o metano), ma che hanno un piccolo serbatoio per la benzina quando il primo combustibile si esaurisce. A seconda della capacità di questo secondo serbatoio vengono classificate dal punto di vista normativo come mono o policarburante, con notevoli ripercussioni sul prezzo della tassa di possesso annuale (il bollo).


CABRIOLET – È una carrozzeria a 4 posti, con tettuccio in tela a chiusura manuale o elettrica. La cabriolet non va confusa con lo spyder; la prima è infatti la versione apribile di un esistente modello a 2 o 4 posti; lo spyder ha due soli posti (raramente 2+2) ed è progettato originariamente in quella forma. Le cabriolet risultano assai più care delle corrispondenti berline in quanto l’intera struttura deve essere progettata ex novo per distribuire in modo ottimale i diversi pesi e per far sì  che, in caso di eventuali collisioni, i passeggeri risultino sufficientemente protetti.


CC (Coupé-Cabriolet) – Definizione di nascita recente per indicare il progetto di una vettura, originariamente coupè, ma il cui tetto metallico si ripiega in due (o tre) sezioni, sparendo poi nel vano bagagli, la cui capacità ne viene inevitabilmente ridotta. La terminologia è stata usata inizialmente dalla Peugeot (206 Coupè-Cabriolet) per poi diffondersi a modelli di altre case costruttrici.


CITY CAR – È l’antitesi della limousine per via delle dimensioni (nel nostro caso quasi sempre inferiori ai 4 metri) e degli allestimenti, sempre confortevoli, ma semplificati e dotati di quelle caratteristiche particolarmente utili alla marcia cittadina, come il cambio automatico. I costruttori fanno dei miracoli di design per ricavare 4 porte nella lunghezza citata, ma la soluzione indebolisce la struttura. Le motorizzazioni sono molto curate dal punto di vista dei consumi e delle emissioni di CO2, con cilindrate fra i 1.000  e i 2.000 cc.


CONCEPT – Modello di carrozzeria sperimentale, generalmente esposta a uno dei Saloni dell’Auto per saggiare il gradimento del pubblico verso la vettura nel suo insieme e nei suoi particolari. È proprio la risposta dei potenziali clienti che serve per stabilire la fattibilità industriale della proposta e le modifiche suggerite prima di entrare in produzione.


COUNTRYMAN – Nome di una versione della famiglia Mini con ambizioni da piccola Suv (vedi voce), irrobustita e sollevata da terra. È la prima Mini a 4 porte ed esiste anche in una versione a 4RM; con uno speciale arrangiamento può ospitare fino a 5 occupanti.


COUPÉ – Tipologia di auto a due porte, tetto fisso e volume della parte posteriore inferiore a 934,6 lt. Se tale volume è superiore si parla ufficialmente di berlina a due porte, anche se spesso le case preferiscono utilizzare il primo termine a fini di marketing. La capacità di trasporto è di solito di due persone, anche se sovente viene realizzato in una versione definita 2+2, così indicando la presenza di sedili posteriori di dimensioni ridotte e in grado di ospitare due occupanti, ma con un comfort minore di quelli anteriori.


CROSSOVER – Il boom di preferenze della clientela per i Suv (Special Utility Vehicles) è stato però accompagnato da una pari escalation dei costi d’acquisto e di manutenzione. I costruttori hanno pensato quindi di mettere sul mercato delle vetture dal look simile a quello dei Suv (altezza da terra, ruote super-dimensionate, aspetto macho e robusto), ma semplificate nella meccanica, eliminando la trazione integrale, i mozzi disinseribili, e tutte quelle componenti meccaniche poco usate dal cliente comune, ma costose nell’istallazione e nell’assistenza. Condizione essenziale invece resta la grande capacità di carico.


ENTRY LEVEL – Come indica la traduzione letterale inglese, è la versione d’ingresso di un dato modello, dagli allestimenti semplificati per ragioni di costo e privo degli ultimi ritrovati meccanici o elettronici che contribuiscono al comfort e alla sicurezza delle versioni più complete, ma fanno lievitare i listini.


FASTBACK – Con questo termine ci si riferisce a una vettura con particolare carrozzeria a due volumi, caratterizzata da coda spiovente e rastremata, lunotto molto inclinato e bagagliaio facente parte del volume stesso dell’abitacolo. Questa configurazione è nata nel tentativo di superare il classico schema dei tre volumi, unendo la sportività di un coupè alla praticità di una station wagon. Le prime applicazioni di tale carrozzeria si ebbero negli Stati Uniti dove, a metà degli anni ’40 vennero presentati numerosi modelli che presentavano questa soluzione. L’esplosione avvenne però all’inizio degli anni ’60 con la nuova generazione di Ford Mustang, Chevrolet Camaro e Dodge Charger. In Europa la diffusione fu immediata sulle vetture sportive, più lenta sulle berline; oggi, dopo qualche decennio di successi, il trend si sta affievolendo a favore dei coupè a quattro posti.


