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27/06/2012
A DIFESA DELL'AUTOMOTIVE

INTERVISTA AL NEOPRESIDENTE DELL'ACI ANGELO STICCHI DAMIANI
Aci affronta la sua battaglia a difesa del settore automotive, duramente colpito dal punto di vista fiscale. Solo per dare un’idea: fra il 1990 e il 2010, la spesa degli italiani per l’acquisto di carburanti è cresciuta del 96,3% e la spesa per l’assicurazione RcAuto è aumentata del 149,1%

Paolo Castiglia

I NUMERI PARLANO CHIARO: fra il 1990 e il 2010, la spesa degli italiani per l’acquisto di carburanti è cresciuta del 96,3%; la spesa per l’assicurazione RcAuto è aumentata, nello stesso periodo del 149,1%, rispetto a un andamento dei prezzi al consumo in crescita del 72%. Ma negli ultimi due anni le cose sono notevolmente peggiorate: considerando infatti anche il superbollo, l’Ipt e l’Iva, la maggiore spesa fiscale per gli automobilisti nel 2011 è stata di 1,2 miliardi e sarà di 2,4 miliardi nel 2012. 

Sono cifre che fanno capire perché l’Aci ha deciso di scendere in campo e di rivendicare il suo ruolo storico di difesa degli automobilisti. Partiamo da questi dati per l’intervista al neopresidente dell’Automobile Club Italia, Angelo Sticchi Damiani. 

 

Presidente, lei sta dando nuova visibilità all’Aci anche attraverso una forte battaglia a difesa del settore automotive, duramente colpito dal punto di vista fiscale. Come intende agire in questo campo?

Noi siamo l’Aci, quindi niente blocchi stradali, polemiche o qualunquismo: vogliamo portare soluzioni concrete. Non va dimenticato, infatti, che oggi, a causa di quella pressione economica e fiscale a cui accennava lei, si stima che entro l’anno in Italia perderanno il posto di lavoro 10mila dipendenti nel settore auto, quattro volte gli operai che hanno perso tutto nella vicenda di Termini Imerese.

 

Avete fatto anche analisi finanziarie del fenomeno?

Certamente, e abbiamo scoperto che questa crisi dell’auto porterà, ad esempio, alla perdita secca – per lo Stato – di 8,3 miliardi di mancato gettito di Iva. D’altra parte il crollo del mercato automobilistico italiano non è una mera questione che riguarda le case automobilistiche: avere appena assistito a un primo trimestre che ha fatto segnare vendite in calo record è una tragedia per tutti noi. Anche perché questo dato così negativo arriva dopo diversi tentativi di correggere il tiro, dopo una stressante politica delle cosiddette “Chilometri Zero” – ovvero auto acquistate direttamente da filiali e concessionarie – e dopo sconti e promozioni di grande portata.

 

Le prospettive poi non sembrano rosee…

Per niente: il 2012 si dovrebbe chiudere con un numero di auto vendute di circa 1.500.000 unità. Ovvero mezzo milione di auto in meno l’anno rispetto alla media degli ultimi 4 anni. Chiaro che il sistema auto così non può reggere. E per sistema auto intendo un settore che, considerando l’indotto, dà lavoro a 1.200.000 persone, pesa l’11,4% del Pil e contribuisce al gettito fiscale nazionale nella misura del 16,6%. Solo il settore della distribuzione dà lavoro a 165.000 persone e rappresenta il 6% del Prodotto interno lordo.

 

Quindi bisogna aggiustare il tiro e non gravare troppo sul settore automobilistico?

Occorre capire bene che colpire l’auto, tassare l’auto, non stressa solo gli automobilisti ma l’intero sistema paese. Ecco perché, oggi, vogliamo portare all’attenzione del Governo delle raccomandazioni e un progetto di legge in grado di alleviare questa pressione sugli automobilisti, e quindi su tutti noi, per quel che riguarda il costo dell’assicurazione. Siamo perfettamente consapevoli che proporre e approvare le leggi è compito del Governo e del Parlamento. Il nostro è un suggerimento che ci permettiamo di rivolgere, forti dell’esperienza che l’Aci ha accumulato in oltre un secolo di vita, dedicato anche e soprattutto alla difesa degli automobilisti.

 

Cosa suggerite esattamente sul fronte delle assicurazioni?

