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03/05/2021
Riportare il ruolo della logistica al centro del dibattito politico

Autotrasporto

 

Il settore apre il confronto col nuovo Governo per individuare le soluzioni più urgenti di carattere normativo e amministrativo

Paolo Castiglia

L’autotrasporto chiede di aprire un tavolo di confronto con il nuovo Governo, che possa individuare le soluzioni più urgenti di carattere normativo e amministrativo “che avrebbero ricadute positive enormi per le imprese del comparto perché permetterebbero un recupero di dignità e redditività”. Lo fa rivolto ai viceministri delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibile, Teresa Bellanova e Renato Morelli, e al sottosegretario Giancarlo Cancelleri, che sosterranno, in questa fine legislatura, il lavoro del ministro Enrico Giovannini.

Attraverso una lettera a firma del presidente Amedeo Genedani, l’Unatras ha, infatti, chiesto un incontro al ministro dei Trasporti per discutere delle questioni più urgenti per l’autotrasporto e per definire “le soluzioni da attuare per il futuro del settore, utili ad incentivarne la competitività quale vettore della crescita economica del Paese”. “Transizione ecologica, sostenibilità ambientale e rinnovo del parco veicolare costituiscono un percorso già intrapreso dal settore che rappresentiamo” si legge nella nota Unatras, ma “l’autotrasporto, opportunamente messo nelle condizioni di operare, ha già avviato una graduale e costante trasformazione e sostituzione dei mezzi, che però necessita di continuità nella pianificazione pluriennale condivisa con i soggetti di rappresentanza che possono contribuire a realizzarla compiutamente”. Come noto, il comparto “occupa un ruolo fondamentale per la crescita del Paese” ma, ciò nonostante, “le imprese di autotrasporto italiane subiscono gravi danni dall’abusivismo e della concorrenza sleale su costi e condizioni di lavoro da parte degli operatori con targhe estere, così come da uno squilibrato rapporto contrattuale con la committenza e l’annosa problematica del ritardo dei tempi di pagamento dei servizi svolti. Così come sono gravate da una serie di problematiche ed oneri che, se non troveranno soluzione in tempi rapidi, finiranno con l’acuire il gap di competitività compromettendone definitivamente la tenuta”.

Insomma l’autotrasporto vuole arrivare ad “un recupero di dignità e redditività” per il settore “a partire da quelle azioni atte a garantire l’operatività delle imprese in questa drammatica fase pandemica, in cui oltre alle condizioni di ristoro economico bisogna pretendere, come già ribadito alla commissaria A. Valean, il mantenimento delle misure comuni europee attraverso le Green Lanes ed il contrasto alle misure unilaterali di Paesi membri dell’Ue che ostacolano la libera circolazione di merci e persone”. L’obiettivo è anche quello di “riportare al centro del dibattito politico l’importanza della logistica” secondo il presidente di Conftrasporto, Paolo Uggè, visto che “il settore ha consentito all’Italia di non fermarsi mai durante le limitazioni e il lockdown, garantendo sempre gli scaffali dei supermercati e delle farmacie pieni”. “Ora abbiamo bisogno che il Governo ci ascolti, perché gli sforzi enormi degli operatori rischiano di essere vanificati per una concorrenza sleale a opera degli operatori di paesi UE che arrivano nelle nostre città senza controllo e sicurezza – ha affermato ancora Uggè – e siamo pronti a effettuare investimenti per garantire un futuro più sostenibile, ma senza un coordinamento con gli operatori del settore si rischia che questi obiettivi rimangano solo sulla carta”.

L’autotrasporto chiede anche al presidente del consiglio, Mario Draghi, di porre rimedio alla questione del “perdurare delle gravi difficoltà che ormai da giorni ostacolano l’attraversamento dell’asse del Brennero”, chiedendo un intervento diretto del governo. La questione, precisa il presidente di Unatras, Amedeo Genedani, affiancato in pieno anche da Anita, l’associazione di categoria che aderisce a Confindustria, non riguarda solo il trasporto, bensì l’intera economia nazionale perché “il disagio continuo e sfibrante che le nostre imprese si trovano a vivere nuoce irrimediabilmente all’intero sistema produttivo nazionale, mette a repentaglio l’approvvigionamento di beni essenziali e rischia di pregiudicare la possibilità di una ripresa economica rapida ed energica, se non vengono prese contromisure adeguate”. E aggiunge che “l’impenetrabilità dell’arco alpino è un grande nodo gordiano, o piuttosto un capestro, che soffoca l’export italiano e mina l’integrazione politica ed economica tra gli Stati membri dell’Unione Europea”. Anita e Unatras invocano, insomma, la riapertura dei cosiddetti Corridoi Verdi: “Nel comprendere e condividere la necessità di garantire la sicurezza sanitaria, le associazioni evidenziano il ruolo fondamentale degli autotrasportatori anche in questa fase cruciale dell’emergenza, che li vede impegnati in prima linea nel garantire l’arrivo a destinazione delle merci, a cominciare da quelle di prima necessità, farmaci compresi”. I controlli ai confini, che riguardano migliaia di mezzi in transito, fin da quando la Germania ha reso obbligatori il tampone per consentire la prosecuzione dei viaggi in caso di esito negativo - al momento di andare in stampa - continuano infatti a creare rallentamenti e ritardi.