HATCHBACK – Gli americani chiamano in questo modo una berlina a due volumi e mezzo, in cui il bagagliaio ha un portellone comprendente il lunotto ed è raggiungibile anche dall’abitacolo. Il modello si propone di soddisfare maggiormente le esigenze della clientela, aggiungendo alle caratteristiche della berlina la maggior capienza e accessibilità del vano bagagli. Le prime hatchback apparvero in Francia alla fine degli anni ’30 e la loro diffusione rimase costante per qualche decennio. Gli anni ’70 videro poi un costante aumento di tale tipologia nelle auto di cilindrata piccolo-media, per diventare predominante nella produzione automobilistica anche asiatica. In sostanza, solo gli Stati Uniti e i mercati commercialmente suoi satelliti preferiscono ancora la configurazione a tre volumi, mentre tutti gli altri si sono convertiti a quella a due e mezzo.


LANDAULET – Configurazione di carrozzeria in voga dagli anni dieci ai trenta, e poi più scarsamente nel dopoguerra. Il corpo della vettura è simile a quello di una limousine, ma la sezione destinata ai passeggeri è coperta da una sezione mobile di tetto in tela, mentre quella dello chauffeur è metallica e rigida.


LIMOUSINE – Particolare tipo di configurazione da sempre utilizzato per modelli di alto prestigio.  Il termine deriva dalla regione francese del Limousin, per via dei lunghi mantelli usati dai pastori locali. La base di partenza sono le berline classiche, ma con il passo allungato e gli interni votati al massimo comfort. Le limousine sono particolarmente diffuse negli Stati Uniti, dove identificano facoltosi uomini d’affari, star dello spettacolo, ma sono nei decenni passati appartenute anche a potenti boss della mafia.


MONOVOLUME – Vettura caratterizzata da elevata spaziosità longitudinale e trasversale. La prima monovolume costruita in grande serie fu la Fiat 600 Multipla del 1956  che offriva 6 posti su 3 file, nonostante la lunghezza di 3,5 mt. Oggi esistono monovolume di tutte le dimensioni, fino a una lunghezza totale di 5 mt. In questi casi la capacità di alloggiare è di 7 occupanti, con la formula di posti 2+3+2, e l’ultima panchetta amovibile per consentire anche il trasporto dei bagagli.


PHAETON – Questo nome indicò, fra le due guerre, una carrozzeria spesso aperta, a 2 o 4 porte, nella quale potevano trovare posto una o due file di posti l’una. Nel secondo caso la fila posteriore era più distanziata dell’anteriore per lasciare maggior spazio a disposizione dei passeggeri della seconda fila. Nei primi anni ’10, a seguito della diffusione della carrozzeria Torpedo, si creò una certa confusione fra i due tipi; col tempo, comunque, la maggior diffusione rimase alla definizione di Phaeton. Qualche anno fa, la Volkswagen fece rinascere questa definizione collegandola alla sua super-berlina da capi di stato o vip; il modello a ogni modo ebbe scarsissimo successo.


ROADSTER – Sul mercato automobilistico, la Roadster si distingue dalle similari Spyder o Barchette per essere un modello a due posti secchi, priva di vetri discendenti laterali (eventualmente la protezione laterale era costituita da una lastra di plastica sagomata). La copertura dalle intemperie era affidata a un tettuccio di tela ripiegabile. Sul mercato europeo varie vetture vennero in seguito denominate “roadster” come operazione di marketing, volte a evocare le sensazioni che davano le vetture scoperte dei decenni precedenti, periodo di maggior fulgore di questa soluzione. Vetture roadster originali furono realizzate dai tempi della Ford T fino alla Cadillac V16, cioè prodotte negli anni precedenti la 2° Guerra Mondiale. Successivamente il testimone passò a una famosa dinastia di auto inglesi quali M.G., Jaguar, Triumph ecc. Agli inizi degli anni ’60  la famiglia perse popolarità in favore delle più aggraziate – e molto meglio protette dalle intemperie – Giulietta Spyder, che così iniziarono la dinastia degli spyder all’italiana. Come curiosità, negli anni ’30 e ’40 vennero prodotte delle roadster con una panchetta nella coda apribile nella quale erano ricavati due posti di fortuna. Questa sistemazione fu comunemente conosciuta come “il posto della suocera”.


