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Articoli - Archivio

19/12/2017
"VENTI" DI NOVITÀ

Ruote aftermarket

 

Il decreto 20/2013 ha cambiato il mercato dei cerchi in lega: minore burocrazia per il montaggio e omologazioni più severe. Ci racconta l’evoluzione Corrado Bergagna di Alcar, importante società del settore. Che ci dice pure che il cerchio in acciaio non è morto, anzi...

 

Massimo Condolo

Sempre più auto escono dalla catena di montaggio con cerchi in lega, mentre la personalizzazione della vettura ha sempre meno adepti. E poi c’è il decreto ministeriale 20/2013, che ha sancito l’obbligatorietà dell’omologazione delle ruote di ricambio per autovetture e fuoristrada che vengono vendute in Italia. Tutto questo ha cambiato sensibilmente il mercato delle ruote aftermarket. Pneurama ne ha parlato con Corrado Bergagna, ad di Alcar Italia, filiale di uno dei principali produttori di ruote europei.

 

Innanzitutto ci può descrivere il mercato della ruota aftermarket in Italia?

In termini numerici è stabile. Il decreto 20 ha portato una diminuzione dei player, eliminando (anche se non del tutto) chi vendeva prodotti non omologati, e contemporaneamente il dazio europeo antidumping sulle ruote cinesi ha riequilibrato le regole. È quindi più facile organizzare e prevedere i flussi di mercato. Quanto al tipo di clientela, l’Italia è molto diversa da altri Paesi, soprattutto quelli del Nord Europa, dove è il tuning a guidare la scelta del cerchio. Innanzitutto da noi i tuner sono molti meno; poi hanno gusti più sobri, che tendono a migliorare il look originale della vettura (light tuning, per esempio con il montaggio di ruote più grandi) senza stravolgerlo. È un’esigenza sentita da altri mercati, tanto che oggi entrambi i nostri brand premium, AEZ e Dotz, seguono questa filosofia di prodotto. Che torna utile con il cliente italiano, che spesso acquista ruote aftermarket per avere un secondo treno su cui montare per esempio le gomme invernali e vuole quindi un look simile all’originale. La situazione è comune tra le vetture stradali, ma anche il mercato dei Suv ne risente molto. Spesso i guidatori di queste vetture scelgono per il treno invernale ruote di dimensioni più piccole, che hanno un’impronta a terra più stretta e quindi una maggiore pressione al suolo.

 

Il decreto 20 ha quindi migliorato la situazione, dal lato del costruttore...

Sì, perché sta lasciando sul mercato gli operatori più seri. Ma anche dal punto di vista del cliente le cose sono migliorate sul fronte della sicurezza e della libertà di scelta. Da una parte l’omologazione obbligatoria (ECE, secondo il regolamento europeo UN/ECE 124, che garantisce la perfetta rispondenza delle dimensioni a quelle previste in primo impianto), o NAD secondo il Decreto italiano DM 20/2013, garantisce standard minimi di qualità, dall’altra l’omologazione NAD apre al light tuning dando la possibilità di personalizzare l’auto con ruote e pneumatici diversi da quelli riportati sulla carta di circolazione. Se la ruota che si vuole montare (purché rientri nel campo d’impiego per cui è stata omologata) prevede misure di pneumatici già indicate a libretto non occorre aggiornare la carta di circolazione, ma è sufficiente tenere a bordo del veicolo la dichiarazione dell’installatore sul corretto montaggio e il certificato di conformità. Invece l’installazione di ruote che prevedono misure di pneumatici diverse da quelle originarie comporta l’obbligo di aggiornare la carta di circolazione. Noi abbiamo cercato di agevolare queste scelte mettendo on line sul sito alcar.it un configuratore, consultabile attraverso la classica descrizione costruttore/modello/motorizzazione o persino attraverso il numero di targa. Il database utilizzato per queste funzioni è completo, copre tutta l’offerta Alcar omologata. Il configuratore tiene conto anche della compatibilità dei cerchi con i sensori del sistema TPMS per il tipo di veicolo selezionato. I nostri rivenditori forniscono poi al cliente altre indicazioni utili, come la necessità di un controllo dello stato di manutenzione e usura della bulloneria, che è un importantissimo elemento di sicurezza spesso sottovalutato.

 

In molti campi le omologazioni sono una giungla in cui non è facile districarsi. Accade così anche con i cerchi? Come può il cliente essere certo di acquistare un prodotto sicuro?