Iru: cala il traffico pesante, ma scarseggiano sempre gli autisti

Le imprese di autotrasporto ritengono che nel 2021 aumenterà la carenza di autisti, a causa della ripresa delle economie e del conseguente aumento della domanda di autotrasporto. Gli imprenditori europei si aspettano un valore del 17% e fuori dal Continente l’Iru segnala il 18% in Messico, il 20% in Turchia, il 24% in Russia e il 30% in Uzbekistan. Ogni anno l’Iru (International Road Transport Union) svolge un’indagine tra ottocento aziende di autotrasporto di oltre venti Paesi del mondo per stimare il grado di carenza di autisti di veicoli industriali. A marzo 2021 ha presentato i dati relativi al 2020, un anno particolare perché la pandemia di Covid-19 ha ridotto i volumi di trasporti su strada in quasi tutti i Paesi. Ciò ha ridotto la gravità del problema. In Europa, la percentuale dei posti di autista di veicoli industriali è diminuita dal precedente 24% al 7%. Ma il problema resta, e non solo in Europa. Si percepisce perfino in Cina, dove i posti liberi in cabina sono il 4%. La causa principale, in tutte le regioni, è la mancanza di autisti già formati (così ha risposto il 38% degli intervistati), seguita dalle condizioni di lavoro difficili e le difficoltà ad attirare donne e giovani. Riguardo alle donne emergono risultati contrastanti. L’Iru stima che solo il due percento degli autisti di veicoli industriali sono donne, a livello globale e in molti Paesi tale percentuale sta diminuendo. Cala quasi in tutto il mondo la percentuale di autisti sotto i venticinque anni: il 5% in Europa e Russia, il 6% in Messico e il 7% in Turchia. L’età media a livello globale si sta avvicinando ai cinquant’anni e sta aumentando ogni anno. L’Iru sottolinea il paradosso che in molti Paesi il tasso di disoccupazione giovanile supera il trenta per cento. Quindi attrarre giovani al volante dovrebbe essere semplice. “Tuttavia, l’età minima per i conducenti professionisti è di 21 anni o più in molti luoghi, creando un grande divario tra il lasciare la scuola e prendere il volante. I governi dovrebbero fissare l’età minima per gli autisti formati a 18 anni, con la formazione a partire da 17, al fine di sbloccare il pieno potenziale della professione come motore di lavoro globale”.

 

 

 

L’Agenzia Trasporti e il contributo dal 2019 dall’autotrasporto

Dopo che il Decreto Genova ha stabilito che tutti i beneficiari delle infrastrutture regolate dall’Autorità Regolazione Trasporti devono versare il contributo annuale, decisione confermata dal Consiglio di Stato, il primo marzo l’Autorità ha comunicato che dal 2019 devono pagare “gli operatori economici operanti nel settore dei servizi di trasporto merci su strada connessi con autostrade, porti, scali ferroviari merci, aeroporti, interporti”. L’Autorità precisa che il versamento è dovuto solo per gli operatori che usano veicoli con massa complessiva superiore a 26 tonnellate, o trattori con massa rimorchiabile superiore, e un fatturato prodotto con tali veicoli superiore a tre milioni di euro. Per stabilire il contributo all’Art bisogna calcolare lo 0,6 per mille per ogni anno dal 2019 al 2021. Inoltre “il fatturato da prendere in considerazione per il calcolo del contributo è solo quello riconducibile ai mezzi con la capacità sopra individuata, superiore a 26mila chilogrammi, impiegati esclusivamente nei servizi di trasporto”. Dal totale dei ricavi vanno inoltre esclusi quelli ottenuti da attività svolte all’estero. Insomma, appare piuttosto complicato anche solo definire la base per calcolare il contributo. A ciò bisogna aggiungere che il fatturato rilevante è solo quello superiore a tre milioni di euro l’anno, “pertanto il contributo da parte delle aziende dell’autotrasporto, è dovuto solo se il suo importo risulti superiore a 1.800 euro per ciascuna annualità”.

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