SHOOTING BRAKE – Versione di carrozzeria sportiva, con due porte laterali e un portellone posteriore quasi verticale che dà accesso ai bagagli. La linea sportiva prevede comunque anche una ampia volumetria nella coda. Il nome di Shooting Brake sostituisce spesso quello di Fastback  perché, nell’opinione delle aziende costruttrici, dà più il senso di “inedito” o “creativo” che si cerca sempre di collegare a un nuovo modello.


SPYDER – In inglese significa “ragno” ed era utilizzato per un tipo di carrozzeria trainata da cavalli, scoperta e con due posti, di costruzione semplice e leggera. Il nome deriva dal fatto che la piccola carrozzeria restava sospesa tra quattro grandi ruote a raggi, ricordando la figura del ragno. L’accezione automobilistica del termine viene talora confusa con il termine “cabriolet”. Quest’ultima, di norma, è la versione aperta di una berlina a quattro posti, mentre lo spyder ne ha soltanto due, con una derivazione nettamente sportiva. Per definire lo stesso tipo di automobile gli inglesi adoperano il termine “roadster”. Gli spyder, solitamente destinati a una produzione di piccola serie, venivano spesso costruiti negli ”atelier” dei più noti carrozzieri, che acquistavano gli autotelai dalle grandi case per costruire poi piccole serie di vetture col loro marchio.


SPORT TOURER-SPORTWAGON – Nome con cui alcune aziende costruttrici (Opel, Renault, Alfa Romeo, ecc) identificano le versioni station-wagon (vedi alla voce) di alcuni loro modelli medi per sottolinearne le doti di stradiste e nello stesso tempo solleticare il nascosto desiderio di sportività dei loro clienti “familiari”.


STATION WAGON – La Station wagon (chiamata anche giardinetta in italiano o break in francese) è un tipo di carrozzeria generalmente derivato da un corrispondente modello di berlina, di cui riprende le parti anteriori e centrali, mentre quella posteriore è aumentata di volume, in modo da creare maggior spazio a disposizione di bagagli o merci. In Italia la ”familiare” nacque nel secondo dopoguerra,  quando nella carrozzeria torinese Viotti venne dato corpo alla cosiddetta “carrozzeria funzionale” ideata da Mario Revelli su telaio Fiat 1.100.


SUV-SPECIAL UTILITY VEHICLES – Dal punto di vista carrozzeria un Suv può essere assimilato a un vero off-the-road, dal quale però differisce per alcune specificità nella meccanica, resa più semplice. Nella sua accezione più rigorosa, un Suv non dispone di marce ridotte, di blocco ai mozzi, né di un telaio vero e proprio, che nasce separato dalla carrozzeria. Lo spazio interno destinato a passeggeri e bagagli rimane ampio e fissato al telaio, a una considerevole altezza da terra. Visto il successo della formula, le case si sono affrettate a sviluppare modelli di Suv dalle dimensioni più varie, che vanno dai 3,65 cm del Suzuky Jimmy ai 5,09 cm dell’Audi Q7, vero incrociatore terrestre.TARGA – Nome con cui alcune case (principalmente Porsche, ma anche Fiat e Rover) hanno voluto dare la possibilità di convertirsi in spyder ai loro coupé rendendo amovibile la sezione centrale del tetto; sulla vettura, una volta smontata questa sezione, restava un elemento con preziosa funzione di roll-bar.  TORPEDO – La configurazione della carrozzeria “torpedo” è di tipo scoperto e profilatura filante; essa continua dalla calandra fino al posteriore della vettura. La nascita della prima torpedo viene fatta risalire al 1906, quando fu presentato al Salone di Parigi un modello della Carrozzeria Rothschild. La storia dell’auto annovera numerosissime torpedo tra cui spicca, per l’enorme successo commerciale, la Ford T. La Torpedo, oltre a essere di gran moda, risultava economica da costruire, visto che le fiancate continue in lamiera coprivano gli interni, evitando la creazione di finiture particolarmente elaborate e costose. Durante la metà degli anni ’30 vi fu un rapido declino delle vetture aperte: alla Torpedo venivano preferite le berline, e così il termine cadde in disuso.VARIANT – Nome specifico utilizzato dalla VW per identificare (al momento) due modelli, Passat e Golf in versione station wagon.

torna all'archivio