Nel nostro settore la situazione è chiara e lineare. Ogni cerchio ha un’omologazione, e per questa servono un ente certificatore e uno omologatore. In alcuni Paesi come la Germania questi possono essere separati: le certificazioni possono arrivare da un ente privato quale Dekra o Tüv, mentre l’omologazione è del ministero dei Trasporti (KBA). Da noi tutto è sotto l’ombrello del ministero delle Infrastrutture e Trasporti (Mit): sia l’ente certificatore, che è il CPA dell’ex Motorizzazione, sia l’omologatore che è il ministero stesso. Il documento del KBA, in quanto emesso da un ministero dell’Unione Europea, è valido in tutti i Paesi UE per tutte le parti che sono sovrapponibili alla normativa nazionale: non è quindi necessario eseguire nuovamente i test che sono già stati acquisiti dal KBA, ma soltanto integrare con quelli presenti nella normativa nazionale. Per questo quando dobbiamo introdurre sul mercato italiano una ruota prodotta e omologata nell’Unione Europea andiamo al CPA con il documento del Paese d’origine per attivare l’iter di omologazione Nad. L’omologazione Nad è necessaria quando la ruota è speciale, cioè ha dimensioni differenti dal primo impianto: le ruote speciali sono infatti normate da leggi nazionali e non da quelle europee. La ruota deve riportare i riferimenti di omologazione in maniera indelebile: impresso con la fusione del cerchio, con marcatura laser o con etichetta che non si stacca né si deteriora.

 

I test cui sono sottoposti i cerchi sono piuttosto complessi: ce li può descrivere?

Certo. Conduciamo test di laboratorio e prove su strada, secondo le procedure indicate dall’omologatore. In laboratorio eseguiamo cicli accelerati che sostituiscono le prove su strada, perfettamente ripetibili e molto più rapidi nell’esecuzione rispetto a cicli di impiego reale. Vanno dalla flessione rotante (spinte sul centro della ruota mentre questa è in rotazione), al drum test cui è sottoposto il cerchio completo di pneumatico e ancora all’esposizione a nebbie saline, che accelera l’aggressione degli agenti atmosferici sui metalli e sulle verniciature e un test che simula un urto (impact test) Le prove su strada, richieste per l’omologazione Nad, possono riguardare tra le altre la prova dell’alce, la frenata con intervento dell’ABS e il controllo del serraggio dopo il surriscaldamento dei freni.

 

L’aftermarket non è fatto soltanto di ruote in lega leggera ma anche di cerchi in acciaio. Qual è l’utente tipico di questo prodotto?

Normalmente chi guida una citycar o una vettura di fascia media, in particolare per equipaggiare un secondo treno di pneumatici invernale. Nel nostro catalogo ci sono anche ruote in acciaio di design, come la nostra Hybridrad, studiate per esigenze particolari. Vorrei anche rilevare come la ruota in acciaio sia un prodotto molto particolare, che pur avendo un prezzo inferiore a quella in lega leggera è molto più complesso da produrre: non è una fusione unica ma l’assemblaggio per saldatura di due componenti stampati, la flangia e il canale. Serve una tecnologia complessa che abbiamo in pochi, e oggi che con gli acciai altoresitenziali il peso si è avvicinato molto a quello delle ruote in lega d’alluminio.

 

Infine, come avviene la distribuzione in Italia?

Il rapporto con Alcar Italia è diretto: il rivenditore ci ordina i cerchi attraverso il nostro portale B2B o altri contatti più tradizionali (e-mail, fax, telefono...) e viene servito dal nostro magazzino in Brianza con la logistica veloce. Se l’articolo non è disponibile nel magazzino, parte dal nostro centro tedesco, altamente automatizzato, e anche in questo caso grazie all’affinamento della catena logistica, normalmente in 48 ore raggiunge il rivenditore.

 

 

UN COLOSSO DELLE RUOTE

Alcar Italia è la filiale italiana della multinazionale Alcar, specializzata nella produzione di ruote aftermarket per auto, con sede a Hirtenberg, in Austria (30 km da Vienna) e presente con 30 società in 16 Paesi europei. Fattura circa 300 milioni di euro l’anno, impiega 800 persone e ha un catalogo che comprende i marchi AEZ (premium destinato a chi cerca una ruota dal look che non stravolge quello originale dell’auto), Dotz (premium con caratterizzazione sportiva, con un occhio alle forme più eleganti del tuning e una linea, Dotz Survival, dedicata a Suv e fuoristrada) e Dezent (studiato soprattutto per vetture di classe media, anche qui con un occhio alle forme del cerchio originale). Le ruote in lega sono principalmente costruite nello stabilimento di Neuenrade, in Germania, vicino al quale si trova anche il nuovo magazzino completamente automatizzato. I cerchi in acciaio sono invece prodotti a Manno, nel Canton Ticino.

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