Crediamo che oggi sia particolarmente urgente contemperare il diritto dei danneggiati ad avere un equo risarcimento con il diritto degli assicurati ad avere un costo sostenibile per l’RcAuto. Siamo in una situazione paradossale nella quale la maggioranza degli automobilisti onesti viene danneggiata dal comportamento truffaldino di una minoranza agguerrita e protetta. Diverse norme oggi in vigore sui risarcimenti vanno inoltre modificate per adeguare la situazione italiana agli standard europei. Bisogna spezzare la spirale di aumento dei costi che finora si è sempre tradotta in aumento delle tariffe assicurative. Bisogna riportare le tariffe RcAuto italiane al livello di quelle di Francia, Spagna e Germania.

 

Tornando ai costi del carburante, avete programmato una manifestazione particolarmente dirompente, un vero e proprio sciopero del rifornimento.

L’ Aci vuole far sentire la sua voce. Lo abbiamo già fatto incontrando il Governo e la manifestazione del 6 giugno ha il senso di dare un preciso segnale a livello nazionale: prima giornata di sciopero della benzina, una forma di mobilitazione degli automobilisti che non fanno rifornimento ai distributori. Ci sentiamo sotto assedio e tartassati, dobbiamo dare segnali. L’ Aci lo fa secondo il suo stile, in modo garbato per dire no ai rincari. Difendiamo il comparto automobilistico che sta andando in crisi. 

 

Cosa si aspetta quindi dal Governo?

Che cambi politica: per salvare l’immagine dell’Italia all’estero, sta facendo una politica molto pericolosa. Mai si era verificato un aumento così vertiginoso della benzina, 20% in un anno, che sta provocando danni all’intero settore. È in corso una grave crisi delle macchine di grossa cilindrata, del mercato automobilistico a marchio Italia che stiamo svendendo all’estero e il rischio al quale stiamo andando incontro è proprio la crisi dell’industria. La penalizzazione dei modelli di lusso influisce negativamente anche su quelle aziende, come Ferrari, Maserati e Lamborghini, che sono il vanto della nostra industria nel mondo e testimoniano la grandezza dell’Italia.

L’intero settore automobilistico sta soffrendo troppo. I dati sono allarmanti: circa 1 milione di vetture immatricolate nell’ultimo anno a fronte di oltre 2 milioni del periodo precedente. Anche gli autodromi si stanno svuotando. Un intero settore trainante dell’economia corre il rischio di essere distrutto insieme ai posti di lavoro.

 

L’ Aci si è sempre distinto per le sue azioni a favore della sicurezza stradale. Nel corso del suo mandato lei intende proseguire su questo cammino?

La sicurezza resta una priorità nelle azioni dell’Automobile Club d’Italia, partner del programma internazionale di crash-test Euro Ncap, ma sono numerosi gli altri temi di sicurezza su cui il Club, che rappresenta gli interessi di oltre 1 milione di automobilisti italiani, continua a impegnarsi.

 

• Chi è il nuovo presidente dell’ Aci

Leccese, 66 anni, coniugato con due figli, è ingegnere civile progettista di strade. 

In campo sportivo, Sticchi Damiani, pilota rally negli anni ‘70, è nella Commissione Sportiva Automobilistica Italiana dal 1975. Dall’84 al 2000 è direttore di gara Internazionale. Dal 1973 è organizzatore del Rally del Salento, classica del Campionato Italiano Rally, valevole per la Coppa Europa Fia Rallies a coefficiente 10. Dal 1993 è vicepresidente della Csai all’interno della quale ha anche ricoperto l’incarico di presidente della sottocommissione “Rallies” e di quella “Circuiti e Sicurezza”. Dal 1990 è presidente dell’Automobile Club Lecce. Nel 1994 diventa anche membro del Comitato Esecutivo dell’Automobile Club d’Italia. È presidente della Società Aci Consult Spa. Appassionato di auto storiche, ha partecipato a tre edizioni della “Mille Miglia Storica” (1997-1999) e possiede una collezione di vetture d’epoca. È stato presidente del Comitato Organizzatore del “Rally d’Italia Sardegna”, valevole per il Campionato Mondiale Fia Rallies. Dal 1998, è componente della Commissione Circuiti in seno alla Fia – Federazione Internazionale dell’Automobile. Nel 2009 è stato eletto presidente della Csai, la Commissione Sportiva Automobilistica dell’Automobile Club d’Italia. Nominato vicepresidente dell’Aci nel 2011, è ora stato eletto alla massima carica dell’Ente.

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